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SdS CQ (College Quarterly) Quarto Trimestre 2018 – 04

Lezione 4

20 – 26 ottobre 2018

La chiave per l’unità

«Facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra»

(Efesini 1:9-10)

Sabato

INTRODUZIONE

Forse High School Musical aveva ragione

di Stephanie French, Edmonton, Alberta, Canada

Marco 12:31; Efesini 4:2–4

Il versetto biblico più comune che ci chiama ad amare si trova in Marco, al capitolo 12, versetto 31, dove Cristo dice «Ama il tuo prossimo come te stesso». Un’affermazione che contraddice il sentire comune oggi, poiché solitamente ci troviamo in situazioni in cui il nostro amore deve essere meritato. Questa, tuttavia, non è un’idea biblica; nella Parola di Dio, infatti, vediamo che siamo chiamati ad amare tutti e trattarli con la stessa pazienza e amore che Dio mostra a noi. Spesso trovo questo compito di amare facile finché qualcuno non è disonesto con me o ferisce i miei sentimenti, e sono certa che molti possano dire la stessa cosa. Amare gli altri è facile quando le cose vanno bene, ma nel momento in cui qualcosa va male tendiamo a fuggire dal compito che Dio ci ha chiamati a mettere in pratica. Preferiamo sederci soli con il nostro orgoglio, rabbia e frustrazione piuttosto che essere amorevoli e riparare le nostre relazioni. Per mia sorpresa questo mi ha ricordato un film per ragazzi di cui una volta dissi che non avrei mai parlato, ma eccoci qui!

Recentemente mi sono ricordata di un film chiamato «High School Musical». Prima di smettere di leggere, ascoltami un attimo. Quando ero adolescente questo film mi infastidiva parecchio, ma ripensandoci fui sorpresa nel trovare un messaggio forte. Nel film, personaggi che prima non andavano d’accordo riconciliano le loro differenze rendendosi conto che «We’re All In This Together [siamo tutti nella stessa barca]». Mentre mi abbandonavo ai ricordi delle mie sorelle che cantavano questa canzone giorno e notte, pensai tra me e me che forse Cristo vuole che ci rendiamo conto della stessa cosa.

Efesini 4:2-3 dice di comportarci «con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore…» Dio ci ha creati per far tutti parte della sua famiglia eterna, «un corpo solo e un solo Spirito» (Efesini 4:4), e sa che non saremo mai veramente uniti se non mettiamo in pratica l’essere umili, mansueti, pazienti e soprattutto amorevoli. Dobbiamo sforzarci costantemente di mantenerci uniti in pace. A volte tutti ci sentiamo feriti, arrabbiati, in imbarazzo e traditi. Sederci da soli con il nostro dolore serve solo a permettere ai semi del dubbio di Satana di crescere. Aggrappandoci a Cristo e gli uni agli altri ci adoperiamo per mantenerci uniti ed è così che possiamo resistere contro ogni aspettativa. Studiando la lezione di questa settimana, spero che tu possa arrivare alla consapevolezza che non puoi farcela da solo e che non sei stato chiamato a farlo. Spero che tu possa rafforzare il tuo legame con Cristo e con gli altri esseri umani; e che tu possa fare tutto ciò con uno spirito umile e mansueto, e con un cuore paziente e amorevole.

Domenica

EVIDENZA

Uno

di Patrice Yorke, Edmonton, Alberta, Canada

Efesini 1:9, 10

Efeso era la capitale della provincia romana dell’Asia (quella che oggi è la Turchia). Ospitava il tempio della dea della fertilità, Diana, quindi era la capitale dell’adorazione pagana della provincia. Paolo scrisse Efesini alle chiese di Efeso mentre era agli arresti domiciliari a Roma. Anche se Paolo era imprigionato, i Romani non potevano silenziare la diffusione del vangelo che predicava. Questa lettera fu mandata alle chiese per incoraggiarle nella loro fede e per evidenziare la verità che tutti i credenti sono uniti in Cristo.

Cristo è il messaggio centrale di Efesini. «In lui abbiamo la redenzione» (1:7) è la verità centrale che lega noi credenti di oggi a quelli di ogni epoca. Nella cultura antica, si poteva «riscattare» una persona che era venduta come schiava. Cristo ci ha riscattato dalla schiavitù del peccato quando è morto sulla croce. Paolo rivela «il mistero della sua volontà» (1:9, 3:3) come il fatto che «gli stranieri sono eredi con noi… partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù». Uno studio del greco mostra che «eredi come noi» (sunkleronomos) significa «coeredi», che vuol dire avere una fetta uguale dell’eredità.

Anche se l’Antico Testamento aveva predetto che la grazia di Dio sarebbe venuta a «tutte le famiglie della terra» in Genesi 12:3, il fatto che i Gentili avessero l’uguaglianza con gli Ebrei era un segreto che non era mai stato rivelato prima. Noi Gentili rientriamo in «tutte le famiglie della terra» e in Cristo possiamo partecipare all’eredità che è stata acquistata con il suo sangue. Siamo chiamati a essere «ricolmi di Spirito» (Efesini 5:18) perché come un ubriaco è controllato dal vino, chi è colmo di Spirito è controllato dallo Spirito.

È lo Spirito in noi che ci unisce a Cristo. Una chiesa di credenti ricolmi di Spirito avrà mogli che scelgono di sottomettersi ai loro mariti nel modo in cui si sottomettono a Cristo; mariti che daranno la vita per le loro mogli; figli che ubbidiscono ai loro genitori; dipendenti che onorano i loro datori di lavoro perché tutto ciò che fanno, scelgono di farlo per Dio. Puoi immaginarlo? Sarebbe una testimonianza straordinaria per il mondo!

Cristo ci ha coperti con il suo sangue, e così siamo diventati coeredi della sua eredità del regno eterno. Siamo pronti a partecipare? L’equazione è semplice: noi più Cristo uguale uno, un corpo, una speranza eterna!

Rispondi

  1. Discuti l’idea di essere «riscattati» dalla schiavitù del peccato. Quest’idea come influisce su di te oggi nella tua vita quotidiana?
  2. Pensi che le nostre chiese sarebbero diverse se fossero piene di credenti ricolmi di Spirito?

Lunedì

LOGOS

La forza dell’unità

di Michelle Solheiro, Edmonton, Alberta, Canada

Efesini 1:3–14; 2:11–22; 4:1–6; 11, 12; 5:15–6:9

La maggior parte delle persone che frequentano la tua chiesa locale ti direbbe che uno degli obiettivi della chiesa è di ottenere unità; tuttavia, questa è una cosa che pratichiamo? La mia chiesa non è diversa dalla tua nel senso che spesso c’è divisione per qualche offesa o risentimento serbato senza perdono. Tutte queste cose contribuiscono a una mancanza di unità nel corpo ecclesiastico, che è il più grande desiderio di Gesù per la sua chiesa.

Sicuramente la maggior parte di voi ha visto Il libro della giungla, e quando viene pronunciata «la legge della giungla», c’è una frase che parla di unità: «La forza del branco è il lupo, e la forza del lupo è il branco». Questa frase parla del fatto che insieme siamo migliori, anche se la nostra natura tende all’indipendenza.

Uno dei versetti che catturano veramente il desiderio di Gesù per il suo popolo si trova in Giovanni 17:21 e dice, «che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te…» Quando studiamo la vita di Gesù, troviamo che la forza che trovava per vivere per il suo scopo veniva dalla sua unità con il Padre attraverso la preghiera e il legame con lui. Gesù desiderava che noi vivessimo questa stessa unità, ma spesso il nostro egoismo e la nostra superbia intralcia quest’unità con i nostri fratelli e sorelle in Cristo. Esploreremo alcuni passaggi per vedere ciò che la Bibbia ha da dire sull’unità, nel libro degli Efesini.

Benedizioni in Cristo (Efesini 1:314)

Ci sono state date tante benedizioni, e una di esse è lo Spirito Santo (v. 13) che può portare unità al corpo di Cristo. Dio ci ha scelto per essere una parte di storia ed essere suoi collaboratori nell’unire le persone a Cristo. Questo è un privilegio enorme! Uno dei benefici di avere lo Spirito Santo è che possiamo chiedere il suo aiuto nell’unirci con gli altri nella nostra chiesa, in modo da poter essere insieme una forza potente nel raggiungere la comunità. Lo Spirito Santo lavora nel nostro cuore per buttare giù il muro della mancanza di perdono e le catene della frammentazione, ma quanto spesso scegliamo di ignorare quel mormorio leggero e ci teniamo stretti al nostro orgoglio? Questo è esattamente ciò che vuole il nostro nemico, e per cui si impegna duramente. Per quelli che scelgono di vivere quell’unità con Cristo e con gli altri credenti che si adoperano per completare il nostro mandato, ci saranno grandi benedizioni e forza.

Quando qui leggo che Cristo ci ha adottato per ciò che Gesù ha fatto, il mio cuore brama di ringraziarlo facendo ciò che egli mi chiede. Spero che ascolteremo quella voce e che vivremo le benedizioni di essere una famiglia unita sotto Cristo.

Buttare giù il muro (Efesini 2:1122)

Il dono di Gesù sulla croce ha buttato giù le barriere che a quell’epoca erano comuni tra Ebrei e Gentili. Grazie a ciò che ha fatto, ci viene detto, «non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio» (v.19). Anche se non abbiamo più le barriere di Ebrei e Gentili o i circoncisi e gli incirconcisi, come chiesa abbiamo ancora tanti muri eretti verso certi gruppi o tipi di persone. Quando mostriamo favoritismo o giudichiamo gli altri, non stiamo mettendo in pratica l’amore verso i membri della famiglia di Dio; siamo tutti parte della stessa famiglia. Come spesso abbiamo delle disfunzioni nella nostra famiglia terrena, c’è disfunzione all’interno della nostra famiglia di chiesa e serve un impegno intenzionale da parte nostra per mostrare amore e buttare giù questi muri.

Unità in un solo corpo (Efesini 4:16)

Uno; è il numero più piccolo, e quando si tratta di unità, il più grande che abbiamo. «Cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo» (v. 3, TILC). Credo che sia per questo che nelle beatitudini Gesù abbia benedetto quelli che si adoperano per la pace: in ogni famiglia ne serve almeno uno. Questo passaggio collega molti dei punti della Bibbia; ci servono i frutti dello Spirito per avere unità. Dio ha unità in tutta la creazione, eppure dove permette il libero arbitrio, ci viene dato il compito di creare unità, al fianco dell’aiuto dello Spirito Santo. Quando abbiamo l’unità, Cristo opera più pienamente dentro di noi perché egli è «in tutti» (v. 6b).

Responsabili di chiesa e unità (Efesini 4:11, 12)

Anche se i responsabili di chiesa hanno tanti ruoli diversi, l’obiettivo principale è essere uniti e unificare i membri della chiesa di Dio verso la stessa missione. Quando abbiamo delle divisioni a livello di base della leadership, è molto difficile per la chiesa mantenere l’unità; noi, come responsabili, siamo un esempio attraverso le nostre azioni e non attraverso le nostre parole e attraverso i nostri sermoni ben formulati.

Relazioni umane in Cristo (Efesini 5:156:9)

Per mantenere l’unità nelle nostre relazioni, questo brano ci esorta a incoraggiare gli altri e a mantenere uno spirito di gratitudine. La Bibbia parla tanto di ringraziamento perché quando lo mettiamo in pratica, è molto più difficile concentrarsi sugli aspetti negativi delle persone, situazioni o circostanze. Questo brano parla anche di diverse dinamiche relazionali, e una su cui mi voglio concentrare è l’unità familiare. Quando abbiamo unità all’interno della nostra famiglia, siamo in grado di portarla nella nostra chiesa. Dato che quest’unità è così fondamentale, il nemico lancia molti attacchi contro le nostre famiglie. C’è bisogno di pregare intensamente per l’unità familiare.

Rispondi

  1. Esamina i nuclei familiari nella tua chiesa e come sono correlati all’unità generale del corpo ecclesiastico.
  2. Pensi di essere un esempio di unità con le tue relazioni nella tua famiglia e nella chiesa? Prega per questo.

Martedì

TESTIMONIANZA

Unità con Cristo

di Felipe Solheiro, Edmonton, Alberta, Canada

Efesini 4:1–6

«Indubbiamente il fatto che i primi discepoli avessero dei caratteri differenti rappresentava un certo vantaggio nell’adempimento di una missione che riguardava tutti gli uomini. Nonostante le differenze, naturali o acquisite, con i modi di vita che caratterizzavano le diverse popolazioni di allora, era necessario che essi raggiungessero un’unità di pensiero e di azione. Raggiungere questa unità era un obiettivo essenziale per Cristo, e per questo occorreva che prima essi fossero uniti a lui. Fu questo un obiettivo molto sentito da Cristo, come traspare da questa preghiera che rivolse al Padre: “Che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch’essi siano in noi… affinché il mondo conosca che tu m’hai mandato, e che li ami come hai amato me”. Giovanni 17:21, 23 (Luzzi). Cristo chiedeva costantemente in preghiera che essi potessero essere santificati attraverso la verità, e pregava con fiducia, perché sapeva che un decreto dell’Onnipotente era stato emanato prima della creazione del mondo. Sapeva anche che il Vangelo del Regno sarebbe stato predicato a tutti i popoli, che la verità sorretta dallo Spirito Santo avrebbe vinto la battaglia contro il male, e che lo stendardo insanguinato sarebbe un giorno sventolato in segno di trionfo davanti ai seguaci del Salvatore».[1]

«Quando sono uniti a Cristo, i membri risolveranno i problemi di chiesa con simpatia, tenerezza e amore».[2] «La Bibbia presenta davanti a noi una chiesa modello. I suoi membri devono essere uniti gli uni agli altri, e in unità con Dio. Quando i credenti sono uniti a Cristo, la vite vivente, il risultato è che sono uno in Cristo, e sono pieni di simpatia, tenerezza e amore».[3]

«Il segreto dell’unità familiare — Vivere lontani dal Cristo suscita divisione e discordia nelle famiglie e nella chiesa. Avvicinarsi al Cristo, significa avvicinarsi gli uni gli altri. Il segreto della vera unità nella chiesa e nella famiglia non risiede né nella diplomazia, né in una saggia gestione, né in uno sforzo sovrumano per superare le difficoltà — nonostante tutti questi elementi svolgano un ruolo importante — ma nell’unione con il Cristo».[4]

Una grande parte dell’essere uniti a Cristo inizia nell’imparare come essere uniti ai nostri fratelli e sorelle in Cristo, e più grande è l’unità che viviamo con Cristo, più si estenderà sulle nostre altre relazioni. Questo è parte del nostro viaggio nella santificazione e perfezione in Cristo, e qualcosa che possiamo tutti adoperarci a migliorare quotidianamente.

Rispondi

  1. Perché Dio ci ha chiesto di essere uniti?
  2. Perché l’unità è necessaria per vivere il risveglio?

[1] Ellen G. White, Gli uomini che vinsero un impero, p.13-14

[2] Ellen G. White, Pastoral Ministry, p.267

[3] Ellen G. White, Messaggi scelti vol.3, p.11

[4] Ellen G. White, La famiglia cristiana, p.73

Mercoledì

COME FARE

COME FARE

Sottomettersi all’amore

di Shauna Spence, Edmonton, Alberta, Canada

Efesini 5:15–6:9

L’amore è ciò di cui sono fatti i sogni, un argomento esplorato costantemente nell’arte e nell’intrattenimento. Ma la Bibbia dipinge un’immagine diversa su cosa sia l’amore. Presenta un modello per come amare chi ci è più vicino. In Efesini 5:2, Dio ci chiama a essere come Cristo, «camminate nell’amore». Per prima cosa dobbiamo fare attenzione ed essere consci di come viviamo. Questo significa riflettere su come interagiamo con gli altri, come esprimiamo le nostre emozioni e come ci comportiamo.

La Bibbia ci dice di comportarci con saggezza, mettendoci in guardia sul bere, nello specifico. È interessante che la Bibbia indichi l’ubriachezza. I giovani nelle culture occidentali attraversano un cosiddetto «rito di passaggio» negli anni dell’adolescenza e della gioventù, in cui andare in locali e discoteche e ubriacarsi è semplicemente parte dell’iniziazione all’età adulta. Ma la Bibbia ci avverte che l’ubriachezza è una porta per il male, e tanti giovani sono rimasti bloccati nella cultura della «discoteca» ben oltre l’età dell’innocenza. Comportarsi saggiamente significa riflettere sugli effetti delle nostre azioni e le loro conseguenze.

Alternativamente, comportarsi saggiamente significa anche stare molto attenti al modo in cui trattiamo gli altri. Efesini 5:21 ci dice di sottometterci gli uni agli altri nel timore di Cristo. I capitoli 5 e 6 identificano come affrontare le relazioni familiari chiave: mogli e mariti, figli e genitori, padroni e schiavi. Questi versetti sono molto dibattuti nella chiesa, specialmente il versetto 22, che dice alle mogli di sottomettersi ai loro mariti. Ma dobbiamo porre l’enfasi sul versetto 21: «sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo». Qui Dio ci dice che se lo prendiamo seriamente, avendo rispetto per chi è, ci sottometteremo gli uni agli altri.

Cosa significa sottomettersi? L’Oxford English Dictionary[1] definisce la parola come «accettare o piegarsi a una forza superiore o all’autorità e alla volontà di un’altra persona» o «sottoporsi a un particolare processo, trattamento o condizione». Il verbo sottomettersi indica il rendersi umili e mettere la propria sorte nelle mani di un altro. Indica l’avere rispetto e fiducia in un’altra persona. La parola richiede molto di più da noi. Per sottometterci dobbiamo coltivare relazioni che ci permettono di avere fede e rispetto negli altri. Sarebbe estremamente difficile fidarsi, avere fede e sottomettersi a una persona che non conosciamo o rispettiamo.

Rispondi

  1. Perché pensi che la sottomissione sia un aspetto importante dell’amore?
  2. Perché sottomettersi gli uni agli altri è un comandamento difficile anche per i cristiani?
  3. Come ti sottometti a Dio?

[1] Oxford English Dictionary https://en.oxforddictionaries.com/definition/submit

Giovedì

OPINIONE

Unità nella diversità

di Elaine Thompson, Edmonton, Alberta, Canada

Efesini 1:3–14

Dai tempi dell’Antico Testamento, la diversità è sempre stata parte del corpo di Cristo. Conosciamo la storia di Rut, Raab e altri uomini e donne che non solo diventarono Israeliti, ma che sono anche elencati nel capitolo della fede degli Ebrei. Come Israele di oggi, noi come chiesa avventista del settimo giorno godiamo ancora di una chiesa variegata, in cui tutte le nazioni, lingue e popoli possono essere uniti sotto «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Efesini 4:5). Ma questa diversità non è sempre stata un punto di unione per la nostra chiesa.

Nella sua lettera agli Efesini, Paolo parla della saggezza e della conoscenza che Cristo ci ha dato così che attraverso questa comprensione potessimo essere uniti (Efesini 1:3–14). Il punto di unificazione per la chiesa basata sulla struttura di Cristo non era collegato al bagaglio culturale, gli usi, il colore della pelle, il livello d’istruzione o qualsiasi altra ragione che ci riguardi in quanto umanità. L’unica base per l’unità era la conoscenza del vangelo. Questo stesso messaggio è l’unico che ci porterà, come chiesa, fino alla fine dell’epoca.

È abbastanza triste che ancora oggi, ci siano alcuni paesi e federazioni all’interno degli avventisti del settimo giorno che sono segregati per etnia, e altri che credono ancora che i matrimoni interraziali possano provocare problemi. Ma quando guardiamo nella Bibbia, Boaz e Rut vengono da due culture diverse e due diverse classi sociali. Si unirono sotto una stessa cultura «celeste» e diventarono parte della stirpe di Gesù Cristo stesso. Lo stesso si può dire di Raab, la prostituta, che sposò un altro Israelita.

Come corpo di Cristo, Paolo ci avverte di guardare all’importanza del fattore unificante del messaggio di Cristo; che è la sua capacità di «raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra» (Efesini 1:10). L’Asia Minore aveva persone di tutte le etnie. Anche il giorno della Pentecoste, tanti individui erano lì per ricevere il messaggio del vangelo. La diversità è un’enorme benedizione per la nostra chiesa. Porta sapore alla nostra adorazione e racconta al mondo che abbiamo un medesimo sentimento anche se siamo diversi.

Rispondi

  1. In che modo la diversità culturale ha un ruolo nella testimonianza e condivisione del vangelo?
  2. Quali sono i benefici di poter essere uniti ma diversi?
  3. In che modo la tua interazione con culture diverse ha migliorato la tua vita personale?

Venerdì

ESPLORAZIONE

Ritrovo di famiglia

di Fernanda Perez, Edmonton, Alberta, Canada

Romani 12:3–8

CONCLUSIONE

Paolo paragona in modo bellissimo il corpo di Cristo a un corpo umano, in cui ogni parte ha un ruolo specifico e una funzione vitale al corpo nel complesso. Perché tutto il corpo funzioni adeguatamente, tutte le parti devono lavorare in armonia svolgendo le proprie funzioni. Lo stesso vale per il corpo di Cristo, la chiesa. La chiesa è composta da tanti tipi di persone che vengono da una varietà di contesti con ogni tipo di abilità e doni. La maggior parte delle volte, queste «differenze» in abilità e doni possono facilmente dividere le persone, ma nonostante queste differenze è importante per noi tutti tenere in mente che abbiamo un punto essenziale in comune: la nostra fede in Cristo. Su questa verità essenziale, la chiesa trova unità. Quando mettiamo il nostro io da parte e troviamo la nostra identità in Cristo, e quando lo Spirito Santo di Dio abita dentro di noi, saremo uniti e vivremo come parte di una grande famiglia spirituale. Il cielo sembrerà un enorme ritrovo di famiglia.

PROVA A

  • Fotografare un gruppo di persone radunate in una qualsiasi attività.
  • Analizzare come queste persone interagiscono tra di loro e qual è il denominatore comune che le unisce.
  • Ricercare la radice della parola «UNITÀ» e presentarla alla prossima classe della scuola del sabato.
  • Organizzare un’attività il cui obiettivo o scopo principale sarà raggiunto solo se l’intero gruppo coopera.
  • Meditare sull’evento più pieno di Spirito che Paolo abbia mai visto e al quale abbia partecipato, la Pentecoste, e su come possiamo vedere e vivere lo stesso evento nella nostra chiesa oggi.
  • Osservare nella natura il modo in cui le formiche lavorano insieme per prepararsi all’inverno. Rifletti sull’idea che potrebbero avere un ritrovo di famiglia ogni anno, per la celebrazione invernale della loro unità nel duro lavoro.

CONSULTA

Child Guidance; Section 18 – «Coordination of Home and Church» p. 548.

1 Corinzi 12; 1 Pietro 1: 10,11.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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LEZIONI E MANUALI PER ANIMATORI IN ALTRE LINGUE

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