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SdS – CQ (College Quarterly) 3° tr. 2019 – 11

Lezione 11

7-13 settembre

Vivere la speranza dell’avvento

«Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore».

1 Corinzi 15:58

Sabato

INTRODUZIONE

Una speranza o una promessa?

di Lesa Downs, Missouri, USA

Tito 2:12, 13

Come la maggior parte di noi, spero di sposarmi un giorno. È un bel sogno, e non vedo l’ora che si realizzi. Ci sono cose che posso fare per prepararmi per questo passo nella vita, ma posso arrivare solo fino a un certo punto. Posso ricevere un’istruzione, apprendere competenze e continuare a crescere nel mio cammino con il Signore, ma gli altri passi nella preparazione dovranno aspettare.

E se mi fidanzassi? Starei ancora sperando di sposarmi, ma ora c’è una differenza: una promessa. Mi è stato promesso che mi sposerò. Ora comprerò un vestito, organizzerò un matrimonio, forse cercherò sconti sugli elettrodomestici e mi preparerò a trasferirmi in una casa nuova. Vedi la differenza? Prima avevo solo la speranza di sposarmi, ma quando ho una promessa che mi sposerò, cambia tutto.

E noi nel nostro cammino cristiano? Speriamo semplicemente che Gesù torni o abbiamo una promessa? La Bibbia dice che è una promessa. Gesù stesso ha detto, «tornerò» (Giovanni 14:3). Questa è una cosa su cui possiamo davvero contare. Ma se la nostra fede in Cristo non governa ogni pensiero e azione, lo crediamo davvero? Le sue parole sono così potenti che è impossibile abbracciare pienamente questa promessa senza che essa cambi ogni aspetto della nostra esistenza. Cambierà come viviamo. Cambierà il nostro punto di vista e le nostre azioni. Cambierà come interagiamo con gli altri.

Per fin troppi cristiani oggi, e sì, anche avventisti del settimo giorno, il cristianesimo è solo una cultura conveniente. Governa cosa facciamo, dove andiamo, cosa ascoltiamo e cosa guardiamo solo quando corrisponde convenientemente alle nostre preferenze. Scegliamo di fare quello che vogliamo e speriamo che a Dio vada bene. Diventiamo molto egoisti nel nostro atteggiamento mentale e ci interessa solo raggiungere il successo. Ci dimentichiamo che c’è un mondo da raggiungere, e non molto tempo per farlo. E il mondo da raggiungere non è solo in una giungla remota. Può essere nelle nostre comunità, scuole, chiese e associazioni.

Vivi per mostrare agli altri come la promessa del ritorno di Gesù ha cambiato la tua vita, o speri che qualcun altro condivida la luce? Abbiamo il dovere di condividere questa buona notizia con tutti, soprattutto con questi minimi, così che anche loro possano essere salvati nel suo regno. Siamo chiamati a vivere questa speranza, questa promessa, ogni giorno della nostra vita!

Domenica

LOGOS

Vivere la speranza dell’avvento

di Malcolm S. Douglas, Tucson, Arizona, USA

Ecclesiaste 12:13, 14; Giobbe 19:25; 2 Corinzi 5:19; Efesini 2:14; Ebrei 2:14, 15; Apocalisse 13:8

La prima speranza (2 Corinzi 5:19; Efesini 2:14; Apocalisse 13:8)

Dopo la caduta di Adamo ed Eva fu visto il primo segno di speranza. Adamo ed Eva, a causa della loro disubbidienza, persero tutto: la loro occupazione, i mezzi di sostentamento, i loro vestiti, la loro casa e la loro speranza. Ma Dio scese e promise loro che un salvatore sarebbe nato dalla loro progenie (Genesi 3:15).

Anche se sarebbero stati soggetti alla morte, Adamo ed Eva non morirono quel giorno nel giardino dell’Eden. Fu predisposto il piano per salvare l’umanità, e l’Agnello che è stato immolato «fin dalla fondazione del mondo» (Apocalisse 13:8). Attraverso la profondità del suo amore sconosciuto, Dio amò un mondo che non lo ricambiava. Diede suo Figlio a delle persone che «non l’hanno ricevuto» (Giovanni 3:16,17; 1:11). Quindi, attraverso il sacrificio di Gesù, la barriera del peccato sarebbe stata abbattuta (2 Corinzi 5:19; Efesini 2:14) e tutti avrebbero potuto avere nuovamente speranza.

Questo piano, anche se difficile nella sua esecuzione, ha permesso a Gesù di venire nel mondo per riscattare, per ricomprare, il suo popolo (Salmi 34:22; Isaia 44:22–24). Attraverso questo metodo di redenzione, il popolo di Dio poteva ancora una volta ereditare la salvezza (Ebrei 1:14). Gesù avrebbe vissuto in mezzo a noi come uno di noi. Sarebbe diventato simile a noi e sarebbe stato tentato «in ogni cosa» come noi, ma non avrebbe ceduto alla tentazione (Ebrei 2:17,18; 4:15). Avendo vinto, l’umanità tentata ora avrebbe avuto speranza (Apocalisse 3:21).

Speranza nella tentazione

Anche se gli esseri umani sono «tenuti schiavi» attraverso la loro disubbidienza a Dio e la loro ubbidienza a Satana, Gesù ci dà speranza (Ebrei 2:14,15). Non c’è più la paura che la tentazione, a prescindere dalla sua difficoltà apparente, non possa essere sconfitta. Perché Gesù «ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati» (Ebrei 2:18). L’umanità ora ha speranza nella stessa potenza attraverso cui Gesù l’ha sconfitta. Accettando Gesù, l’umanità può rinascere (Gesù 1:12, 13; Romani 1:16).

Gesù «ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone» (Tito 2:14). Dio è fedele, e provvede sempre una via di fuga in mezzo a qualsiasi tentazione (1 Corinzi 10:13). La speranza è offerta anche nella tentazione.

Speranza dopo la morte

Come conclusione della vita, la morte spesso è dipinta come la fine. Era così che appariva alla morte di Gesù. I discepoli si nascosero «per timore dei Giudei» (Giovanni 20:19). Ma fu attraverso la morte di Cristo che fu garantita la speranza per la nostra salvezza, e fu attraverso la risurrezione di Cristo che la speranza fu ripristinata (1 Pietro 1:3,21).

Senza la resurrezione di Cristo, le nostre predicazioni, la nostra vita, la nostra fede… è tutto vano (1 Corinzi 15:12–19, 22, 23). Ma dato che Cristo fu risuscitato, il nostro nemico finale, la morte, sarà distrutta (1 Corinzi 15:26).

Potrebbe sembrare che il peccato, con i suoi risultati, continui ad alzare la sua brutta testa e che non sarà mai vendicato (Abacuc 1:2; Luca 18:1–8). Ma quando Caino uccise Abele, il Signore rispose, «La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra» (Genesi 4:10). Ognuno dei fedeli di Dio che è stato perseguitato e oppresso vedrà la giustizia e il giudizio del Signore.

Mosè, nel suo discorso finale ai figli d’Israele, descrisse la vendetta di Dio con queste parole: «non vi è altro dio accanto a me… nessuno può liberare dalla mia mano». «La mia mano si leverà a giudicare, farò vendetta dei miei nemici e darò ciò che si meritano a quelli che mi odiano». «Il Signore vendica il sangue dei suoi servi, fa ricadere la sua vendetta sopra i suoi avversari, ma si mostra propizio alla sua terra, al suo popolo» (Deuteronomio 32:39, 41, 43). Quale avversario più grande ha Dio del peccato e dell’artefice della tentazione, Satana?

La beata speranza

Un giorno presto, Gesù verrà per raccogliere i suoi. Colui che ha sofferto e ha assaporato «la morte per tutti» è vivo (Ebrei 2:9). Il redentore vive (Giobbe 19:25). E dato che Cristo è vivo, ci possiamo fidare delle sue promesse. Egli ha vinto il mondo, e quindi offre pace e speranza (Giovanni 16:33). Sta preparando un posto per i suoi. Tornerà per portarci dove si trova (Giovanni 14:1–3). «Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà, e non tarderà; ma il mio giusto per fede vivrà» (Ebrei 10:37,38). Egli ha pagato il prezzo; ha riscattato i suoi; sta per tornare.

Speranza nel nuovo

Alla fine dei conti, quando il peccato ha fatto il suo tempo, allora il giudizio completerà il suo corso (Ecclesiaste 12:13, 14). «Il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto. . . esso durerà per sempre» (Daniele 2:44). In quel regno le cui strade sono lastricate d’oro, ogni lacrima sarà asciugata. In quella città, «non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore» perché Colui che siede sul trono dirà, «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Apocalisse 21:4, 5).

Rispondi

  1. Come posso lasciare che la speranza della redenzione di Gesù dia forma alla mia vita?
  2. Quali aspetti della speranza di Dio sono più significativi per me?

Lunedì

TESTIMONIANZA

Popolo del libro: continuate a leggere

di John Simon, Berrien Springs, Michigan, USA

Matteo 25:40

Molti di noi hanno una marea di esperienza nel discutere Matteo 24 in una varietà di contesti, per esempio seminari di evangelizzazione, piccoli gruppi di studi biblici e conversazioni del sabato pomeriggio. Questo è chiaramente meritevole, perché le parole di Gesù su ciò che avverrà prima del suo glorioso ritorno sulla terra hanno un valore incommensurabile. Detto questo, il suo discorso include molte altre componenti oltre ai falsi cristi, i disastri naturali e i conflitti internazionali. Va anche oltre le parabole che ha condiviso per aiutare i suoi seguaci a percepire meglio la natura del suo regno da più punti di vista.

Faremmo bene a dedicare altrettanto tempo e attenzione al capitolo 25, soprattutto alla seconda metà. Dare da mangiare agli affamati, vestire chi è nudo, guarire i malati e visitare chi è solo significa tanto (se non di più) per la nostra preparazione per l’eternità quanto essere ben consapevoli dei segni apocalittici.

«Coloro che Gesù loderà nel giorno del giudizio, forse non sono stati esperti di teologia, ma hanno messo in pratica i suoi princìpi. Mediante l’influsso dello Spirito Santo sono stati una benedizione per il loro prossimo. Perfino tra i pagani ci sono persone che coltivano uno spirito di benevolenza e aiutano i figli di Dio, a volte a rischio della loro stessa vita, ancora prima di aver avuto la possibilità di conoscere la sua Parola. Vi sono pagani che nella loro ignoranza adorano il Signore sebbene degli strumenti umani non abbiano mai trasmesso loro la conoscenza del suo messaggio, e saranno salvati. Se non conoscono la legge scritta di Dio, hanno udito la sua voce nella natura e l’hanno seguita. La loro condotta attesta che lo Spirito Santo ha toccato i loro cuori e testimonia che sono figli di Dio.

Quale sorpresa e quale gioia per questi uomini umili, fra le nazioni e fra i pagani, quando udranno dalle labbra del Salvatore queste parole: “In verità vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me!”. Quanto sarà felice anche il Signore quando i suoi figli ascolteranno sorpresi e lieti le sue parole di lode!».[1]

«L’amore nei confronti del prossimo è la concreta manifestazione dell’amore per il Signore. Il Re della gloria è sceso fra noi per infonderci questo amore, perché fossimo membri di una sola famiglia. Quando ci conformiamo alla sua ultima raccomandazione «che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Giovanni 15:12), quando amiamo il mondo come egli lo ha amato, allora la sua missione, nei nostri confronti, è adempiuta. Noi siamo pronti per il cielo, perché abbiamo il cielo nel nostro cuore».[2]

Rispondi

  1. Qual è la motivazione ideale per esercitare il servizio amorevole per gli altri, anche (soprattutto) per quelli che sono particolarmente difficili da amare?
  2. Ci sono dei nessi tra il soddisfare i bisogni delle persone e annunciare i messaggi dei tre angeli e gli altri messaggi profetici?

[1]Ellen G. White, La Speranza dell’uomo, p. 489.

[2]Ibid., pp. 491-492.

Martedì

EVIDENZA

La pazienza dei santi

di Gabriel Taylor, Jefferson, Texas, USA

Abacuc 1:2; Luca 18:1–8; Apocalisse 21:1–5

Il popolo di Dio ha aspettato la fine del peccato fin da quando Adamo ed Eva furono espulsi dal giardino dell’Eden. Quando Dio li fece uscire dal giardino, spiegò loro il suo piano che un giorno Gesù sarebbe venuto e sarebbe morto al loro posto.

Nel corso dei secoli e dei millenni, la fede del popolo di Dio nella beata speranza oscillò. Anche il profeta Abacuc visse questo. Nei primi versetti del libro che porta il suo nome, il profeta grida, «Fino a quando griderò, o Signore, senza che tu mi dia ascolto? Io grido a te: “Violenza!” e tu non salvi» (Abacuc 1:2).

Abacuc non capiva perché Dio non si stesse occupando dei peccati dei suoi giorni. Ma in Luca 18, Gesù raccontò una parabola che aiuta a rispondere alla domanda di Abacuc. Senza dubbio molti di noi oggi fanno la stessa domanda. In questa parabola, c’è una donna che è una vedova. Andò da un giudice e continuò ad andare volta dopo volta. E volta dopo volta, fu scacciata.

Alla fine, il giudice si occupò del suo problema perché era stanco di vederla. Questa parabola, per contrasto, ci aiuta a capire il carattere di Dio. Dio un giorno metterà fine al peccato, tra poco. Gesù dice, «Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?» (Luca 18:8).

Dio l’ha promesso. La sfida è per noi. Lasceremo che trasformi il nostro cuore? Per quanto possa essere difficile aspettare, il popolo di Dio è descritto nella sua Parola come costante. «Qui è la costanza dei santi» (Apocalisse 14:12). La parola costanza in questo versetto significa letteralmente «perseveranza lieta (o fiduciosa)».

Molte persone hanno attraversato il dolore di perdere dei cari. Altri hanno subito abusi. Altri ancora sono stati attaccati e derubati. Qualunque sia il problema, nella Parola di Dio abbiamo le sue promesse che tutto finirà presto. È spesso difficile aspettare con gioia la liberazione di Dio. Ma è per questo che ci ha dato le sue promesse.

Verso la fine di Apocalisse, Dio ci dà una bellissima promessa di ciò che ha preparato per i suoi figli fedeli. Ci dice, «Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate» (Apocalisse 21:4).

Dio asciugherà le nostre lacrime. Rinnoverà tutte le cose, e niente di ciò che ha reso infelice questa vita potrà infastidire i suoi figli.

Rispondi

  1. Quali sono alcuni modi in cui possiamo incoraggiarci a vicenda per perseverare sulla vita per il cielo?
  2. Come possiamo aspettare con gioia e pazienza che Dio mantenga la sua promessa di una nuova terra?

Mercoledì

COME FARE

Gridalo

di Brandy Taylor, Jefferson, Texas, USA

Matteo 10:5–8; 25:31–46; 28:18–20

Quando riceviamo una buona notizia è difficile tenersela per sé. Si sente il bisogno di condividerla con gli altri. Ti viene voglia di afferrare un megafono e gridare dalla cima di una montagna, o piuttosto, postarla su Facebook, Twitter, Instagram, o Snapchat.

C’è una buona notizia che deve essere condivisa: la speranza dell’avvento! La speranza del ritorno di Gesù! Insieme alla grande speranza viene una grande responsabilità. Il mondo deve sapere che egli sta per tornare. Non solo devono sapere del suo ritorno, ma devono essere pronti.

Come parli al mondo della speranza dell’avvento?

La pecora smarrita (Matteo 10:5–8). Porta il messaggio a quelli che non conoscono Dio. Inizia con i tuoi amici. Tutti loro sanno chi è Dio? Credono tutti in Gesù? Sanno tutti che il ritorno di Gesù è imminente? Invitali agli incontri e alle meditazioni della chiesa. Invitali in chiesa. Offri di studiare la Bibbia con loro. Passa dalle parole ai fatti. Mostra loro che Dio è amore attraverso il modo in cui vivi. Ma raggiungi le pecore smarrite.

Come fate a uno di questi minimi (Matteo 25:31–46). Una delle testimonianze più grandi è trattare gli altri come tratteresti Gesù. Condividi il tuo cibo con qualcuno che è affamato. Potrebbe essere una persona senzatetto, o potrebbe essere qualcuno che non aveva abbastanza denaro per fare la spesa quel giorno. Partecipa al servizio di culto in prigione. Canta in una casa di riposo. Dona vestiti che non ti servono a un rifugio o ai servizi comunitari. Forse qualcuno ha fame della Parola di Dio e non di cibo. Condividi il vangelo attraverso volantini, opuscoli e studi biblici. Quello che hai fatto a uno di questi minimi, l’hai fatto a Dio.

Il grande mandato (Matteo 28:18–20). Dillo a tutto il mondo. Insegnalo a tutte le nazioni. Il grande mandato è un imperativo. Non hai bisogno di andare in un altro paese per essere un missionario. Ogni persona ha il proprio campo missionario. Potrebbe essere a casa tua, a scuola, sul tuo posto di lavoro, nel tuo vicinato. Racconta al tuo prossimo la meravigliosa venuta del nostro Signore e salvatore. Il posto più difficile per essere un missionario a volte è proprio nella propria casa. Insegna agli altri l’amore di Gesù.

Rispondi

  1. Pensa a tre persone nella tua cerchia che non hanno una relazione con Gesù. Prega per loro. Prega per trovare un modo di condividere Gesù con loro.
  2. Trovi facile o difficile condividere Gesù con la tua famiglia? Qual è un modo in cui potresti condividere Gesù con la tua famiglia questa settimana?
  3. La grande speranza dell’avvento ci aiuta a preparare gli altri per la speranza a venire. Pensa alle persone al di fuori della tua cerchia. Quali passi potresti intraprendere per condividere questa grande speranza? Cos’è qualcosa che ti impedisce di condividerla? Prega che Dio ti possa aiutare a vincere questo ostacolo.

Giovedì

OPINIONE

Ripara la falla

di Arthur Ujlaki-Nagy, Berrien Springs, Michigan, USA

Isaia 58:1–14

Isaia 58 inizia presentandoci un popolo che è estremamente religioso. A queste persone piace adorare Dio. Stanno digiunando per chiedere lo Spirito Santo. Stanno andando a una riunione di campo in cerca di una benedizione speciale sulla loro vita. Ma Dio dice che si stanno tutti sbagliando. Non riceveranno una benedizione speciale. Non riceveranno lo Spirito. Perché?

Stanno digiunando per i motivi sbagliati. Stanno facendo tutto questo per i motivi sbagliati. Stanno andando a una riunione di campo per un conflitto. Vogliono litigare e discutere gli uni con gli altri. Ma il Signore precisa anche un altro motivo per cui non riceveranno lo Spirito. Il suo popolo serba uno spirito di egoismo nel proprio cuore. Prendono qualsiasi benedizione Dio ha dato loro e la tengono solo per sé.

Isaia 58 non parla di partiti politici. Non vuole dirti con quale programma o gruppo politico identificarti e seguire sui social media in modo da essere di tendenza. Parla di sviluppo del carattere. Parla di assumere la responsabilità personale per le cose che stanno succedendo in questo mondo e fare qualcosa a riguardo. Da quando il cristianesimo è dipeso dalla legislazione per dire loro che va bene fare cose buone? Se crediamo di poter scaricare i nostri obblighi morali su un qualche partito politico o governo per fare le cose che dovremmo fare noi, come crescerà il nostro carattere?

Isaia 58 parla di un Dio che vuole che ripristiniamo la sua legge e il suo carattere in questo mondo. Quando cominciamo a farlo, la sua giustizia brillerà attraverso di noi. Quando nel nostro cuore ci ripromettiamo di riprodurre il carattere di Cristo attraverso azioni di altruismo, iniziamo a vedere riparata la falla in questo mondo. Ricorda, Cristo ha detto che «i poveri li avete sempre con voi» (Matteo 26:11). Quindi l’obiettivo non è di debellare la povertà. È di darci l’opportunità di esprimere la gentilezza amorevole del Padre a chi è bisognoso. Una volta imparata questa abnegazione, impareremo la vera natura del sabato, che è sacrificarci e imparare a gioire nel Signore. Questa è una promessa che Dio vuole mantenere.

Rispondi

  1. Se la natura d’essere di Dio è altruismo e abnegazione, come è possibile andare d’accordo con lui in cielo se non edifichiamo un carattere simile qui sulla terra?
  2. In molti casi, i viaggi missionari sono diventati una forma di turismo, per esempio, «Facciamo un’opera missionaria in Egitto così possiamo anche visitare le piramidi». Potrebbe essere un uso più efficiente di risorse occuparsi del proprio paese e reimpiegare i fondi che sarebbero stati usati per la missione turistica carissima?

Venerdì

ESPLORAZIONE

Speranza che va ben oltre

di Alden J. Ho, Jefferson, Texas, USA

Ecclesiaste 12:13, 14

CONCLUSIONE

In questo mondo desolato sull’orlo del finale più catastrofico, siamo stati messi per un tempo come questo. Con disperazione, sofferenza, povertà, malattia e morte che bussano alla porta, abbiamo bisogno di speranza. Tu e io siamo quelli che devono insegnare alle persone di oggi a guardare con fiducia il ritorno promesso di Gesù di salvarci da questo mondo pieno di peccato. Le verità della Bibbia devono essere visibili nella nostra vita così che possiamo essere esempi viventi per testimoniare di ciò che professiamo di credere, come luce che brilla nelle tenebre.

PROVA A

  • Scrivere perché hai speranza in Gesù.
  • Cercare dei video di persone che si sacrificano per portare speranza agli altri. Poi condividi i video sui tuoi account dei social media.
  • Disegnare o dipingere una scena che ti porta speranza. Condividila con la tua classe il sabato.
  • Raccogliere volantini che parlano di speranza e distribuirli alle persone in una zona affollata o nel corso della tua giornata.
  • Cantare o suonare un canto che ti dà la speranza e l’incoraggiamento che ti serve per attraversare prove e difficoltà.
  • Visitare gli anziani e chiedere loro di tempi in cui hanno avuto bisogno di speranza per superare delle sfide.
  • Leggere di altri personaggi biblici che si appoggiarono alla speranza. Pensa a Mosè, Abraamo, Noè, Elia, Daniele o Paolo, per citarne alcuni.

CONSULTA

Matteo 24:32–35; 25:1–13.

Ellen G. White, Il gran conflitto, cap. 40, «La liberazione del popolo di Dio».

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