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SdS CQ (College Quarterly) Terzo Trimestre 2019 – 12

Lezione 12

14-20 settembre

Amare la misericordia

«La luce spunta nelle tenebre per gli onesti, per chi è misericordioso, pietoso e giusto. Felice l’uomo che ha compassione, dà in prestito e amministra i suoi affari con giustizia».

Salmi 112:4-5

Sabato

INTRODUZIONE

Chiamati per fare una differenza

di Juliana Baioni, Rockville, Maryland, USA

Salmi 112:4, 5

Come cristiana, sento di avere un obbligo morale di condividere la buona notizia della salvezza con il mondo. Nel fare questo, seguo l’esempio di Cristo. Per seguire pienamente il suo esempio, però, non posso solo dire la verità, devo viverla.

Siamo chiamati a essere le mani e i piedi di Cristo per chi ci circonda, dobbiamo cercare, in qualsiasi modo possibile, di alleggerire il peso del nostro prossimo. Se trascuriamo di rispondere ai bisogni fisici, mentali ed emotivi di quelli con cui desideriamo condividere il vangelo, non saremo davvero in grado di rispondere ai loro bisogni spirituali.

Come si dice: «A nessuno importa quanto sai finché non sanno quanto ci tieni a loro».

Questo compito di aiutare l’intera persona, soprattutto in tempi di disperato bisogno, può essere concepibile quando consideriamo le persone che ci sono care, la nostra famiglia e i nostri amici, ma quando ampliamo le nostre vedute. . .

Può essere schiacciante.

Dovunque ti giri, sta succedendo qualcosa di terribile nel mondo. Gruppi di persone sono soggette a estrema violenza e oppressione, comunità soffrono la fame, bambini vengono sfruttati e separati dalle loro famiglie, la povertà estrema sembra diffondersi e l’avidità e l’egoismo dei leader su diversi livelli di governo perseguitano chi è più vulnerabile nelle loro comunità.

Come possiamo aspettarci di rispondere a tutti questi bisogni? È possibile farlo o provarci?

Da soli, affrontare le prove e le sfide dell’umanità come risultato del peccato è un’impresa impossibile. Ma quando Dio ci chiama a portare a termine un compito, non ci lascia senza i mezzi per riuscirci. Ci vengono dati gli strumenti necessari per fare una differenza nelle nostre congregazioni, nelle nostre comunità e a volte perfino nel mondo.

Abbiamo un mondo da vincere per Cristo, ma non dobbiamo farlo da soli. Con la potenza e la guida dello Spirito Santo, possiamo essere compassionevoli, creativi e coraggiosi nel mostrare alle persone che teniamo a loro. Fare questo apre la porta per condividere le verità della Scrittura che non solo miglioreranno la vita delle persone oggi ma daranno loro anche la possibilità di accettare l’eternità con un salvatore e amico amorevole.

Ti incoraggio a guardare la tua comunità oggi. Mentre studi la lezione di questa settimana, chiediti, «Con l’aiuto dello Spirito Santo, cosa posso fare per mostrare agli altri che ci tengo a loro e voglio fare una differenza?» Ti potrebbero sorprendere le porte che si apriranno quando inizi a cercare opportunità per condividere la misericordia e l’amore con un mondo ferito.

Domenica

EVIDENZA

Il peccato di disuguaglianza

di Chad Stuart, Ashton, Maryland, USA

Salmi 139:13–16; Geremia 1:5; Matteo 6:25–33

Matteo 6:25–33 indica che il Dio che provvede per gli uccelli, i fiori e l’erba può soddisfare i nostri bisogni di cibo, acqua e indumenti… non abbiamo bisogno di preoccuparci. Ma una tale comprensione di questo testo genera domande problematiche per la coscienza sociale del credente.

Più di tre milioni di bambini muoiono di fame nel mondo ogni anno.[1] Non dicono «sto morendo di fame» quando hanno saltato un paio di pasti. Stanno davvero morendo di fame! Inoltre, in particolare nel mondo sviluppato, molti di noi hanno praticato il principio di «shopping fino allo sfinimento». Ma per citare David Bornstein, «Per le persone molto povere, gli indumenti sono un riparo. “Nei terremoti, le scosse uccidono le persone; in uno tsunami, l’acqua uccide le persone; ma d’inverno, non è il freddo a uccidere le persone. È la mancanza di indumenti appropriati”».[2]

Come posso riconciliare questo insegnamento in Matteo 6 con queste realtà? Per prima cosa, non possiamo dire semplicemente, «Quelle persone non si affidano abbastanza a Dio». Che assurdità! Un neonato non sa neanche come fare ad affidarsi. E il Dio che conosco, il Dio che mi ama e che amo, secondo la Scrittura, ama e valorizza la vita di ogni bambino prima ancora che esista nel grembo di sua madre (cfr. Salmi 139:13–16; Geremia 1:5)!

Quindi qual è la risposta a questo dilemma?

Basandomi sulla Scrittura, concludo che la causa principale di fame, povertà e mancanza di indumenti in questo mondo sono le decisioni peccaminose delle persone che provocano la disuguaglianza. La verità è che Dio ha provveduto ampiamente, ma noi abbiamo accumulato, danneggiato o sprecato le risorse che egli ci ha dato. Romani ci dice che la creazione, e qui Paolo non sta parlando dell’umanità ma della terra, geme sotto le conseguenze del peccato.

Non è la mancanza di provviste divine, ma la mancanza di equità provocata dalle mie e dalle tue scelte peccaminose che contribuisce alla sofferenza in questo mondo. Non possiamo credere nella Bibbia e negare che le nostre scelte influiscono sui poveri di questo mondo. Quando leggo Matteo 6, vedo che ho una responsabilità personale che non posso ignorare. Devo avere un qualche ruolo nel dare da mangiare e da vestire all’umanità.

Rispondi

  1. Cosa sto facendo per contribuire alla disuguaglianza di cibo e indumenti nel nostro mondo?
  2. Cosa posso fare per diminuire la sofferenza nel nostro mondo nelle quattro aree seguenti: 1) tempo, 2) finanze, 3) testimonianza spirituale, 4) servizio missionario?

[1]«World Child Hunger Facts», Hunger Notes, visitato a luglio 2018, https://www.worldhunger.org/world-child-hunger-facts/.

[2]David Bornstein, «Bridging the Clothing Divide», New York Times, 3 ottobre 2012, https://opinionator.blogs.nytimes.com/2012/10/03/clothing-the-poorest-for-survival/.

Lunedì

LOGOS

Uno di questi miei minimi fratelli

di Andrea Jakobsons, Laurel, Maryland, USA

Matteo 6:25–34; 7:12; Giacomo 2:15,16; 1 Giovanni 3:16–18

Priorità del regno (Matteo 6:25–34)

Gesù parla ai suoi ascoltatori della preoccupazione. Li esorta a non preoccuparsi per la loro vita — di quello che mangeranno o berranno, o quali vestiti indosseranno — e dà l’esempio degli uccelli e dei fiori che sono accuditi. Il Padre celeste non darà forse loro tutto ciò di cui hanno bisogno? Egli sa cosa ci serve.

Poi Gesù aggiunge la morale della sua lezione: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più» (Matteo 6:33). La vita non riguarda le priorità. La mancanza di preoccupazione viene con il concentrarsi su ciò che è più importante: il regno di Dio, cioè la relazione con Dio. Quando ci concentriamo nell’edificare la nostra relazione con Dio prima di tutto, Gesù promette che Dio provvederà ciò di cui abbiamo bisogno. Questo non significa che Dio ci darà sempre tutto ciò che vogliamo, ma che avremo ciò che ci serve e altro.

Quindi, aiutare i bisognosi significa soprattutto dirigerli verso colui che provvede tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Quando abbandoniamo le cose a Dio, siamo liberi dai pensieri assillanti e le ansie della vita. Possono esserci difficoltà nella vita di tutti, ma quelli che mettono Gesù al primo posto, rivendicano la Parola di Dio e chiedono aiuto a Dio possono confidare che egli tiene tutto nelle sue mani e si prenderà cura di loro. A volte dobbiamo aspettare che le circostanze cambino mentre Dio ci insegna di sé e ci fa crescere attraverso il processo. Sì, possiamo essere certi che Dio sta agendo.

Stress da compassione (Matteo 7:12; Giacomo 2:15, 16)

Ci sono volte in cui sentiamo parlare del bisogno di qualcuno e ci rendiamo conto che non abbiamo compassione per la loro situazione, o perlomeno non abbastanza da fare qualcosa a riguardo. Possiamo essere desensibilizzati al bisogno quando siamo bombardati da notizie di tragedie o quando queste sono abbastanza lontane che non ci toccano direttamente. Se vediamo una persona senzatetto a elemosinare giorno dopo giorno, possiamo perdere il desiderio di aiutare; soffriamo lo stress da compassione.

Forse è per questo che Gesù, nel sermone sul monte, affermò, «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro» (Matteo 7:12). La chiamiamo la regola per eccellenza. Curiosamente, Gesù sottolinea che fare questo è la «legge e i profeti». In altre parole, trattare bene gli altri è il riassunto del messaggio principale trovato nella Bibbia. Secondo Gesù, quando leggiamo la Bibbia per bene, saremo ispirati a fare buone azioni.

Quindi, essere immersi nella Parola di Dio e passare del tempo con lui ogni giorno ci proteggerà dallo stress da compassione e ci ispirerà a fare una differenza per gli altri. Giacomo sottolinea che non dobbiamo mandare via qualcuno quando vediamo un bisogno e dirgli semplicemente che pregheremo per lui; dobbiamo invece agire. Finisce il brano con «la fede; se non ha opere, è per se stessa morta» (Giacomo 2:17). Sta parlando di una dimostrazione pratica di avere fede: con le nostre opere mostriamo fede.

Generosità (1 Giovanni 3:16–18)

In diversi punti, la Bibbia ci incoraggia a dare generosamente. Prima Giovanni 3:17 dice, «Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?» Questo versetto viene dopo che Giovanni spiega cos’è il vero amore: Gesù che ha dato la sua vita per noi. Poi ci esorta a fare lo stesso gli uni per gli altri.

La parola kleio significa «chiudere» ed è usata nel Nuovo Testamento per porte, cancelli o cieli che vengono chiusi. L’immagine è della porta del nostro cuore che viene chiusa così che non rispondiamo ai bisogni che vediamo. Possiamo usare scuse come «Ho le mie bollette da pagare», «Ho ancora debiti scolastici», o «Stiamo già facendo abbastanza». Questo versetto non promuove il dare irresponsabilmente quando la persona bisognosa è economicamente sconsiderata, ma piuttosto, parla a sfavore del chiudere i nostri occhi ai bisogni dell’altro. Possiamo non dare sempre finanziariamente; dare il tempo o altre risorse può essere altrettanto importante.

Adoperarsi per la pace (Matteo 5:9, 21–26, 43–48)

«Beati quelli che si adoperano per la pace» (Matteo 5:9). Fare buone azioni include adoperarsi per la pace.

Gesù elogia chi si adopera per la pace nel sermone sul monte e spiega cosa intende dire attraverso un paio di esempi: «va’ prima a riconciliarti con tuo fratello» (Matteo 5:24) e «amate i vostri nemici» (v. 44).

Riconciliazione e chiedere perdono sono aspetti importanti delle relazioni. Non si può avere un matrimonio di successo senza la disponibilità a perdonare e andare avanti quando l’altra persona non è all’altezza delle proprie aspettative. In qualsiasi amicizia, le persone devono essere disposte a perdonare. Gesù va però oltre l’adoperarsi per la pace nell’amicizia quando dice che dobbiamo amare i nostri nemici ed essere in «amichevole accordo con il [nostro] avversario» (v. 25). Amare quelli che ci amano, dice Gesù, lo fanno tutti. Ma come credenti, dobbiamo amare e benedire quelli che ci maledicono, che ci usano e ci perseguitano. Gesù finisce il brano con «Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste» (v. 48). Chiaramente, nel contesto, Gesù ci chiede di essere perfetti nell’amore. Possiamo farlo solo quando siamo pieni dell’amore di Dio e comprendiamo il suo amore per noi.

Una voce per il muto (Proverbi 31:8, 9)

Infine, la Bibbia ci esorta a intervenire in favore di quelli che non possono difendersi da soli. In Proverbi 31, re Lemuel incita suo figlio, «Apri la bocca in favore del muto» (v. 8) e «fa’ ragione al misero e al bisognoso» (v. 9). Non vuole che suo figlio trascuri l’importanza di parlare in difesa di quelli che non possono farlo. A volte non lo fanno perché non pensano che farà una differenza o non hanno mai visto nessuno prendere posizione per loro e non lo aspettano o non credono che sia possibile qualcosa di meglio. Quindi, Dio ci chiama a essere la voce contro l’ingiustizia e l’oppressione.

Martedì

TESTIMONIANZA

La causa

di Brianna Lale, Nice, Francia

Proverbi 31:8, 9

«Fra tutti coloro che reclamano aiuto, la vedova e l’orfano hanno i maggiori diritti di ricevere le vostre cure e la vostra simpatia. “La religione pura e immacolata dinanzi a Dio e Padre è questa: visitar gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri dal mondo” (Giacomo 1:27).

. . . Come si adempirà questa promessa? . . . [Dio] compirà un miracolo nel cuore umano eliminando l’egoismo e predisponendolo alla misericordia. Egli valuta l’amore di coloro che pretendono di essere suoi discepoli affidando alla loro tenera compassione gli afflitti, i miseri, i poveri e gli orfani. . . Ogni gesto di generosità compiuto nei loro confronti, in nome di Gesù, egli lo accetta come se fosse stato rivolto direttamente a lui, perché egli identifica i suoi interessi con quelli dell’umanità sofferente e ha affidato alla chiesa il grande compito del ministero per l’aiuto e le benedizioni accordate a coloro che soffrono e sono in difficoltà. Il Signore benedirà tutti coloro che compiono quest’opera con entusiasmo».[1]

«Tuttavia quanti non riconoscono le esigenze di Dio non sono i soli a trovarsi preda dell’angoscia e del bisogno. Nel mondo odierno, dominato dall’egoismo, dall’avidità e dall’oppressione, numerosi sinceri figli del Signore si trovano nella necessità e nell’afflizione. In umili dimore, circondati dalla povertà, dalla malattia e dalla colpa, molti portano con pazienza il loro fardello di dolore e cercano di infondere conforto in quanti intorno a loro sono privi di speranza o colpiti dal peccato. Molti di essi sono pressoché sconosciuti alle chiese e ai predicatori, e nondimeno sono la luce del Signore che risplende in mezzo alle tenebre. Il Signore ha una cura speciale di loro e invita il suo popolo a essere la sua mano soccorritrice nel provvedere alle loro necessità. Ovunque c’è una chiesa ci si deve adoperare per cercare queste persone e per assisterle».[2]

«”Così dunque, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede” (Galati 6:10).

Cristo ha affidato alla sua chiesa il compito specifico di soccorrere i membri che sono in difficoltà. Egli permette che i poveri siano presenti in ogni comunità. Essi saranno sempre fra noi e Cristo affida ai membri la responsabilità personale della loro cura. Così come i componenti di una famiglia si alternano fra loro assistendo i parenti malati, sostenendo gli afflitti, insegnando agli ignoranti, educando gli inesperti, la comunità dei credenti ha il dovere di assistere i deboli e i bisognosi».[3]

«È compito di ogni chiesa fare preparativi attenti e giudiziosi per l’assistenza dei suoi poveri e i suoi malati».[4]

Rispondi

  1. Dio ci chiede di occuparci della causa di chi è povero, vedovo o orfano. Perché ci chiede questo? Cosa ha a che fare con la nostra relazione con lui?
  2. Dio ha dato il compito di prendersi cura dei bisognosi alla chiesa o alle persone individualmente? Perché?

[1]Ellen G. White, Consigli sull’economato cristiano, p. 115.

[2]Ellen G. White, I tesori delle testimonianze 2, pp. 324-325.

3Ellen G. White, La via della guarigione, p. 156.

[4]Ellen G. White, My Life Today, p. 245.

Mercoledì

COME FARE

Come ha camminato Gesù

di Jamaal Roberts, College Park, Maryland, USA

1 Giovanni 2:5, 6

Le questioni della giustizia sociale inondano i titoli dei media. L’ingiustizia colpisce tutti dai ricchi fino ai poveri di tutte le etnie. Alcuni perorano le cause delle ingiustizie sociali fino all’estremo, forse perfino usandole per motivi egoistici.

I seguaci di Cristo sono incoraggiati a «camminare come egli [Cristo] camminò» (1 Giovanni 2:6), ed egli camminò nell’amore perché «in lui l’amore di Dio è veramente completo» (v. 5). Vediamo gli esempi di questo cammino nella chiesa delle origini in Atti 2 e 4. Vediamo esempi di questo nel nostro Maestro nel suo ministero verso gli intoccabili: lebbrosi, ciechi, zoppi, prostitute ed emarginati. Ma cosa dobbiamo fare nel ventunesimo secolo? La nostra azione, come si distingue dalle altre?

Indica sempre Cristo e la beata speranza che verrà presto. Quando vai ad assistere gli altri, ti potrebbero chiedere perché lo fai. Indica Cristo (cfr. 1 Pietro 3:15). Riconosci Cristo davanti agli uomini (cfr. Luca 12:8). Racconta ciò che ha fatto nella tua vita. Anche se pensi che sia una cosa piccola e poco interessante, riconoscilo. Fidati della promessa di Dio che quando lo riconosci pubblicamente, lui farà lo stesso per te (Matteo 10:32). Digli che questa vita presente di tristezza e dolore presto finirà. Parla della promessa di «nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia» (2 Pietro 3:13) e delle glorie che verranno con la terra rinnovata (Apocalisse 21; 22). E qui c’è una differenza tra noi che aiutiamo gli altri e altri che non conoscono Cristo, noi abbiamo una speranza da condividere.

Ricorda e condividi perché stai facendo quello che fai. Quando esci per aiutare in qualsiasi modo, ricorda che sei uno strumento. Non sei tu ad agire, ma Cristo che agisce in te (Filippesi 2:13). Cristo è il tuttofare; tu sei il martello.

Cerca di testimoniare ogni giorno. Prima di avventurarti nella tua giornata, chiedi a Dio di mettere sul tuo cammino delle opportunità di aiutare gli altri e condividere Cristo. Chiedi il discernimento di vedere le situazioni come le vede Dio.

Rispondi

  1. Perché andiamo e marciamo per le riforme sociali?
  2. Quali sono alcune delle ingiustizie sociali che hai a cuore?
  3. Pensi che Gesù marcerebbe, e per quale causa?

Giovedì

OPINIONE

È facile! (O no?)

di Kayla J. Ewert, Silver Spring, Maryland, USA

Matteo 22:35–40; 1 Corinzi 13

Nella chiesa, tendiamo a saltare il mandato dell’«amore» (Matteo 22:35–40), perché, be’, conosciamo già quella parte. E l’amore è facile. No?

In realtà, è la cosa più difficile che Dio ci chiede, e non è qualcosa che possiamo fare da soli. Perché no? Semplice, le persone sono terribili. Dai solo un’occhiata a questo mondo: persone trafficano altre persone, vendendole per il mercato del sesso o forzandole a lavorare per niente. Le persone sono avide, raggirano il sistema per massimizzare i loro profitti a spese del benessere degli altri. Le persone sono pigre, evitano le prove della vita a causa di paura e insicurezza e scelgono la soluzione più facile. Le persone esprimono crudelmente le parti più oscure di loro online e di persona. Le persone provocano distruzione dovunque vadano.

Quindi no, non è facile amare perché Cristo non ha mai chiarito che voleva che amassimo solo quelli che ci assomigliano e vivono come noi, quelli la cui vita approviamo, quelli che hanno le aspirazioni «giuste». Non ha neanche mai detto che dovevamo amare solo quelli simpatici. Non c’è un chiarimento perché è un’affermazione generale. Cristo intende tutti.

La sfida per ognuno di noi è capire cosa significa nella nostra vita, in senso pratico. Quando tutto diventa più movimentato e più caotico, trovare tempo ed energia da mettere nell’amare continuo diventa più difficile. Perché l’amore è un duro lavoro. Necessita di vulnerabilità, autenticità e amore divino per gli altri. Questo non ci viene naturalmente, e richiede esercizio.

Puoi essere troppo indaffarato per amare. Puoi anche dimenticarti che questa è la missione più importante che Dio ti ha dato. Trova un modo per fare spazio all’amore: mettilo in agenda, trova modi creativi per dimostrare l’amore di Dio nella tua comunità e sii responsabile. L’amore si moltiplica. Quando lo condividi, non finisce mai, perché l’amore continua a crescere.

Puoi e dovresti essere temerariamente generoso con il tuo amore. È un dono di Dio fatto per essere condiviso, e prende molte forme. L’amore è prendere posizione per sostenere la causa del muto (Proverbi 31:8, 9), difendere gli emarginati (Isaia 1:17) e trattare gli stranieri in mezzo a noi giustamente e con gentilezza (Levitico 19:33, 34). La Bibbia dice chiaramente che ci si aspettano le azioni, non solo le parole. Gesù parla di un popolo così dedito a vivere l’amore di Dio in modo pratico che non si chiedono chi stanno aiutando (Matteo 25:31–46). Amano e basta.

Fidati che Dio si occupi dei dettagli. Fidati che sia glorificato attraverso la tua umiltà. Fidati che faccia miracoli. Ti ha solo chiesto di amare. Non ti ha chiesto di salvare il mondo. Ma gettandoti completamente nell’amore, il mondo potrebbe essere salvato comunque, una persona alla volta. Prova a fare questa preghiera: «Dio, ho bisogno di aiuto per amare come ami tu. Io non ce la faccio, ma tu sei abbastanza forte da riempire il mio cuore con il tuo amore. Mostrami dove spesso scelgo di essere indifferente, e insegnami ad avere passione nel condividere il tuo amore con tutti».

Rispondi

  1. Qual è il legame tra la giustizia sociale e l’amore? Perché sono intrecciati?
  2. Cosa ti impedisce di essere temerariamente generoso con il tuo amore?

Venerdì

ESPLORAZIONE

Venite, voi, i benedetti del Padre mio

di Lerone Carson, Columbia, Maryland, USA

Isaia 61:1, 2; 58:6

CONCLUSIONE

La giustizia sociale è stata politicizzata pesantemente negli ultimi decenni, e soprattutto negli ultimi anni. Questo ha fatto sì che molti cristiani evitassero di lasciarsi coinvolgere da questioni del genere. Tuttavia, attraverso l’esempio di Gesù, vediamo che siamo chiamati a essere partecipanti attivi in quest’ambito.

Gran parte del ministero di Gesù sulla terra era incentrato sul dare giustizia e misericordia agli individui oppressi ed emarginati. Gesù compì le parole di Isaia di «evangelizzare i poveri» e «annunciare la liberazione ai prigionieri. . . il recupero della vista ai ciechi» e «rimettere in libertà gli oppressi, per proclamare l’anno accettevole del Signore» (Luca 4:18, 19).

Alla fine, quando cerchiamo di seguire il mandato di Gesù di dare da mangiare agli affamati, accogliere gli stranieri, vestire chi è nudo, prenderci cura dei malati e visitare chi è in prigione, il nostro impegno deve essere radicato nel desiderio di vedere l’amore e la misericordia di Dio condivisi con tutte le persone in tutti i settori della vita.

PROVA A

  • Leggere alcuni dei miracoli e delle interazioni di Gesù con persone di reputazione discutibile (suggerimenti: Marco 2:13–17; Luca 5:12–16; 7:1–10; 14:1–6; Giovanni 7:53–8:11) e identificare gli individui che hanno ricevuto da lui guarigione fisica e spirituale. Paragona il modo in cui egli ha trattato ogni persona con il modo in cui la società potrebbe trattare quella persona oggi.
  • Ricercare il termine giustizia sociale e con uno spirito di preghiera lascia che lo Spirito Santo guidi la tua filosofia personale sulle questioni di giustizia sociale.
  • Metterti in comunicazione con un’organizzazione comunitaria locale per conoscere meglio come puoi impegnarti nei progetti per assistere gli individui emarginati nella tua comunità. Se non esistono opportunità, considera di crearne una.
  • Scrivere una lettera di incoraggiamento a qualcuno che sai potrebbe vivere ingiustizia o discriminazione nella sua vita.
  • Creare una rappresentazione visiva della compassione attraverso un disegno, un dipinto o un’altra forma artistica.
  • Ascoltare e meditare sulla canzone «God of the Poor (Beauty for Brokenness)» di Graham Kendrick su http://www.youtube.com/watch?v=08utbDFP9AE.

CONSULTA

Matteo 25:31–46; Luca 4:14–30; 17:1–4; Giovanni 4:5–42.

Ellen G. White, La Speranza dell’uomo, cap. 43, «Barriere infrante».

C. S. Lewis, Le lettere di Berlicche, cap. 23.

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