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SdS CQ (College Quarterly) Quarto Trimestre 2017 – 02

Lezione 2

7 – 13 ottobre

Il conflitto

«Prima di tutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo» (Romani 1:8)

Sabato 7 ottobre

INTRODUZIONE

Giustizia per fede: non una dottrina che divide

di Renard Doneskey, Keene, Texas, U.S.A.

Giovanni 1:17

La lettera di Paolo ai Romani è strutturata in modo molto simile a un saggio argomentativo, e come insegnante d’inglese che dà voti a centinaia di documenti di ricerca, riconosco una strategia argomentativa in particolare, usata da Paolo: una grande quantità di citazioni della Scrittura per sostenere i propri punti così che i lettori sappiano che queste idee lo precedono e fanno parte della tradizione religiosa ebraica. Paolo fatica in questa lettera; è piuttosto lunga e abbastanza complicata. Tratta gli stessi temi più volte. Mi ricorda molto la lettera dalla prigione di Birmingham di Martin Luther King Jr., perché anche King scrive una lettera molto lunga e argomentativa in cui fatica perché vuole disperatamente che i suoi lettori capiscano quello che vuole dire.

Essendo stato un avventista del settimo giorno tutta la mia vita, e ora avendo superato la mezza età, ho visto frequentemente persone che lottano con il concetto di giustizia per fede. A livello personale, ho visto membri di chiesa discutere animatamente se credere alla giustizia per fede possa portare all’idea che peccare sia inevitabile, e quindi — in qualche modo — accettabile. A livello di congregazione, ho visto membri di chiesa diventare così turbati riguardo a questa dottrina che hanno lasciato la propria chiesa per trovare altri credenti la cui interpretazione della Scrittura, in particolare sulla giustizia per fede, fosse più simile alla loro. A livello di denominazione, ho seguito un corso sulla storia della chiesa avventista del settimo giorno che mostra che questo argomento era presente già nel 1888 alla sessione della conferenza generale di Minneapolis e causò dissenso tra i responsabili di chiesa. Deve dare grande piacere a Satana sapere che una dottrina così bella può anche causare tanto disaccordo.

Non penso che Paolo volesse sollevare un conflitto, anzi. Verso la fine della sua lettera scrive, «Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi» (Romani 15:1). Va avanti dicendo, «Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio» (v.7).

Leggendo le lezioni seguenti, tieni a mente il consiglio di Paolo. Abbi pazienza e accetta quei credenti che potrebbero credere diversamente da te. Io credo che un aspetto della fede sia credere che Dio, nella sua misericordia, continui a operare con i suoi figli e che il suo Spirito Santo operi sempre per guidarci a una più grande luce spirituale. Se gli altri non credono come te, sappi che lo Spirito di Dio non ha ancora finito con loro, o con te.

Domenica 8 ottobre

EVIDENZA

La legge degli ebrei?

di Andre Doneskey, Keene, Texas, U.S.A.

Atti 15:8–10

Alcuni cristiani oggi si chiedono quanta della legge ebraica dovremmo seguire oggi. Sono in buona compagnia. Anche i nostri padri cristiani si facevano questa domanda, considerandosi ancora ebrei. Nel libro degli Atti vediamo i membri più nuovi della fede cristiana che affrontano questa questione. La risposta viene dalla bocca di Pietro, che dice, «E Dio, che conosce i cuori, rese testimonianza in loro favore, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna discriminazione fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede. Or dunque perché tentate Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi siamo stati in grado di portare» (Atti 15:8–10). Questo «giogo» era la legge degli ebrei che avevano osservato.

Pietro dice che il giogo della legge ebraica era qualcosa che «né i padri nostri né noi siamo stati in grado di portare» (v.10). Questa dovrebbe essere una lezione per noi come cristiani di oggi. Anche i fondatori della nostra chiesa, anche coloro che avevano passato più tempo con Gesù Cristo nella carne, anche loro ammisero personalmente che non erano in grado di portare il giogo che era la legge ebraica. Se la legge era troppo per loro, sicuramente lo sarebbe anche per noi.

Gesù venne a salvare tutte le persone. La grazia di Gesù, la sua misericordia e il suo amore eterno era destinato a tutti senza distinzione di etnia, colore della pelle, costumi sociali, e così via. Gli ebrei sentivano da tanto tempo di essere gli unici a essere degni di ricevere i benefici dell’amore e le benedizioni di Dio. Credevano che gli altri — i gentili, e certamente gli odiati samaritani — fossero esterni agli occhi di Dio e dovevano essere trattati come tali dagli ebrei. Molti pensavano che l’unico modo in cui uno straniero potesse essere accettato dagli ebrei fosse se avesse adottato tutte le usanze e le pratiche ebraiche; ma non è così. Cristo venne a salvare sia i gentili sia gli ebrei. Questo è semplicemente perché siamo tutti figli di Dio. Siamo tutti amati da lui infinitamente, e quell’amore trascende le varie usanze e leggi degli ebrei alle quali si aggrappavano così disperatamente.

Mentre sembra facile per noi accettare che Dio venne a salvare tutti, ebrei e gentili (dopo tutto, Paolo lavorò quasi interamente per le anime dei gentili), gli ebrei del tempo trovavano difficile accettare questa cosa. Forse come moderni avventisti noi abbiamo problemi ad accettare gli altri che non adottano pienamente le usanze tradizionali degli avventisti. In casi del genere dobbiamo ricordare che Dio salva pienamente e al massimo.

Rispondi

  1. A volte, come avventisti, pensiamo delle altre religioni, delle altre denominazioni, e di altri stili di vita allo stesso modo in cui gli ebrei pensavano dei gentili ai tempi di Gesù?
  2. Dove dovrebbe essere il limite quando si tratta di accettare gli altri nella chiesa, e le pratiche con cui potremmo non concordare?
  3. Come possiamo rifiutare persone nella chiesa per il loro stile di vita e le loro pratiche eppure continuare a mostrare loro l’amore di Dio come cristiani?

Lunedì 9 ottobre

LOGOS

Nuovo vs Vecchio: qual è la differenza?

di Michael Gibson, Berrien Springs, Michigan, U.S.A.

Matteo 19:17; Ebrei 8:6; Giacomo 2:10; Apocalisse 12:17; 14:12

Il giovane ricco (Matteo 19:17)

Gesù venne su questa terra conoscendo la difficoltà che gli ebrei e i gentili avrebbero affrontato nell’accettare non solo lui come loro salvatore ma anche nell’accettarsi gli uni gli altri nella comunione fraterna dei credenti. L’interazione tra Gesù e il giovane ricco ci dà un’idea di questa stessa dicotomia. Il giovane ricco prima chiede a Gesù in Matteo 19:16, «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?» (corsivo aggiunto). Questo uomo stava cercando qualche «buona» opera da poter fare per avere la salvezza. La domanda che usò era basata su una convinzione sbagliata della legge di Levitico che il popolo ebraico seguiva da anni. Quando Dio istituì la pratica del sacrificio in Eden (Genesi 3:21) e la mandò avanti attraverso Mosè (Levitico 1), intendeva impartire un simbolo al suo popolo che li avrebbe guidati nella loro fede mentre cercavano una relazione con Dio.

Il sacrificio di un agnello senza difetti simbolizzava e indicava «l’Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo» (Apocalisse 13:8, ND). Eppure, nel corso delle centinaia d’anni in cui il popolo di Dio faceva sacrifici, avevano perso il vero significato di quello che indicava l’agnello senza difetti. Invece di trovare la loro fede e la loro speranza in Gesù, il popolo di Dio si concentrava sul compito di sacrificare un agnello come mezzo della salvezza. Quindi, il giovane ricco si avvicinava alla salvezza con un atteggiamento di «buone opere». Stava cercando da Gesù un procedimento passo per passo per compiere la sua parte dell’accordo. Nel versetto successivo, Gesù mette in dubbio la sua definizione di buono, dicendo, «Perché m’interroghi intorno a ciò che è buono? Uno solo è il buono» (Matteo 19:17a). Rispondendo in questo modo al giovane ricco, Gesù contesta delicatamente il modo in cui pensa alla salvezza alludendo al fatto che nessuna opera buona può portare il peccatore più vicino alla salvezza. Tuttavia, Gesù tiene ancora la legge, o i comandamenti, in grande considerazione concludendo, «Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti» (v.17b).

 

Interno vs esterno (Ebrei 8:6)

Quando la prima chiesa cominciò ad avere a che fare con il significato di essere un seguace di Gesù, cominciò a emergere un’immagine più chiara del piano della salvezza di Dio. L’autore di Ebrei scrisse chiaramente: «Ora però egli [Gesù] ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori promesse, del quale egli è mediatore» (Ebrei 8:6). Se c’è un patto migliore fondato su promesse migliori, ci deve essere un patto e una promessa spezzati che precedono il patto migliore. Cominciamo a vedere questi due patti svelati nei versetti seguenti. Il primo patto, o il vecchio patto, era una manifestazione esteriore (sacrificare fisicamente un agnello) per produrre un cambiamento interiore (conoscenza personale e fede nella salvezza di Dio). Ebrei 8:7 ci dice che c’era un difetto nel vecchio patto: non era osservato dal popolo di Dio. Ma Dio, nella sua infinita saggezza e misericordia, fornì un patto migliore, un nuovo patto. Questo patto sarebbe stato scritto sul cuore della gente (Ebrei 8:10). Dio cambiò il patto da una manifestazione esterna che doveva produrre un cambiamento interno a un nuovo patto che cominciava con un cambiamento interno (la legge di Dio scritta sul cuore della gente) che a sua volta avrebbe prodotto una manifestazione esterna dell’osservanza della legge. Quindi, quando Dio scrive la sua legge sul nostro cuore, osserviamo i comandamenti non allo scopo di ottenere la salvezza ma perché abbiamo già la salvezza attraverso la fede in Gesù.

Dov’è l’equilibrio? (Apocalisse 12:17; 14:12)

Finora abbiamo visto che un nuovo patto fu stabilito da Dio perché i suoi figli non sostenevano il primo patto. In che modo la prima chiesa bilanciava il nuovo patto con la legge di Dio nel concilio di Gerusalemme? Un modo in cui avrebbero potuto vedere la cosa era attraverso gli occhi di Giovanni il rivelatore. Esiliato sull’isola di Patmos, Giovanni ebbe una visione della sala del trono di Dio come nessun altro aveva mai visto prima. Giovanni vide un gruppo di persone con due caratteristiche distinte. Questo gruppo di persone custodiva i comandamenti di Dio e aveva la testimonianza di Gesù (Apocalisse 12:17). Più avanti, in Apocalisse 14:12, questo gruppo osservava i comandamenti di Dio ed era fedele a Gesù. Giovanni vede la risposta alla questione annosa della fede e delle opere, se i gentili dovessero essere ebrei per essere cristiani o no. Dio stesso ci mostra che la fede e le opere sono inseparabili. Coloro che sono veri custodi dei comandamenti di Dio hanno avuto un cambiamento interno, un’opera dello Spirito Santo nel loro cuore che produce fede in Gesù. Questa fede in Gesù, fede nel sacrificio sulla croce, dà al credente che si pente speranza di salvezza e produce in lui o lei opere buone che scorrono come una sorgente sulla montagna.

Rispondi

  1. Quali somiglianze vedi fra te e il giovane ricco?
  2. Cosa vuol dire oggi bilanciare il nuovo patto e le opere?
  3. C’è qualcuno nella tua vita con cui esiti a condividere il vangelo a causa delle vostre differenze culturali o religiose? Perché?

Martedì 10 ottobre

Testimonianza

Riguardo alla giustizia per fede

di Sasha Doneskey, Keene, Texas, U.S.A.

Esodo 20:1–17; Levitico 12, 16, 23

«Questo metodo di predicare il Vangelo caratterizzò l’opera [di Paolo] durante il suo ministero tra i Gentili. Egli pose sempre in rilievo la grandezza del sacrificio di Cristo sulla croce. Negli ultimi anni del suo ministero, Paolo dichiarò: “Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù qual Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servitori per amor di Gesù; perché l’Iddio che disse: Splenda la luce tra le tenebre, è quel che risplendé ne’ nostri cuori affinché facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo” 2 Corinzi 4:5,6 (Luzzi)».[1]

«Il pensiero che la giustizia di Cristo viene imputata a noi, non per qualche merito da parte nostra, ma come dono gratuito da parte di Dio, è un pensiero prezioso. Il nemico di Dio e dell’uomo non vuole che questa verità sia presentata chiaramente; perché sa che se le persone la ricevono pienamente, il suo potere sarà spezzato. Se può controllare le menti in modo che il dubbio e lo scetticismo e le tenebre compongano l’esperienza di coloro che dichiarano di essere i figli di Dio, egli può vincerli con la tentazione.

Quella fede semplice che prende Dio in parola dovrebbe essere incoraggiata. Il popolo di Dio deve avere quella fede che  afferrerà la potenza divina; “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” [Efesini 2:8]. Coloro che credono che Dio per il bene di Cristo abbia perdonato i loro peccati, non dovrebbero, attraverso la tentazione, fallire di continuare a combattere il buon combattimento della fede. La loro fede dovrebbe crescere più forte fino a che la loro vita cristiana, come anche le loro parole, dichiarerà, “il sangue di Gesù Cristo . . . ci purifica da ogni peccato” 1 Giovanni 1:7».[2]

«Il Signore Gesù è la nostra forza e la nostra felicità, il grande magazzino da cui, in qualsiasi momento, gli uomini possono trarre forza. Studiandolo, parlando di lui, diventando più e più in grado di contemplarlo — avvalendoci della sua grazia e ricevendo le benedizioni che ci offre, abbiamo qualcosa con cui aiutare gli altri. Pieni di gratitudine, comunichiamo con gli altri le benedizioni che ci sono state date gratuitamente. Ricevendo e impartendo in questo modo, cresciamo nella grazia; e una ricca corrente di lode e gratitudine scorre costantemente dalle nostre labbra; il dolce spirito di Gesù accende il ringraziamento nel nostro cuore, e la nostra anima è sollevata con un senso di sicurezza. L’affidabile, inesauribile giustizia di Cristo diventa la nostra giustizia per fede».[3]

Rispondi

  1. Alcuni di noi sembrino avere fede automaticamente, altri sono più scettici; perché?
  2. Hai fede completa in Gesù Cristo sempre, o quella fede a volte diventa più una speranza?

[1] Ellen G. White, Gli uomini che vinsero un impero, pp.130,131.

[2] Ellen G. White, Gospel Workers (1915), p. 161.

[3] Ellen G. White, Our Father Cares, p. 219.

Mercoledì 11 ottobre

COME FARE

Le armi della luce

di Kylie Kurth, Indianola, Iowa, U.S.A.

Atti 15:5–29; Romani 13, 14

La Bibbia ci ricorda che anche gli ebrei avevano difficoltà con l’idea di giustizia per fede. Nella nostra disattenzione dimentichiamo che non abbiamo il potere di salvare noi stessi. Se ce l’avessimo, Gesù sarebbe morto invano (Galati 2:21). Non possiamo percorrere il sentiero della giustizia senza la guida di Dio, ma non dobbiamo preoccuparci perché non siamo mai da soli. Il futuro immediato è buio, ma egli è la luce che brilla sul nostro lungo viaggio pericoloso. Quali sono i passi successivi per andare avanti nella fede nonostante le tenebre che abbiamo davanti?

Prendi la tua attrezzatura. Romani 13:12 afferma, «La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce». Il più delle volte, prendiamo le nostre decisioni senza consultare Dio. Fai che la tua prima azione ogni giorno sia significativa pregando che lo Spirito Santo guidi tutti i tuoi pensieri e le tue decisioni. Indossa le armi della luce, e sarai in pace sapendo che Dio ha tutto sotto controllo, perché «ciò che brama lo Spirito è vita e pace» (Romani 8:6).

Usa la tua bussola. Dio ci ha lasciato lo strumento essenziale per determinare la direzione: la Bibbia. Immergiti fedelmente nella sua Parola per scoprire le risposte. Secondo Paolo, tutto quello che crediamo è tra noi e Dio e dovrebbe essere dettato dalla fede (Romani 14:22, 23). Riesamina quello che credi secondo le risposte che sono state poste nel tuo cuore dalla mano di Dio. Tieni a mente che dovremmo aiutare gli altri lungo la via, facendo attenzione a non forzare le nostre credenze sugli altri.

Cerca l’acqua. Viaggiando nel deserto, le piante e gli animali sono segni di una fonte d’acqua vicina. L’acqua è la prima cosa che si dovrebbe ottenere per sopravvivere. Cerca quotidianamente «la sorgente delle acque vive» (Geremia 17:13). Gesù disse alla donna al pozzo che non avrebbe avuto mai più sete se avesse bevuto l’acqua viva, lo Spirito Santo (Giovanni 4:14). I cristiani di oggi possono prosperare ricordando i fiumi di acqua viva che scorrono nel nostro cuore.

In Atti 15:9, Pietro disse, «[Dio] non fece alcuna discriminazione fra noi e [i Gentili], purificando i loro cuori mediante la fede». Non abbiamo bisogno di portare il peso della giustizia sulle nostre spalle, perché la grazia di Dio copre le nostre mancanze. La giustizia per fede è un dono incredibile di Dio; dobbiamo solo accettarlo.

Rispondi

  1. Perché la giustizia per fede è importante? Cosa dice Giacomo di fede e opere?
  2. Ti capita di dimenticare di avere fede nei piani di Dio? Con questo in mente, come puoi aiutare altre persone con lo stesso atteggiamento mentale?
  3. Hai mai cercato di forzare Dio o quello che credi su qualcuno? Come fare diversamente?

Giovedì 12 ottobre

OPINIONE

La chiesa non è un culto, è una famiglia

di DeAndra Merrills, Keene, Texas, U.S.A.

Galati 1:1–12

Nel ventunesimo secolo, ci sono persone che ancora si aggrappano al vangelo delle origini umane piuttosto che dell’origine divina. Paolo, scrivendo ai Galati, evidenziò questo stesso difetto nel loro periodo storico. Scrive, «Mi meraviglio che così presto voi passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Ché poi non c’è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo» (Galati 1:6,7). Nella chiesa dei primi tempi, molte persone credevano che un gentile per essere salvato dovesse prima convertirsi all’ebraismo. Questo dopo fu rovesciato; ma molti ci si aggrappano ancora. Penso che perfino oggi — nel 2017 — le persone abbiano a cuore la mentalità che per essere salvati tutti debbano prima diventare avventisti.

Penso che alcuni non-avventisti si facciano prendere dal fraintendimento presentato dai media sul fatto che la chiesa è come un culto: norme, regolamenti, codici d’abbigliamento, programmi, ecc.. E se ti allontani dalle linee guida presentate, sei estromesso. Certo, molti aspetti della nostra chiesa potrebbero sembrare settari, come l’andare in chiesa il sabato, non mangiare alcune carni: cose che ci diversificano fortemente dagli altri. Ma che dire su quanto possa apparire settaria la nostra difficoltà, a volte, di relazionarci con persone esterne alla chiesa? L’opposizione «noi»/«mondo»?

Al sentire l’espressione «non avventista», che cosa si accende nel nostro cervello? La lampadina dell’allarme rosso o quella dell’opportunità da cogliere? «Non avventista» non corrisponde a pagano. Può voler dire cristiano, senza denominazione, o qualcuno che sta semplicemente cercando risposte e deve ancora allinearsi con una religione. L’amore di Dio e la sua salvezza non si basano sul fatto che tu abbia firmato o no sul tuo certificato di battesimo. Il suo amore non conosce limiti, va oltre le porte chiuse della nostra chiesa.

So che quando i «non credenti» vengono in chiesa, li salutiamo e sorridiamo, ma che succede fuori dalla chiesa? Da bambini ci viene detto di mostrare sempre Gesù con le nostre parole e azioni — di testimoniare. È chiedere troppo andare oltre i limiti della testimonianza e fare amicizia?

Serviamo un Dio misericordioso, gentile, amorevole, clemente: egli è davvero incredibile. Lo serviamo e l’amiamo e aspiriamo al giorno in cui lo vedremo faccia a faccia. Egli ci ha assegnato la missione di raccontare il suo amore a tutti, siano essi convertiti o meno.

Rispondi

  1. Quante volte ho perso l’opportunità nella mia vita di tutti i giorni di andare oltre la testimonianza e fare amicizia con qualcuno che non è avventista?
  2. Cosa posso fare per mostrare l’amore di Dio e aprire le braccia a chi mi circonda?
  3. Perché pensi vada o non vada bene accettare Gesù senza diventare un «ebreo»?

Venerdì 13 ottobre

ESPLORAZIONE

Patti: allora e adesso

di Maylan Schurch, Renton, Washington, U.S.A.

Genesi 17:10, Levitico 12, Matteo 15:6, Atti 15:1 – 12

CONCLUSIONE

Fin da quando Paolo ha scritto le sue lettere appassionate e a volte difficili da capire riguardo alla tensione tra legge e grazia, alcuni cristiani hanno avuto delle domande. Una è, «Se sono salvato solo attraverso la fede in Gesù, quanta della legge devo osservare?» Un’altra è, «Come devo trattare qualcuno che dichiara di essere un credente ma le cui idee e azioni sembrano rispondere molto poco a quella che credo essere la verità, e alle usanze religiose che penso siano importanti?» La risposta è di tenere i nostri occhi fissi su Gesù e la potenza promessa del suo Spirito per vincere.

PROVA A

  • Considera il patto di Dio con noi, descritto in Genesi 6:18, 15:18, 17:10. Conosci qualche altro tipo di contratto, nella nostra società, che abbia caratteri simili?
  • Disegnare un diagramma del tabernacolo e del cortile, inclusi tutti gli arredi, e usare penne o matite di colori diversi per tracciare le azioni e i movimenti del sommo sacerdote il giorno dell’espiazione.
  • Studiare la traduzione del capitolo «Shabbat» nella Mishnah, norme rabbiniche che sarebbero state in vigore ai tempi di Gesù. (Vedi il link sotto). Cerca di determinare le motivazioni spesso sincere dei rabbini mentre formulavano queste linee guida. Secondo Gesù (Matteo 15:6), molte di queste tradizioni invalidavano le stesse leggi di Dio. Ecco un link al capitolo della Mishnah: http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Talmud/shabbat7.html
  • Iniziare una discussione sui social media su Atti 15:1–12, che racconta la decisione del concilio di Gerusalemme su cosa richiedere agli stranieri al posto della legge di Mosè. Il versetto 20 elenca solo quattro requisiti (astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dalla fornicazione, dagli animali soffocati, e dal sangue). Perché questi quattro e non di più?
  • Iniziare una discussione sui social media sul paragrafo precedente: visto che tre delle quattro proibizioni del concilio non sono proprio valide per il cristianesimo occidentale moderno, Paolo sceglierebbe quattro cose diverse se stesse predicando oggi? Se sì, quali quattro potrebbero essere?
  • Come comprenderesti Levitico 12, che sembra discriminare ingiustamente contro le neonate femmine, le cui madri richiedono il doppio del tempo di impurità e purificazione dopo il parto di quelle con neonati maschi? Fai una ricerca.
  • Scrivi una poesia di quattro versi in rima che spiega la relazione tra legge e grazia.

CONSULTA

Ellen G. White, La Speranza dell’uomo, p. 294 e seguenti.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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LEZIONI E MANUALI PER ANIMATORI IN ALTRE LINGUE

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