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SdS CQ (College Quarterly) Primo Trimestre 2018 – 09

Lezione 09

24 febbraio – 2 marzo 2018

Offerte di riconoscenza

«Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna» (Giovanni 3:16)

Sabato 24 febbraio

INTRODUZIONE

Giallo senape

di Lisa Hermann, Nashville, Tennessee, U.S.A.

1 Pietro 4:10

Al termine del mio internato medico, mi preparai per un anno di specializzazione a Baltimora. Mio marito e io affittammo la nostra casa a una studentessa straniera che aveva appena finito all’università di Yale. Sembrava un’inquilina perfetta. Eravamo appena arrivati a Baltimora, però, quando la giovane donna chiamò… con la notizia che il suo visto di lavoro non andava bene e che doveva tornare immediatamente nel suo paese.

Il deposito e il primo mese di affitto che aveva pagato ci fecero arrivare a luglio e parte di agosto, ma presto avevamo un disperato bisogno di un inquilino che potesse impegnarsi per tutto l’anno. Alla fine, una coppia di mezz’età decise che voleva la nostra casa, con una lista di richieste precise. Togliemmo la lavatrice e l’asciugatrice, vuotammo l’attico, e lasciammo che dipingessero la nostra casa in una tonalità di giallo senape. Non era l’ideale, ma il mutuo non si sarebbe pagato da solo, quindi accettammo.

Quando ci preparammo a tornare a casa un anno dopo, scoprimmo che non tutte le stanze erano state dipinte della tonalità che avevamo concordato, e che la moquette aveva bisogno di una pulizia estrema. Facemmo ridipingere il bagno ai nostri inquilini per coprire un arancione atroce, e il deposito pagò per la pulizia della moquette. Ancora non ci piaceva il giallo senape che ora ricopriva la nostra casa, né quanto fosse stata imbiancata a casaccio, ma ringraziammo Dio per le soluzioni che si erano trovate!

Essere un buon amministratore vuol dire prendersi cura di qualcosa come se fosse tua. L’amministrazione inizia con il principio di base che niente di quello che abbiamo è nostro. Ci è stato affidato tutto da Dio. Una volta capito e accettato quel principio, il concetto di amministrazione è facile da capire e applicare.

Dio come si sente quando abusiamo del nostro corpo e della nostra mente, quando macchiamo la sua terra e lasciamo macchie e cicatrici gli uni sugli altri? Se guardiamo dalla prospettiva che Dio ci ha affidato la nostra mente, il nostro corpo, la nostra famiglia, la chiesa e perfino la terra stessa, fino al suo ritorno, vediamo che essere un buon amministratore vuol dire prendersi cura di quelle cose. Con quella prospettiva, possiamo usare ogni briciola alla gloria di Dio.

In 2 Corinzi 9:6, Paolo dice, «Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente». Ognuno di noi ha risorse diverse: tempo, salute, ricchezza, contatti, talenti e altro. Sono tutti doni di Dio per il nostro benessere, ma anche vantaggi che possiamo usare alla gloria di Dio. Traiamone il massimo oggi.

Domenica 25 febbraio

LOGOS

Dov’è il tuo tesoro

di Tompaul Wheeler, Nashville, Tennessee, U.S.A.

Matteo 6:19–21; Luca 21:1-4; 2 Corinzi 5:7; Ebrei 10:34

Camminare per fede (2 Corinzi 5:7)

Le persone spesso immaginano che tutto quello che serve per raggiungere un obiettivo sia una qualche formula vincente, o una procedura, un portafortuna o un incantesimo. Per contro, molti cristiani temono che la loro salvezza possa essere perduta basandosi su un qualche semplice errore, applicato in maniera categorica. In pratica immaginano Dio che scorre una lista di comportamenti giusti e sbagliati e che annota, «Ha dimenticato di mettere la cravatta in chiesa 16 dicembre 2017 — Respinto».

La Bibbia dipinge un’immagine della salvezza che si basa sulla relazione, non sui rituali. Dalla denuncia da parte di Isaia delle offerte e dell’osservanza del sabato con intenzioni sbagliate (1:11, 13) all’avvertimento di Gesù che «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore!” entrerà nel regno dei cieli» (Matteo 7:21), è chiaro che la fede non è una lista di cose da fare, ma un atteggiamento continuativo, radicato in una relazione. È un atteggiamento che porta alla crescita del carattere e a un profondo collegamento e comprensione del nostro Padre celeste, ma non dobbiamo confondere il deflusso della fede con la fede stessa. La fede è fidarsi del quadro generale che Dio ha dipinto quando i piccoli dettagli non sembrano avere senso.

Molti cristiani hanno sentito le parole di Paolo «poiché camminiamo per fede e non per visione» (2 Corinzi 5:7) così tante volte che sembra un cliché. La verità è che il mondo non offre garanzie. Possiamo pianificare la nostra vita all’ennesima potenza, ma alla fine, fidarsi di Dio è l’unico modo che offre una qualche sicurezza autentica. Quando si tratta di questioni di amministrazione — di tempo, energia e denaro — Gesù richiede un impegno totale. La nostra impresa potrebbe faticare. La nostra salute potrebbe frantumarsi. Il nostro tempo potrebbe sfuggire. Ma quando diamo a Dio il nostro impegno, la nostra ricchezza e la nostra forza, egli ci restituisce dividendi molto più alti di qualsiasi investimento potremmo fare per conto nostro.

Molti cristiani trovano che seguire Gesù rende la loro vita più complicata, più carica di difficoltà e incertezza; ma Gesù li sostiene. Il denaro si moltiplica; lo Spirito li ravviva; e Dio provvede a tutti i loro bisogni, incommensurabilmente.

Una vedova potente (Luca 21:1-4)

È una scena sbalorditiva, intensa, che inizia in modo banale. Nel tempio con i suoi discepoli, solo pochi giorni prima che la classe dirigente religiosa lo faccia uccidere, Gesù è spettatore delle dimostrazioni di ricchezza dell’élite, che porta ingenti donazioni al tempio.

Un momento molto più umile, però, attira l’attenzione di Gesù. Una vedova, che ha perso la famiglia, la casa, il prestigio e la ricchezza — tutti gli elementi su cui contava per la sopravvivenza — mette le poche risorse che le restano nella cassa delle offerte. I ricchi hanno donato per mettersi in mostra ed elevare il proprio status, con un avanzo abbondante per vivere lussuosamente. Ognuno dei «due spiccioli» equivale a un decimo dello stipendio di un’ora — la più piccola quantità di denaro immaginabile. Per i ricchi, due spiccioli erano soldi che non avrebbero raccolto da terra, camminando per la strada. Per la vedova, era tutto quello che le era rimasto.

Gesù dichiara che la vedova «ha messo più di tutti». È un commento in sintonia con tantissime altre parole di Gesù e della Scrittura: «Beati i poveri in spirito» (Matteo 5:3); «Chi ha pietà del povero presta al Signore» (Proverbi 19:17); la parabola del gran convito (Luca 14:12-14). Ma c’è qualcosa di questa scena che spicca. Le qualità personali e il tocco, quando Gesù eleva la più umile delle donne al più grande onore, ci ricorda che «il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore» (1 Samuele 16:7).

Questo porta alla mente un altro versetto conosciuto: «Perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore» (Matteo 6:21). Ricerche recenti hanno scoperto che spendere il denaro per delle esperienze, piuttosto che per beni materiali, fornisce una felicità maggiore e più duratura. Anche se il buonsenso potrebbe indicare che un momento passeggero favorisca una felicità più passeggera di un prodotto tangibile a cui puoi tornare ripetutamente, le ricerche hanno trovato che i beni materiali, per quanto siano impressionanti, diventano solo «tappezzeria» per noi. Quando investiamo nelle amicizie, momenti e nel regno di Dio, scaviamo un pozzo da cui possiamo bere ripetutamente.

Controllo motivazionale (Proverbi 16:2; Matteo 6:1-4; 1 Corinzi 4:5; 2 Corinzi 9:7)

«Dio ama un donatore gioioso» — ma si sta avvicinando la scadenza del mutuo. Dovremmo restituire le nostre decime e offerte — ma possiamo fidarci che gli uomini le spendano bene?

È facile diventare pratici e cinici in tema di amministrazione, ma lo stesso Dio che sceglie di compiere i suoi obiettivi attraverso mezzi umani — inclusi te e me — ci invita a donare con gioia.

Poi c’è questo consiglio: «Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 6:1). Poche parole di Gesù tagliano come queste. Dio vede oltre il nostro atteggiamento esteriore. Un bell’abito (Dio è buono!). Una carica di chiesa desiderata (Sono solo felice di poter restituire qualcosa). Paolo dichiara che quello che è nascosto, Dio lo porterà alla luce: incluse le nostre motivazioni (1 Corinzi 4:5). Quando serviamo Dio, facciamolo con amore, gratitudine e un desiderio di migliorare la vita degli altri. Farlo contribuirà a far crescere dentro di noi l’unica gioia che dura.

Rispondi

  1. Servire Dio e il prossimo, come può edificare la tua felicità?
  2. Perché Dio chiede un decimo del nostro denaro e un settimo del nostro tempo? Cosa potrebbe rendere queste quantità dei punti di partenza ideali?
  3. Come possiamo bilanciare il servire gli altri con i nostri bisogni personali? Qual è il modo migliore per «amare il tuo prossimo come te stesso»?

Lunedì 26 febbraio

TESTIMONIANZA

Pagare vs. Dare

di Yaniz Seeley, Ooltewah, Tennessee, U.S.A.

Numeri 18:28; Matteo 23:23

«Dio ha voluto che la proclamazione del Vangelo dipendesse dal lavoro e dai doni del suo popolo, che offerte volontarie e la decima costituissero le risorse dell’Opera del Signore. Di tutti i mezzi affidati all’uomo, Dio richiede una certa parte: la decima. Tutti sono lasciati liberi di decidere se dare o no più di questo. Ma quando il cuore è sensibilizzato dall’influsso dello Spirito Santo, e si fa il voto di dare una certa somma, chi ha fatto la promessa non ha più nessun diritto sulla parte consacrata». [1]

L’ultima estate prima di iniziare la specialistica, ebbi l’opportunità di fare un viaggio missionario di tre settimane in Messico, a Cancun, nientemeno. Decisi di andare e raccolsi il denaro nel giro di poche settimane. Arrivata, mi furono presentati il pastore e gli anziani della chiesa in cui avrei collaborato per un’intera campagna evangelistica.

Potrei condividere tantissime esperienze, ma una conversazione mi è rimasta impressa. Ero in macchina con uno dei pastori locali e due studenti. Stavamo tornando all’albergo dopo aver passato la mattina al mare. La nostra conversazione si spostò sul tema delle decime e delle offerte e la chiesa avventista negli Stati Uniti.

Parlo spagnolo abbastanza fluentemente, ma ben lontana dalla perfezione. Spiegai al pastore il processo delle donazioni all’interno della chiesa e le pratiche generali che avevo osservato. Poi, chiesi delle pratiche riguardanti la decima in Messico.

Ora, ricorda, il mio spagnolo non è perfetto. Nella mia esperienza, le espressioni «pagare la decima» e «dare la decima» sono state usate in modo intercambiabile nell’ambito della chiesa, dei libri e nella lingua parlata. Quindi, quando chiesi al pastore, andai automaticamente sulla prima: «pagare la decima e le offerte».

Il pastore rispose, «Beh, prima di tutto, nessuno di noi “paga le decime e le offerte”. La diamo. È già del Signore, quindi come potremmo mai pagarla? La restituiamo».

Non ricordo nient’altro di quello che disse lungo quel viaggio.

Ora mi chiedo se il mio linguaggio impreciso — cioè, se «pago» la decima e le offerte o se la «do» — abbia un effetto sul modo in cui vedo Dio in relazione a me stessa? Ha un effetto sulla mia umiltà in risposta alla sua bontà?

«Il Signore non ha bisogno delle nostre offerte. Non lo arricchiamo con i nostri doni. Il salmista dice: “Tutto viene da te; e noi t’abbiam dato quello che dalla tua mano abbiam ricevuto”. 1 Cronache 29:14. Dio ci offre la possibilità di manifestare il nostro apprezzamento per le sue benedizioni mediante il nostro impegno nell’estenderle ad altri. È questa l’unica via per manifestare a Dio il nostro amore e la nostra gratitudine. Egli non ne ha previsti altri». [2]

[1] Ellen G. White, Gli uomini che vinsero un impero, p. 47

[2] Ellen G. White, Consigli sull’economato cristiano, p. 15

Martedì 27 febbraio

EVIDENZA

Quanto ci spingiamo per amare?

di Werner Carrasco, Roseville, California, U.S.A.

Matteo 25:40

Il momento in cui Gesù è morto, l’umanità si è confrontata con l’estremo magnanimo dell’abnegazione. Teoricamente si potrebbe parlare di altruismo, ma saremmo spinti a praticarlo? Qual è il limite della benevolenza di una persona?

Guardando Gesù, si può aggirare quel punto particolare a causa dell’effetto opposto che può avere: apprezziamo la morte di Gesù solo alla luce di come ha salvato noi. In altre parole, lo stesso evento che ha dimostrato l’Amore perfetto “incentrato sugli altri”, crea in noi il pericolo dell’egocentrismo. Siamo in pericolo di fare del suo sacrificio un mezzo per raggiungere un fine nostro.

Eppure, siamo invitati a «contemplarlo» e «guardarlo». In questo modo, saremo «trasformati» nella sua immagine (2 Corinzi 3:18). Cos’è che rende quell’azione particolare così importante?

Facciamolo per un momento. Guardiamolo. Non per cercare di provare qualcosa, ma semplicemente per studiarlo quasi scientificamente. Cosa vediamo? Visitando i molti episodi della sua vita, incontriamo qualcuno di straordinariamente eccezionale. Gesù parlava di un amore che prima di allora era praticamente sconosciuto dalle filosofie e dalle religioni antiche (anche oggi è così). Predicava e incoraggiava la morte dell’io. Insegnava i più alti ideali su cosa significhi amare: «Ama il tuo prossimo come te stesso» (Matteo 22:39). «Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano» (Luca 6:27). «Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici» (Giovanni 15:13). L’atto che lo portò alla croce fu il completamento di una vita a costruire, incoraggiare, guarire e fare il bene. Preferiva morire piuttosto che offendere qualcuno. In effetti, è morto, piuttosto che offendere qualcuno. Momenti prima del suo ultimo respiro, i suoi pensieri erano per le stesse persone che lo avevano messo a morte, cercando la loro assoluzione.

Tutto questo, quanto ci spinge e motiva verso la pratica dell’amore? Be’, sembra, fino alla tomba.

La vera amministrazione è questo; in un mondo infestato dall’odio, dove anche quelli che si dichiarano cristiani chiedono morte e distruzione, Gesù spicca come la personificazione di pace e amore. È questo che vuol dire essere «come» lui. Essere «trasformati» in quella stessa «immagine». Il mondo dovrebbe vederlo per come è. Il mondo imparerebbe come amare il prossimo, a prescindere dal colore, dall’etnia o dalla religione. Quando usiamo i nostri talenti per visitare chi si trova in prigione, per dare da mangiare agli affamati, per rivestire chi è nudo e per prenderci cura di chi soffre, iniziamo a emulare l’uomo sulla croce — e il mondo viene cambiato. Entriamo nel regno di Dio. Diventiamo veramente un «servo fedele».

Amministrazione è grazia. Amministrazione è amore.

Rispondi

  1. Riesci a pensare a qualcun altro nella Bibbia che ha vissuto una vita di amore come Gesù?
  2. Cosa pensi che volesse dire Gesù quando ha detto, «Io ho detto: voi siete dèi» (Salmi 82:6; Giovanni 10:34)?
  3. Cosa della tua vita ti rende un potenziale «buon» guardiano (amministratore) dei tuoi doni?

Mercoledì 28 febbraio

COME FARE

Sii come Arland Williams

di Johanna Bjork, Bismarck, North Dakota, U.S.A.

Matteo 4:1-11; Marco 10:2-12; 14:43-45; Romani 3:23

Il 13 gennaio 1982, il volo Air Florida 90 precipitò nel ghiacciato fiume Potomac. Un elicottero della U.S. Park Police arrivò sul posto e iniziò a gettare funi di salvataggio ai pochi sopravvissuti che stavano congelando.

Uno dei primi a ricevere la fune fu Arland Williams, ma Williams la passò al prossimo passeggero. Ancora e ancora lasciò che altri fossero salvati prima di lui. Quando tutti gli altri sopravvissuti erano saliti sull’elicottero, Williams era deceduto a causa del gelido Potomac.

Quando Gesù venne sulla terra, mise piede in un mondo di peccato (Romani 3:23). Gesù si stancò, fu tentato nel deserto (Matteo 4:1-11), messo alla prova dai farisei (Marco 10:2-12), e alla fine tradito dalla sua cerchia (Marco 14:43-45).

Gesù avrebbe potuto afferrare la «fune di salvataggio» e fuggire dalle tenebre del nostro mondo, ma restò a fianco di quelli che annaspavano nelle tenebre, nel peccato, nella tristezza, nella depressione e nella solitudine.  Restò con quelli che sarebbero stati perduti. Poi, nel momento finale, diede a noi la sua «fune di salvataggio».

Nell’impeto del momento, la via per andare avanti può sembrare spaventosa. Potremmo bloccarci dove ci troviamo, senza sapere da che parte voltarci o come mostrare Gesù a qualcuno sopraffatto dal dolore e dalle prove del mondo. Come possiamo confidare in Gesù e condividere la sua «fune di salvataggio» con gli altri?

Fai attenzione a come ti avvicini a una situazione. A volte non possiamo comprendere l’orribile tristezza o oscurità che può inghiottire un amico, un caro o uno sconosciuto. Dobbiamo fare molta attenzione quando offriamo assistenza e consigli.

Sappi quando è meglio cercare un aiuto esterno. Dobbiamo sapere quando è il momento di allontanarci da una situazione e cercare vie di aiuto esterne.

Prega sempre. Non sappiamo quali sono i piani di Dio per noi. Quella che pensiamo sia una scelta o una strada corretta potrebbe non esserlo. Questo è vero per quelli che stiamo cercando di aiutare e nella nostra vita (1 Tessalonicesi 5:16-18).

Rispondi

  1. Cosa hai fatto questa settimana per uscire dal tuo mondo per aiutare un altro, anche se su piccola scala (Marco 10:13-16)?
  2. Siamo stati gentili con quelli che ci hanno fatto un torto, preso in giro o rimproverato? (Luca 23:34).

Giovedì 1 marzo

OPINIONE

Generosità sconsiderata

di Bryant Fernando Rodriguez, Collegedale, Tennessee, U.S.A.

2 Corinzi 9:6; Giacomo 4:12

Quando mia madre dà del denaro, le piace arrotolare le banconote in piccoli cilindri, rendendo più difficile vedere quanto viene offerto. Un giorno incontrò un mendicante e gli offrì del denaro. Lui vide un dollaro, ma in realtà mia madre stava offrendo due dollari arrotolati.

Con sdegno, l’uomo le disse, «Sono stato qui tutto il giorno e mi dai solo un dollaro?»

Mia madre fu scioccata dal tono prepotente del mendicante. Lei ridacchiò e prese dalla borsa il suo dollaro rimanente, e glieli diede tutti e tre. «Meglio», disse lui.

L’ingratitudine pervade la nostra società consumistica, e infetta sia il mendicante di strada sia il santo seduto sulla panca in chiesa. L’ingratitudine è malvagia perché dice a Dio: «Quello che mi offri non è abbastanza. Mi stai dando un dollaro, ma mi merito di più per tutto il mio duro lavoro». L’ingratitudine rende più difficile ricevere e apprezzare le benedizioni di Dio.

Questo monologo interiore potrebbe non essere esplicito, ma risiede profondamente nel cuore di molti santi sulle panche della chiesa. Per quelli che hanno lavorato nella casa del Padre tutta la loro vita e hanno goduto di una lunga carica come cristiani, la generosità di Dio è offensiva. L’amore e le benedizioni di Dio sono cose offensive, perché troppo spesso vanno a chi è indegno. L’ingratitudine non solo rende più difficile ricevere personalmente le benedizioni di Dio, ma rende anche le persone bramose del bene che Dio concede ad altri.

Sarà posto rimedio a questa ingratitudine bramosa quando ci rendiamo conto che Dio è un pessimo investitore. Le risorse di Dio — costose e preziose — sono riversate in questo mondo in continuazione e dovunque. Le Scritture indicano che sia che siano giusti o ingiusti, Dio fa piovere benedizioni generose e buone sui suoi figli (Matteo 5:45). Eppure quanti gli resistono, lo respingono e lo rifiutano? Quanti useranno i benefici di quelle benedizioni per opporsi attivamente a Dio o per disprezzare la sua bontà?

Ma, ancora più vicino a noi, quanti santi riceveranno la grazia e agiranno in modo malvagio? O quanti, come il mendicante incontrato da mia madre, dichiarano che la generosità di Dio non è un compenso adeguato per il loro sforzo? Dio non è un investitore; Dio è un Salvatore e un Padre, e i genitori sanno che quello che danno ai loro figli non può mai essere ripagato, ma lo danno ugualmente.

In risposta alla generosità sconsiderata di Dio, i discepoli impegnati devono coltivare la riconoscenza ed essere mezzi per le risorse di Dio. Dio dà a noi e poi noi diamo parte del nostro tempo e delle nostre cose. La generosità sconsiderata non può mai essere capitalistica, e non è sempre redditizia, ma spesso è un po’ dolorosa. È scomoda, ma non è questa la via della croce?

Rispondi

  1. In che modo la generosità sconsiderata di Dio ha giovato alla tua vita? Hai mai amministrato male le sue benedizioni o richiesto più di quello che ti ha dato?
  2. Che tipo di donare è più facile per te? Perché? Che tipo di donare è più difficile per te? Perché?

Venerdì 2 marzo

ESPLORAZIONE

Un atteggiamento di gratitudine

di Sharon Pallat, Bangalore, Karnataka, India

Colossesi 2:6-7

CONCLUSIONE

La buona gestione cristiana viene dal comprendere che non siamo qui senza ragione e che abbiamo tutti uno scopo e un ruolo nel bellissimo piano di Dio. Diventare come Cristo dovrebbe essere il nostro obiettivo. Il vero altruismo viene solo riflettendo sul carattere di Cristo e ci migliora per renderci in grado di compiere il nostro vero scopo. I nostri talenti potrebbero essere diversi dagli altri, ma tutto funziona insieme per uno stesso motivo divino. È un tale onore essere anche solo una piccola parte di questa storia enorme! Un cuore pieno di gratitudine ci permette di praticare un amore come quello di Cristo (vedi Matteo 5:43-48).

PROVA A

  • Fare lo schizzo di una persona (dalle il tuo nome) e scrivere su ogni parte del corpo il talento che Dio ti ha dato da usare per la sua gloria (per esempio, indica la gola per mostrare che puoi cantare). Appendilo sul muro dove puoi vederlo per ricordarti di usare quei talenti.
  • Ascoltare l’inno «A te», su https://youtu.be/fKTNI37WDUc.
  • Tenere un diario per documentare le aree del tuo atteggiamento su cui stai lavorando e nota ogni avvenimento che ti aiuta a migliorare e a vincere le tue debolezze.
  • Offrirti di pregare per qualcuno (potresti anche realizzare una spilla o una maglietta con la domanda, «Posso pregare per te?») più spesso possibile.
  • Fare una lista delle cose che Dio ti ha concesso in risposta alle tue preghiere e riflettere se le hai usate per portargli gloria.
  • Scrivere quello che capisci dalla parola «dominate» (Genesi 1:28) e riflettere su come puoi metterla in pratica nel tuo contesto.
  • Ascoltare e guardare, se conosci l’inglese, il sermone «Love Supreme» di Doug Batchelor (https://www.youtube.com/watch?v=JdkHn3jGRtE).

CONSULTA

  • Matteo 25:14–30, la parabola dei talenti
  • Ellen G. White, To Be Like Jesus, «Pray to Reflect Christ’s Unfathomable Love».

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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LEZIONI E MANUALI PER ANIMATORI IN ALTRE LINGUE

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