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SdS CQ (College Quarterly) 4° tr. 2018 – 08

Lezione 8

17-23 novembre

Uniti nella fede

«In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati»

(Atti 4:12)

Sabato

INTRODUZIONE

Giocare secondo le regole

di Pauline Otieno, Kisumu, Kenya

Atti 4:12

Il calcio è un gioco diffuso in tutto il mondo, che attira l’attenzione di giovani e vecchi anche negli angoli più miseri dei villaggi remoti. Ma il calcio è un gioco di regole. Per i giocatori nelle leghe nazionali, regionali o mondiali, il gioco viene con una serie di regole alle quali ogni giocatore deve attenersi per partecipare con successo.

Se sei un giocatore e non conosci le regole di base del gioco, potresti anche non sapere come giocare con successo. Per questo motivo, sono stati pubblicati molti libri e riviste sui segreti per giocare bene a calcio, abilità dei portieri e altro. Onestamente, il gioco del calcio sarebbe ingiusto senza le regole. Ogni anno, FIFA in associazione con l’International Football Association Board (IFAB), pubblica «Il regolamento del gioco del calcio».

Il regolamento guida i giocatori su varie questioni riguardanti, fra le altre, il campo di gioco, il pallone da calcio, il numero di giocatori, l’equipaggiamento necessario e altro. Al momento, ci sono 17 regole per giocare con successo a calcio, e ogni giocatore sul campo deve osservarle. Il regolamento di calcio definisce in cosa credono i tifosi, proprio come noi avventisti abbiamo La confessione di fede che definisce in cosa crediamo.

In un campo di calcio, il regolamento unisce i giocatori per uno svolgimento specifico. I giocatori vengono da contesti sociali diversi, ma quando sono sul campo, seguono insieme le regole per un obiettivo comune. Sulla questione della salvezza, Dio fornisce le regole del gioco. La Bibbia fornisce un resoconto dettagliato di ciò che Dio si aspetta da noi. Più importante, Cristo è il nostro arbitro, e opera affinché quanto avviene sia fatto nel migliore dei modi.

Come avventisti, sappiamo di avere ricevuto da Dio la Bibbia, che contiene le indicazioni per una vita cristiana piena; la salvezza non è un gioco, ma le nostre vite sono in gioco! Per questo Dio nella Bibbia di dà delle indicazioni ed è nostro obiettivo comune, in quanto credenti, seguirle. Potremmo venire da etnie diverse, paesi e regioni del mondo diverse, ma siamo uniti nella fede come un solo popolo con un obiettivo comune: raccogliere la ricompensa del regno eterno di Dio, attraverso l’osservanza degli insegnamenti biblici. Questo è possibile quando restiamo leali a Cristo e seguiamo il regolamento di gioco.

In una partita di calcio, l’arbitro prende la decisione finale. Ogni giocatore che mette in dubbio la decisione dell’arbitro «può essere soggetto a sanzioni ulteriori semplicemente per la contestazione».[1] Riguardo alla nostra salvezza, Cristo ha l’ultima parola. Fortunatamente, egli è in grado di accettarci come suoi a prescindere dal nostro contesto sociale. Questa settimana, studiamo i pilastri biblici che formano le nostre dottrine e definiscono il nostro percorso come avventisti in tutto il mondo.

[1] «What Are the Rules? The 17 Laws of Soccer Explained», tratto da http://www.syossetsoccer.org/home/683808.html

Domenica

EVIDENZA

Remissione dei peccati per tutti

di George Otieno, Homa-Bay, Kenya

Atti 10:43

Per un periodo di quasi 2000 anni, la conoscenza del vero Dio circolò all’interno della nazione ebraica. Ma l’intenzione originale di Dio era di portare a sé tutta l’umanità a prescindere dall’etnia o il contesto sociale. Dio amava sia gli Ebrei sia i Gentili. Il suo piano, dall’inizio del tempo, era di incorporare i Gentili nella chiesa ebraica. Ma c’era un forte pregiudizio tra i primi cristiani, che pensavano che il vangelo appartenesse solo alla nazione ebraica.

Da parte loro, i profeti echeggiavano l’intenzione di Dio (cfr. Romani 10:18–20; 9:25–27), e Cristo la confermò (cfr. Matteo 8:11, 12; Giovanni 10:16). Il nostro obiettivo come cristiani avventisti in quest’epoca è di predicare il messaggio della salvezza a «tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28:19).

Con questo messaggio in mente, emergono chiaramente due questioni:

Cristo è l’autore della salvezza: A prescindere dal nostro stile di adorazione, a prescindere dalla nostra partecipazione in chiesa, a prescindere da quanto siamo liberali e attenti al benessere spirituale della nostra famiglia, queste cose non ci concedono un biglietto espresso per la salvezza. Possiamo ottenere la salvezza solo attraverso il nome e i meriti di Cristo. Dio ha mandato Cristo come sacrificio finale per i nostri peccati. Cristo, attraverso la sua morte, ci ha riconciliato a Dio. La nostra accettazione presso Dio viene solo attraverso Cristo.

Quando l’apostolo Pietro visitò la casa di Cornelio (Atti 10:43), portò il vangelo a un Gentile, che non era membro della famiglia ebraica. Con questo passo, Pietro portò a compimento l’indicazione di portare il vangelo a tutti i popoli (Matteo 28:19). Soddisfò la missione che la remissione dei peccati e la salvezza sono possibili a ogni persona che crede in Cristo (Giovanni 3:16).

La fede è il mezzo per ottenere la salvezza: Veniamo a Cristo come peccatori per poter ottenere la remissione dei nostri peccati. Otteniamo la salvezza gratuitamente attraverso il sangue e la giustizia di Cristo. Non possiamo comprare la salvezza, riceviamo la benedizione da Cristo. Il profeta Isaia lo disse concisamente: «…voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!» (Isaia 55:1).

Questo non significa che dovremmo disubbidire a Dio o a Cristo deliberatamente. Semplicemente, ciò chiarisce che Dio non ci accetta per la nostra ubbidienza o per qualche opera buona che facciamo. Né Cristo ci mostra favore basandosi sulla nostra ubbidienza. Invece, la nostra salvezza deriva dalla morte di Cristo, e il perdono dei nostri peccati. Il mezzo per ottenere la salvezza è di arrendersi a Cristo come peccatori e l’ubbidienza è solo un frutto di quella fedeltà. Attraverso Cristo, la nostra salvezza è garantita finché crediamo, a prescindere dal nostro contesto sociale.

Rispondi

  1. Qual è la differenza tra ubbidire a Cristo e credere in lui?
  2. Come raggiungere col messaggio della salvezza chi ancora non lo conosce?

Lunedì

LOGOS

Pilastri della nostra unità

di Bob Collince, Nairobi, Kenya

Esodo 20:8–12; Atti 10:43; 1 Corinzi 15:51–54; 1 Tessalonicesi 4:13–18; Ebrei 8:6

Salvezza in Gesù (Atti 10:43)

Il piano della salvezza esiste con Dio dall’inizio del tempo. Dio aveva un piano per liberare il suo popolo dal peccato e dall’oblio spirituale, piano che poteva attuarsi solo attraverso Cristo. Per la fede in Cristo, siamo salvati dalla morte eterna, che è la conseguenza estrema. Cristo è il sacrificio perfetto per l’espiazione dei nostri peccati.

All’inizio, Dio creò un universo perfetto, pieno di armonia e amore. Ma la ribellione nel giardino dell’Eden portò la separazione da Dio. Ma Dio, con il suo infinito amore e la sua misericordia, propose un modo per riconciliare a sé l’umanità. Non c’era niente che potesse pagare per la punizione del peccato tranne il sacrificio perfetto di Cristo.

Noi crediamo che il piano della salvezza derivi dall’amore di Dio per noi. Abbiamo la garanzia della salvezza attraverso la fede in Cristo. Come cristiani avventisti, affermiamo la convinzione che «Cristo definiva gli scopi di Dio, nei tipi, aspetti e sacrifici della legge, e nelle promesse e profezie dell’Antico Testamento, come colui che può ottenere la remissione dei peccati con il suo sangue, senza cui non c’è remissione».[1]

Ritorno di Cristo (1 Tessalonicesi 4:13–18)

Il ritorno di Cristo dà speranza a un mondo disperato. Senza, non ci sarebbe alcun significato nell’essere cristiani. La Bibbia più volte ci assicura del fatto che Gesù potrebbe tornare a momenti; per questo è importante capire a che punto siamo nel nostro rapporto con Dio; l’apostolo Paolo, guidato dallo Spirito Santo, getta luce su questo tema. I Tessalonicesi sapevano che Cristo un giorno sarebbe tornato, ma erano preoccupati per i loro cari che si erano addormentati prima del ritorno del Salvatore. Paolo così, cercò di rispondere alle loro domande, concentrandosi su quel che sarebbe accaduto dei credenti morti prima del ritorno di Cristo. In questi versetti, Paolo sostiene che c’è una differenza nel modo in cui i credenti e i non credenti piangono la perdita di qualcuno (1 Tessalonicesi 4:13). Per la fede in Cristo, abbiamo la beata speranza che al suo grandioso ritorno, potremo gioire con lui insieme ai nostri cari che si erano addormentati. La resurrezione è quindi una promessa certa (1 Corinzi 15:51–54).

Il nostro ruolo è di incoraggiare gli altri credenti con il messaggio di speranza quando la morte colpisce. Dovremmo rassicurarli che quando il nostro cuore smette di battere, ci ritiriamo in un riposo momentaneo mentre aspettiamo la tromba finale. Per quanto sentiamo il dolore della morte, la speranza della seconda venuta di Cristo caccia ogni dubbio dalla nostra mente. «Il vangelo ha rivelato all’uomo l’immortalità dell’anima, la resurrezione del corpo e la riunione in cielo dei cuori a lungo divisi… Il popolo di Cristo è “afflitto, ma sempre esultante”. L’occhio della loro fede può vedere la luce brillante anche nella nuvola della prova terrena più pesante. Non rifiutano di versare le lacrime, ma non si rifiutano neanche di asciugarle su indicazione del loro Salvatore».[2]

Il ministero di Cristo nel santuario celeste (Ebrei 8:6)

Il libro degli Ebrei fornisce un resoconto dettagliato su quello che Cristo sta facendo da quando è salito al cielo; egli continua il suo ministero di intercessione nel santuario celeste (Ebrei 7:20–28; 8:10), è il nostro Sommo Sacerdote in cielo. Nella cultura tradizionale ebraica, un sommo sacerdote compieva un ruolo importantissimo di purificazione dei peccatori; era lui a eseguire il processo nel luogo santissimo del santuario. In questo rituale, il sacrificio degli animali simboleggiava quel che Gesù avrebbe fatto per noi una volta venuto sulla terra.

Tuttavia, i sommi sacerdoti che svolgevano i riti nel santuario terreno erano esser umani, limitati per la loro tendenza a peccare, limitati dal confine della loro stessa morte, dal declino della vecchiaia. Cristo, invece, vive per sempre e il suo è un sacerdozio eterno e perfetto. Come avventisti, crediamo in un santuario celeste in cui Cristo riguarda le nostre vite per rendere possibile che ogni credente tragga beneficio dal suo sacrificio espiatorio.

Nel santuario israelitico, il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo con il sangue di animali per compiere il sacrificio espiatorio. Nel santuario celeste, Cristo è entrato nel luogo santissimo con il proprio sangue per colmare il divario tra Dio e l’uomo. Il ministero di intercessione conferma il patto di grazia e amore, in cui Cristo è il mediatore capo perché solo il suo sacrificio può soddisfare la giustizia di Dio.

Ricordarsi del sabato (Esodo 20:8–11)

Il sabato è il quarto comandamento di Dio. Come i primi tre, stabilisce i doveri dell’uomo verso il suo creatore. Ma, diversamente dagli altri comandamenti prima o dopo, l’istruzione del quarto comandamento inizia con la parola «Ricòrdati…»

Non ci serve ulteriore conoscenza per sapere che Dio stabilì il sabato all’inizio del tempo (Genesi 2:2). Come suoi figli, Dio vuole che dedichiamo il giorno di sabato al suo servizio. Ma si aspetta che osserviamo quel giorno incondizionatamente. I capi ebraici ai tempi di Cristo usavano il sabato per le loro preferenze (Marco 2:23, 24).

Cristo rispettava la legge del sabato quando permetteva atti di benevolenza in quel giorno. «Poi disse loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato; perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”» (Marco 2:27-28). Questo non significa che di sabato intraprendiamo atti di lusso, auto-indulgenza o vanità. «Commerciare, pagare stipendi, sistemare conti, scrivere lettere d’affari, studi terreni, visite frivole, viaggi o conversazione leggera, non sono santificare questo giorno al Signore… Il sabato del Signore dovrebbe essere un giorno di riposo dal lavoro terreno, e un riposo nel servizio di Dio».[3]

Rispondi

  1. Sapendo che Cristo può tornare da un momento all’altro, come possiamo prepararci al meglio continuando a vivere in questo mondo?
  2. Come possiamo evitare di essere coinvolti negli affari del mondo di sabato?
  3. In che modo l’opera di intercessione di Cristo conferma la tua fede?

[1] https://www.studylight.org/commentary/acts/10-43.html

[2] https://studylight.org/commentaries/sbc/1-thessalonians-4.html

[3] https://studylight.org/commentaries/sbc/1-thessalonians-4.html

Martedì

TESTIMONIANZA

Il piano della redenzione

di Samson Oguttu, Nairobi, Kenya

1 Giovanni 2:2

Lo Spirito di profezia, tramite Ellen G. White, offre osservazioni importanti riguardo il piano d’azione per la salvezza dell’uomo. Nel suo libro, Patriarchi e profeti, scrive,

«La caduta dell’uomo riempì di dolore ogni essere del cielo. Il mondo creato da Dio era stato deturpato dalla maledizione del peccato e sarebbe stato abitato da creature destinate alla miseria e alla morte. Per i trasgressori della legge non si intravvedeva via d’uscita. Gli angeli avevano cessato di lodare il Signore con i loro canti: ovunque si piangeva sulla rovina che il peccato avrebbe provocato.

Il Figlio di Dio provò pietà per l’umanità decaduta. Le sventure di quel mondo perduto si presentavano in tutta la loro terribile realtà davanti ai suoi occhi e il suo cuore fu mosso da una compassione infinita. Ma Dio, nel suo amore, aveva previsto un piano per la salvezza dell’uomo. La trasgressione della legge divina richiedeva la morte del peccatore. Poiché essa è santa come Dio stesso, in tutto l’universo solo un essere uguale a Dio avrebbe potuto riparare all’errore dell’uomo.

Il Cristo si sarebbe assunto la colpa e la vergogna del peccato: esso costituisce un’offesa così grande per un Dio santo, da separare perfino il Padre dal Figlio. Gesù avrebbe conosciuto le estreme profondità della miseria per liberare l’umanità condannata.

Il Figlio di Dio intervenne presso il Padre, nonostante la colpevolezza dell’uomo: le creature del cielo aspettavano con grande ansia l’esito di questo incontro. Quel misterioso colloquio, il «consiglio di pace» (cfr. Zaccaria 6:13) per la salvezza umana, durò a lungo. Dio aveva previsto una soluzione al peccato ancora prima della creazione della terra: il Cristo cioè “… l’Agnello che è stato immolato…” (Apocalisse 13:8); tuttavia, era difficile anche per il Re dell’universo offrire il proprio Figlio per gli uomini colpevoli. Ma “Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

Gesù avrebbe rivelato la natura del Padre. Egli “riconciliava con sé il mondo in Cristo…” (2 Corinzi 5:19). L’uomo era stato così condizionato dal peccato che con le proprie forze non sarebbe mai riuscito a ricostruire un rapporto di armonia con Dio, la cui essenza è integrità e bontà. Ma il Cristo, dopo averlo liberato dalla condanna della legge, avrebbe sostenuto la volontà dell’uomo con la forza che proviene da Dio. I discendenti di Adamo sarebbero potuti diventare ancora una volta “figliuoli di Dio” (1 Giovanni 3:2), attraverso il pentimento nei confronti di Dio e la fede in Cristo».[1]

Rispondi

  1. Qual è il prezzo della tua salvezza?
  2. Cosa consigliare a un amico che non ha ancora accettato Cristo come salvatore?

[1] Ellen G. White, Patriarchi e profeti, p.47-48

Mercoledì

COME FARE

Un’attesa diligente

di Janet Makori, Rongo Town, Kenya

Matteo 24:26, 27

Alcuni anni fa, una setta religiosa nel mio paese annunciò che Cristo sarebbe venuto per una certa data. La setta incoraggiò i suoi membri a non fare nessun piano a lungo termine. Qualche giorno prima di quella data, i membri leali spesero le loro fortune in preparazione al ritorno «del Signore». Le ore diventarono minuti e presto stavano contando i secondi. Non successe niente. Passò il giorno, e il resto è storia.

Si attende il ritorno di Cristo sin dal giorno in cui egli ascese al cielo; oggi, duemila anni dopo, Cristo non è ancora tornato. Su questo tema, F.E Belden scrisse il canto «We Know Not the Hour» (Seventh-day Adventist Hymn, n° 604), che evidenzia ciò che sappiamo già della venuta di Cristo. I cristiani, in base alle indicazioni offerte dalla Bibbia, sono convinti che il giorno del ritorno di Gesù si avvicini ogni giorno che passa.

Ma con la lunga attesa, tante persone si sono perse lungo la strada. In più, Satana è consapevole dell’avvento di Cristo. Il principe delle tenebre cerca con ogni mezzo di annebbiare l’argomento il più possibile. Sono apparsi falsi profeti, alcuni con la propria versione della seconda venuta di Cristo. Come cristiani in quest’epoca, siamo chiamati a concentrarci su ciò che la Bibbia dice di questo evento. Il giorno potrebbe essere vicino come ORA, o lontano come diversi anni nel futuro. I seguenti insegnamenti biblici confermano la nostra convinzione nel ritorno di Cristo.

  • Uno su 30 versetti della Bibbia dice qualcosa sul ritorno di Cristo.
  • Il Nuovo Testamento contiene più di 300 riferimenti al ritorno di Cristo.
  • 23 libri del Nuovo Testamento dicono qualcosa sul ritorno di Cristo.
  • Cristo stesso parlò del suo ritorno.
  • Profeti come Giobbe, Mosè, Isaia, Daniele e Geremia ne parlarono.

Con queste conferme e altro, possiamo essere fiduciosi che il giorno del ritorno di Cristo valga l’attesa. Quindi, come possiamo tenere la nostra attenzione sull’argomento senza cedere alla pressione del nemico?

Armati con i fatti: il secondo avvento sarà preciso e pubblico. Qualsiasi cosa meno di questi livelli è una trappola del nemico.

Satana ha paura: al suo ritorno, Cristo pronuncerà il giudizio finale sul destino di Satana e del mondo. Ovviamente il nemico e i suoi agenti sono diretti alla distruzione totale, mentre i giusti eletti si uniscono a Cristo nel regno di Dio.

Tieniti alla larga dagli schernitori: tante persone dubitano che Cristo tornerà. Queste persone si nascondono per distrarre i credenti. La Bibbia ci consiglia di tenere a distanza le persone così (2 Pietro 3:3–10; Matteo 24:26).

Rispondi

  1. Come giovane avventista, quanto sei preparato?
  2. Cosa c’è che non va con le chiese che fissano e diffondono date precise?

Giovedì

OPINIONE

Le benedizioni del sabato

di Ann Akoth, Nairobi, Kenya

Ezechiele 20:12

Sono nata e cresciuta in una famiglia avventista. Frequento il sabato da quando ero tizzone, esploratore e compagnon. Ora sono una giovane. Ma nonostante tutti gli insegnamenti che ho sentito dai predicatori, pastori e altri responsabili di chiesa, continuo a chiedermi cosa significhi davvero santificare il sabato.

La Bibbia spiega che Dio diede il sabato al suo popolo come un patto, un «segno tra me e loro, perché conoscessero che io sono il Signore che li santifico» (Ezechiele 20:12). Oltre a osservare il sabato come chiesa, ogni credente dovrebbe assumere un angolo personale per raccogliere i benefici di quest’istituzione.

Se vado in chiesa tutti i sabati perché lo fanno i miei genitori o i miei nonni, non beneficerò delle benedizioni spirituali personali portate dal sabato. Per il popolo d’Israele, il sabato era un giorno di riposo: riposo sia fisico sia spirituale. Era un giorno riservato perché le persone spezzassero la loro routine quotidiana di lavoro e avessero del riposo fisico. Inoltre, il sabato era un giorno per essere in comunione con Dio, in cui le persone portavano i loro pesi spirituali a Dio in preghiera e ringraziamento. Questo a sua volta portava al riposo spirituale.

Non c’è dubbio che il sabato porti benedizioni spirituali oggi. Per prima cosa, è un simbolo di unità per noi come chiesa. L’istituzione del sabato ci unisce in tutto il mondo, a prescindere dalle nostre barriere geografiche. È un promemoria che serviamo un Dio sovrano che ha creato l’universo. Esodo 31:16, 17 conferma che il sabato è l’accordo perenne tra Dio e il suo popolo.

I princìpi dell’osservanza del sabato sono chiari, come delineati in Isaia 58:13–14:

Non devo fare a modo mio di sabato: questioni accademiche, sport, occupazione, affari, o altri impegni per il sostentamento dovrebbero essere sospesi per lasciare il posto agli affari di Dio.

Non devo occuparmi del mio piacere di sabato: Cinquant’anni fa, Bill McDowell scrisse a questo proposito: «Il tuo desiderio, gioia, ciò in cui ricavi piacere aggiuntivo – cacciare, pescare, golf, nuotare, carte, film, barca, … qualunque sia la tua attività di piacere, non dovresti farla di sabato».[1] Invece, dovrei occuparmi del piacere di Dio, come scritto in Apocalisse 4:11.

Non devo dire quello che voglio io di sabato: osservare il sabato include tutto, abbracciando gli aspetti mentali, fisici e spirituali della nostra vita. Dobbiamo usare queste facoltà per lodare Dio di sabato.

Rispondi

  1. Cosa potrebbe aiutarti a migliorare la tua osservanza del sabato?
  2. Qual è la tua definizione di un sabato ristoratore?
  3. Dove tracci la linea tra cosa dovresti fare e cosa non dovresti fare di sabato?

[1] Bill McDowell, Keep God’s Sabbath Holy, p. 17, su http://www.giveshare.org/HolyDay/sabholy.html

Venerdì

ESPLORAZIONE

Uniti nella fede

di Samuel Ochieng’, Rongo University, Kenya

1 Giovanni 4:9, 10

CONCLUSIONE

Il dizionario inglese Merriam-Webster definisce «belief» [credenza, convinzione] come «Una disposizione mentale in cui viene riposta fiducia in qualche persona o cosa». Come avventisti, abbiamo delle convinzioni radicate che ci definiscono come chiesa. Le convinzioni corrispondono a insegnamenti biblici chiave. Modellano la nostra vita e informano la nostra comprensione della Bibbia. Dirigono le nostre azioni come avventisti. Mentre aspettiamo il ritorno di Cristo che ci porti a casa, ci aggrappiamo alle convinzioni e alla Parola di Dio come nostre guide per mostrare amore per Dio e per gli altri credenti.

PROVA A

  • Sviluppare un meme di Atti 4:12: «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati». Condividi quest’idea sulle tue piattaforme di social media.
  • Scrivere i tuoi pensieri personali su cosa serve veramente per santificare il sabato.
  • Fare una recita sulla seconda venuta di Cristo. Che ruolo ti piacerebbe avere e perché?
  • Scrivere una breve poesia nella tua lingua madre, intitolata «La mia dose quotidiana di salvezza». L’obiettivo è di ritrarre il tuo amore per Cristo il salvatore. Recita la poesia la sera prima di andare a letto e la mattina quando ti svegli.
  • Disegnare una struttura del santuario celeste. Usa i colori per denotare il luogo santissimo e rifletti su ciò che Cristo fa lì per te come persona.
  • Disegnare tre diverse immagini della stessa persona. Un’immagine che rappresenti la persona durante la vita prima della morte, un’altra che rappresenti la persona nella morte, e la terza che rappresenti la persona il giorno della resurrezione. Quali sono le differenze e le somiglianze tra le immagini?
  • Cantare «Tu sei del sabato, Gesù Signor» in Canti di lode n° 240 (ved. Anche su https://www.youtube.com/watch?v=p8VsH9Y6Jak). Studia le parole e rifletti sul riposo speciale che trai dal sabato come individuo.

CONSULTA

  • Il nocciolo della questione, IV trim. 2018, versione digitale a cura del Dipartimento Comunicazioni dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno su https://uicca.it/2018/09/il-nocciolo-iv-trimestre-2018/
  • L. Shuler, God’s Everlasting Sign.
  • Humberto Rasi, Nancy J. Vymeister, Always Prepared.
  • Roger Morneau, «A Trip Into The Supernatural», DVD.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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