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SdS – CQ (College Quarterly) 4° tr. 2018 – 06

Lezione 6

3-9 novembre

Immagini di unità

«Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo»

(1 Corinzi 12:12)

Sabato

INTRODUZIONE

Tegola 92

di Lisa Poirier, Silver Spring, Maryland, USA

Efesini 2:19, 20

La casetta giocattolo fu terminata con la posa delle tegole finali sul tetto. Quando l’ultimo pezzo fu incollato, tutti tirarono un sospiro di sollievo.

Porta riunì un’assemblea. Proprio mentre iniziava a dare il benvenuto, le porte della scuola si aprirono di botto e gli studenti di prima elementare corsero verso la casetta appena costruita. Si arrampicarono sul tetto, macchiarono le finestre e picchiarono alla porta. I bambini si assicurarono di esplorare tutto. Porta e Finestra erano quasi sopraffatte dall’attenzione che veniva data alla casetta, ma si sentivano amate. Non volevano che i bambini se ne andassero. Ma non tutti apprezzarono l’esperienza.

A Tegola 92 non piacevano i bambini. Non le piaceva la ricreazione. Non le piaceva il suo lavoro. Non lo vedeva come amore, ma come una scocciatura. Voleva potersene andare, e presto arrivò la sua opportunità.

Una forte tempesta soffiò sul giardino. Ogni pezzo della casetta si teneva stretto stretto agli altri in modo da non essere soffiato via. Tutti tranne Tegola 92. Non voleva essere tenuta. Voleva andarsene dalla casetta e vivere per conto suo. I suoi amici la incoraggiarono, tentarono di convincerla a tenersi, ma lei non ascoltò. Lasciò la presa. Presto una folata di vento la strappò dal gruppo; atterrò lontano, in una pozzanghera.

Il giorno dopo, il giardino era in rovina, foglie e rami ovunque. La casetta era intatta, tranne che per il buco evidente lasciato da Tegola 92. I pezzi erano tristi di vedere che non c’era più, perché nessuno poteva riempire quel vuoto come aveva fatto lei.

Durante la ricreazione i bambini corsero alla casetta e giocarono dentro le mura confortevoli. Mentre Tegola 92 guardava, le dispiacque per loro. Anche se era in una pozzanghera, era molto più felice guardando a distanza, finché arrivò il giorno in cui, senza la protezione degli altri, andò alla deriva con un’onda di acqua piovana e finì in un tombino. Presto capì che quando lavori con gli amici, la famiglia e la comunità, puoi fare un lavoro molto migliore di quando lavori da solo.

Efesini 2:19b e 20 dice, «siete… membri della famiglia di Dio. Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare».

Cristo è la nostra pietra angolare, e insieme siamo la sua casa. Come famiglia di chiesa, ognuno di noi ha una parte importante da svolgere: tenerci stretti gli uni agli altri mentre allunghiamo la mano anche a quelli che sembrano allontanarsi. Mentre continuiamo a unire la nostra chiesa, ricordiamoci il nostro ruolo nel continuare a costruire sulle nostre fondamenta, crescendo in numero come famiglia di Dio senza perdere nessuno nel processo.

Domenica

EVIDENZA

La chiave della sopravvivenza

di Cecilia Ramos, Brookeville, Maryland, USA

1 Corinzi 12:12

Paolo scrisse 1 Corinzi da Efeso, in risposta a una lettera che la chiesa di Corinto gli aveva mandato (7:1). Una delle preoccupazioni che avevano espresso aveva a che fare con i doni spirituali (12:1); più specificatamente, l’importanza per la chiesa di ogni dono spirituale. Sembra che certi individui considerassero alcuni doni come migliori o più importanti di altri, e che trattassero con sufficienza quelli che avevano doni spirituali che credevano essere di minore importanza. Venendolo a sapere, Paolo reagì all’errore paragonando i seguaci di Gesù a un corpo umano, che è formato da tante parti diverse. Mentre alcune parti potrebbero sembrare più insignificanti di altre, la realtà è che ogni parte è importante e il fatto che lavorino insieme in armonia è cruciale per il funzionamento ottimale del corpo.[1]

Usare il corpo umano come metafora per l’unità non era una novità assoluta per il pubblico di Paolo. C’era una favola ben nota nel mondo greco-romano che parlava di un corpo le cui membra pensavano che lo stomaco ricevesse tutti i benefici senza fare alcuna fatica. In risposta a quella che ritenevano l’indolenza dello stomaco, le altre membra del corpo si ribellarono, solo per scoprire che la rivolta stava provocando l’indebolimento e la morte del corpo stesso.[2] Mentre questa favola veniva spesso raccontata con connotazioni politiche, Paolo usò gli elementi di questo racconto conosciuto per fare un’osservazione spirituale. Se i seguaci di Gesù, che collettivamente costituiscono il corpo di Cristo, non sono in grado di operare in unità e di stimare il ruolo di ognuno nella chiesa, il loro futuro è buio. In più, mentre il corpo di Cristo è composto da membri individuali, il corpo alla fine è uno solo; e le azioni, o inazioni, di ogni persona influiscono sul corpo nel suo insieme.

Nella società odierna, le persone sembrano essere interessate nell’evidenziare le loro differenze e nel cercare motivi per cui non possono lavorare in armonia con certi individui. Sfortunatamente, alcuni di questi atteggiamenti si stanno introducendo nella nostra chiesa e provocando divisioni gravi tra membri di chiesa. Che le parole dell’apostolo Paolo ci ricordino questa settimana che la sopravvivenza della nostra chiesa dipende dalla nostra capacità di lavorare insieme, e che ogni individuo ha un ruolo vitale da svolgere nel corpo di Cristo.

Rispondi

  1. Pensi che sia importante per noi lavorare insieme e andare d’accordo con le persone nella chiesa, anche quelle con cui non concordiamo affatto? Perché o perché no?
  2. L’unità non significa necessariamente uniformità. Quanta individualità si può mantenere ed essere comunque considerati in unità con il corpo di Cristo?

[1] Raymond F. Collins, The New Interpreter’s Dictionary of the Bible A-C, Abingdon, Nashville, 2006, vol. 1, p. 646.

[2] E. Schweizer, Exegetical Dictionary of the New Testament, Eerdmans, Grand Rapids, 1993, vol. 3, pp. 323,324.

Lunedì

LOGOS

Ci completiamo meravigliosamente

di Tim Lale, Bowie, Maryland, USA

Esodo 19:5, 6; Giovanni 10:1–11; 1 Corinzi 3:16, 17; 12:12–26; Efesini 2:19–22; 1 Timoteo 3:14–16; 1 Pietro 2:9

Il popolo di Dio (Esodo 19:5, 6; 1 Pietro 2:9)

Come esseri umani desideriamo ardentemente appartenere a un gruppo perché ci dà un’identità. Io appartengo a un gruppo che l’umanità caduta ha designato un gruppo razziale (io preferisco definirlo un gruppo razziale umano), e questo vale anche per te. Tu e io apparteniamo a una fascia d’età, un genere, una fascia di reddito, un gruppo di interessi. Gli esseri umani hanno perfezionato l’arte di separare in gruppi in base alle loro differenze. E i gruppi umani hanno un grande difetto. Ogni gruppo è pieno di esseri umani peccatori. A volte funzionano insieme, ma spesso no.

Quando Dio disse al popolo d’Israele diverse migliaia di anni fa, «tu sei il mio popolo consacrato», identificò un gruppo specifico. «Sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare;… e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa» (Esodo 19:5, 6). Dio intendeva, «Hai l’identità e le caratteristiche del mio popolo. Ne fai parte». Dio scelse questo gruppo, i discendenti di Abraamo, per uno scopo particolare: parlare a tutti gli altri popoli di lui e invitarli nel gruppo.

Circa 1.500 anni dopo, l’apostolo Pietro disse, «Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato» (1 Pietro 2:9a). I discendenti di Abraamo sono ancora quel gruppo speciale. Secondo Pietro, che conosceva Gesù di persona, lo scopo del gruppo è ancora «perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa» (v. 9b). Questo non è un gruppo segregato o elitario. Il popolo eletto di Dio ha ancora oggi il compito di parlare di lui agli altri e invitarli nel gruppo.

La famiglia di Dio (Efesini 2:19–22)

Quando le persone vengono nel gruppo speciale di Dio, non si uniscono semplicemente alla cerchia di «una gente santa». L’apostolo Paolo disse, «non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio» (Efesini 2:19). Diventano parte della famiglia e vengono trattati come una sorella o un fratello. La famiglia è costruita sulle fondamenta «degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore» (vv. 20, 21).

La famiglia di Dio ha delle aspettative per i membri della famiglia. Non sono più degli estranei, ma ci si aspetta che si comportino come parte del gruppo. Quali sono queste aspettative?

Il tempio dello Spirito Santo (1 Corinzi 3:16, 17; 1 Timoteo 3:14–16)

Paolo risponde, «Ti scrivo queste cose… affinché tu sappia… come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente» (1 Timoteo 3:14–16). Ora leggi 1 Corinzi 3:16 e nota che Paolo parla al plurale. Quando Paolo dice, «siete il tempio di Dio», vuole dire che l’intero gruppo insieme è il «luogo» dove vive Dio. E allora, cosa intende quando nel versetto 17 dice, «Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui»? Intende dire che se una persona o un sottogruppo nella famiglia di Dio nuoce al gruppo, sarà punito. «Il tempio di Dio [il gruppo di persone] è santo».

L’aspettativa per tutti noi è che non ci comporteremo come una forza distruttiva in nessun modo. Questo, richiede che lavoriamo insieme con amore. Non c’è neanche bisogno di fare qualcosa per essere distruttivi in questo gruppo santo. Non fare niente è dannoso. Quando entriamo nel gruppo, ci siamo uniti allo scopo santo del gruppo e agiremo per il bene di tutti.

Il corpo di Cristo (1 Corinzi 12:12–26)

Il dodicesimo capitolo di 1 Corinzi potrebbe essere il capitolo meglio compreso e meno applicato del Nuovo Testamento. Dice che attraverso Gesù apparteniamo a un corpo con varie parti operanti. Ogni persona è una parte distinta. «Se tutte le membra fossero un unico membro [cioè, la stessa parte operante], dove sarebbe il corpo?» (v. 19). Lo Spirito Santo dà delle capacità e un ruolo a ogni parte (persona), e ognuno di noi ha il mandato di edificare la famiglia.

Potrebbe turbarti la scoperta che individui o sottogruppi della chiesa, o perfino nella tua chiesa, a volte trattano gli altri che fanno parte del corpo con mancanza di rispetto o disonestà. Hanno dimenticato temporaneamente che il loro ruolo è di sostenere e incoraggiare tutte le altre «parti» del corpo. Ma non possiamo permetterci di reagire allo stesso modo. Siamo obbligati lo stesso ad agire come «parti» di supporto a prescindere dal cattivo comportamento degli altri.

Pecore e pastore (Giovanni 10:1–11)

La famiglia di Dio, come corpo operante, ha un «cervello» che coordina le sue azioni. Quel «cervello» è Gesù.

Qui stiamo mescolando le metafore, ma il discepolo Giovanni riporta la metafora di Gesù, del pastore e delle pecore, per illustrare come funziona il corpo. Le pecore sono il «corpo» e Gesù le guida. Esse riconoscono la sua voce che le chiama perché conoscono lui e sono definite facendo parte del suo gruppo. Non rispondono al richiamo di altri che cercano di farle allontanare.

Gesù disse, «io sono venuto perché [tutte le pecore] abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Giovanni 10:10). Lo scopo del «corpo» di Gesù resta lo stesso oggi: condividere l’amore di Dio e invitare le persone nel gruppo. Tutti quelli che accettano l’invito ne fanno parte. Ognuno assume il ruolo di una parte operante felice.

Rispondi

  1. È troppo idealistico pensare che la chiesa (la famiglia di Dio) funzioni come parti del corpo armoniose per compiere lo scopo di Dio?
  2. Che tipo di «parte del corpo» sei?

Martedì

TESTIMONIANZA

Tratti mediante la verità per il tempio di Dio

di Kathryn Lale, Boise, Idaho, USA

Efesini 2:19–22

«Il tempio giudaico fu costruito con pietre tagliate, cavate dal monte. Ogni pietra era stata resa adatta per il posto che doveva occupare nell’edificio: squadrata, levigata, saggiata prima di essere trasportata a Gerusalemme. Quando tutto il materiale fu raccolto sul posto, l’edificio fu innalzato senza che si sentisse il rumore di un martello. Tale costruzione rappresentava il tempio spirituale di Dio, composto di materiale proveniente da ogni nazione, lingua e popolo; da ogni ceto, alto e basso, ricchi e poveri, colti e incolti. Non si tratta di materia morta resa idonea dal martello e dallo scalpello, ma di pietre vive tratte dal mondo mediante la verità, e che il Grande Architetto, il Signore del tempio, sta ora squadrando e levigando per renderle atte a occupare il loro posto nel tempio spirituale. Quando sarà completato, questo tempio risulterà perfetto in ogni sua parte, oggetto di ammirazione da parte degli angeli e degli uomini perché Dio è il suo Architetto e Costruttore».[1]

«Quelli che sono manchevoli nel proprio carattere, nella propria condotta, nelle abitudini e nelle pratiche, devono prestare attenzione ai consigli e ai rimproveri. Questo mondo è la bottega di Dio, e ogni pietra che può essere utilizzata nel tempio celeste deve essere tagliata e levigata, finché è una pietra saggiata e preziosa, adatta al suo posto nell’edificio del Signore. Ma se ci rifiutiamo di essere preparati e disciplinati, saremo come pietre che non possono essere tagliate e levigate, e che alla fine sono scartate come inutili».[2]

«Paolo e gli altri apostoli, come tutti i giusti che hanno vissuto da allora in poi, hanno svolto la loro parte nell’edificazione del tempio. Ma la struttura non è ancora completa. Noi che viviamo in questa epoca abbiamo un lavoro da compiere, una parte da svolgere nella sua opera. Noi dobbiamo porre sul fondamento che resisterà alla prova del fuoco, oro, argento, e pietre preziose “scolpite nella struttura d’un palazzo”. Salmi 144:12 (Luzzi). Alcune parole… di incoraggiamento sono rivolte da Paolo a coloro che danno il loro contributo all’edificazione del sacro edificio: “Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa” 1 Corinzi 3:14 (Luzzi)… Il cristiano che presenta fedelmente la parola della vita, guidando uomini e donne nella via della santità e della pace, sta costruendo su un fondamento inattaccabile, e nel regno di Dio sarà onorato come un saggio costruttore».[3]

Rispondi

  1. Perché è importante capire la transizione dal tempio fisico al tempio spirituale di Dio? Perché non c’era bisogno di un tempio fisico dopo la resurrezione di Gesù?
  2. In quali modi Paolo è un esempio di un seguace di Dio preparato e disciplinato?

[1] Ellen G. White, I tesori delle testimonianze 3, p. 243

[2] Ellen G. White, Evangelism, p. 635

[3] Ellen G. White, Gli uomini che vinsero un impero, p. 375

Mercoledì

COME FARE

Fare i bravi con gli altri

di Murray Carson, Columbia, Maryland, USA

Marco 3:25; Luca 10:27–37; Giovanni 14:21; 1 Corinzi 12:12–26; Efesini 2:19–22

Ti sei mai imbattuto in qualcuno che non ti piace? Forse ti ha preso in giro, o ha preso l’ultimo posto nella squadra di calcio, o forse sua madre era una detenuta, o ha votato per la persona sbagliata. Alcune persone ci infastidiscono e basta! Quando si tratta dell’unità di chiesa, ciò che importa è come ci comportiamo con le persone che non ci piacciono.

Luca 10:27–37 ci dà la storia del buon Samaritano, ma prima ci ricorda i due comandamenti che dobbiamo seguire: Ama Dio più di tutto e ama il tuo prossimo come te stesso. Gesù ha detto che tutti quelli che incontriamo sono il nostro prossimo. E Giovanni 14:21 ci ricorda che se amiamo lui faremo come dice.

Prima di poter davvero essere cristiani ed entrare nell’unità, dobbiamo rinunciare alle altre alleanze, incluse le squadre sportive, affiliazioni scolastiche, partiti politici, denominazioni e identità razziale, culturale e di genere a favore di Dio. Dopo aver abbandonato il peso delle nostre altre alleanze, possiamo vedere chi ci circonda come li vede Dio: nostri fratelli e sorelle in Cristo.

Dopo aver stabilito il cristianesimo come nostra spinta, balza in mente una ragione per «fare i bravi». Come dice Efesini 2:19–22, ogni persona che incontri potrebbe essere un visitatore come te e parte dello stesso tempio. Sarebbe terribile sabotare la nostra squadra. Anche se possiamo avere le nostre differenze, Dio può servirsi delle nostre caratteristiche distintive per compiere cose miracolose.

1 Corinzi 12 ci ricorda che siamo il corpo di Cristo, con tante parti diverse. Potremmo essere tentati di dare la priorità alle nostre forze e inclinazioni piuttosto che quelle di qualcun altro, ma ascoltando e provando le testimonianze degli altri, diventa chiaro che alcuni «difetti» caratteriali si dimostrano essere incredibilmente efficaci nel servizio del vangelo.

La prossima volta che qualcuno ti irrita, ricordati che Dio ti ha chiesto di amarlo non solo come modo per mostrare che ami Dio, ma anche perché altrimenti potresti agire contro la sua squadra. È come ha detto Gesù, molto prima della nascita di Abraham Lincoln: «Se una casa è divisa in parti contrarie, quella casa non potrà reggere» (Marco 3:25). Se ci concentriamo su ciò che ci unisce (Cristo) piuttosto che su cosa ci divide (le distrazioni di Satana), dimostriamo il nostro amore per il nostro Padre celeste.

Rispondi

  1. Conosci qualcuno che tutti cercano di evitare? Quali sono alcuni modi in cui potresti essere amichevole con quella persona?
  2. C’è un tipo di persona che potresti considerare come un «Samaritano» oggi, qualcuno detestato dalla società che potrebbe comunque mostrare l’amore di Gesù?

Giovedì

OPINIONE

L’unità della chiesa come giovani

di Jamaal Roberts, College Park, Maryland, USA

Atti 2

Cosa pensi che significhi l’unità della chiesa per me come giovane oggi, in questo momento?

Quando penso all’unità nella Scrittura, mi vengono in mente alcune storie e brani: Giovanni 17, Atti 2 e 3, Numeri 13 e 14, e altri. Ma questi brani cosa ci dicono dell’unità e dei suoi effetti? E come posso applicarli alla mia vita oggi?

Sono un gamer. Mi piacciono i videogiochi, i giochi da tavolo… qualsiasi tipo di giochi. Alcuni dei miei più cari ricordi non riguardano il giocare da solo ma con altri, di persona o online. Ci riuniamo come un gruppo con capacità e idee diverse per uno stesso scopo. Questa è la definizione di unità. Il gioco online ha un’unità che non è ostacolata da etnia, classe, luogo o tempo. Per me vedere una squadra che lavora in armonia è la migliore sensazione del mondo. Vengono formate amicizie e condivise esperienze.

Questa stessa esperienza deve avvenire con la chiesa in ogni epoca. Ma quest’unità in cosa consiste? Come si forma? E quali sono i risultati finali?

Il Signore Gesù Cristo fece una preghiera per l’unità in Giovanni 17. Questa è la ricetta per la pioggia d’autunno in Atti 2. Lo Spirito della verità darà la capacità. Era basata sulla verità per il bene degli altri, e doveva testimoniare al mondo del Cristo e di chi è. Vediamo i risultati di questa preghiera alla Pentecoste in Atti 2, quando tremila persone conobbero Cristo e nacque la prima chiesa.

Ma l’opposto di questa preghiera è come Israele che volta le spalle al confine di Canaan. Le persone non credevano al rapporto pieno di fede di Giosuè e Caleb, ma si allearono invece con le spie senza fede e rinunciarono alle promesse di Dio.

Quali princìpi possiamo usare noi giovani di oggi? Siamo una famiglia in Cristo, e la famiglia è l’unità base. In questa famiglia siamo legati non dal sangue ma dalla Parola di Dio. Quando seguiamo la ricetta in Giovanni 17 e Atti 2, se «daremo i nostri cuori a Cristo e metteremo le nostre vite in armonia con la sua Parola, lo Spirito che scese sui discepoli il giorno della Pentecoste, scenderà anche su noi»[1].

Chi non vuole questo? Io sì. Questa potenza è ciò che precede il ritorno di Cristo, e sarà visto di nuovo il più grande testimone di Cristo per il mondo. Ascoltiamo Cristo e il suo servo e acceleriamo la venuta del Signore.

[1] Ellen G. White, Servizio cristiano, p. 207

Venerdì

ESPLORAZIONE

Tutti appartengono

di Rob Fuller, Silver Spring, Maryland, USA

1 Corinzi 12:12

CONCLUSIONE

Nella Scrittura, ci vengono date diverse metafore che ci aiutano a capire come dovrebbe funzionare la chiesa di Dio. Per esempio la metafora del corpo, con le sue varie parti e sistemi che collaborano per compiere ognuna delle nostre attività quotidiane, è un’immagine forte dell’unità e della diversità che servono nel popolo di Dio. Le seguenti sono alcune idee pratiche che potrebbero aiutarci a esplorare queste metafore in modo creativo.

PROVA A

  • Pensare a come le case assomigliano a un corpo umano, nel senso che sono costituite da tanti impianti interconnessi (idraulico, elettrico, riscaldamento e così via). Immagina cosa succede se uno di questi impianti si guasta. In che modo influisce sugli altri impianti? Questo come potrebbe collegarsi al funzionamento della chiesa?
  • (Se sei coinvolto nella musica della tua chiesa, prova questo esercizio con il gruppo). Iniziare una canzone con una sola voce o uno strumento. Gradualmente aggiungi un altro strumento o voce a intervalli regolari, fino a includere tutti. Paragona il suono di un solo partecipante a quello dell’intero gruppo.
  • Pensare in gruppo a metafore o immagini aggiuntive che non erano incluse nel materiale biblico che potrebbero illustrare ulteriormente il concetto di unità tra parti diverse per raggiungere un obiettivo comune. Discuti ognuna delle immagini proposte nel tuo piccolo gruppo.
  • Memorizzare Giovanni 17:22 e 23, la preghiera che Gesù fece per i suoi discepoli prima della sua morte. Aggiungila alle tue preghiere. Forse ripetila silenziosamente quando entri nell’edificio della chiesa il sabato mattina. Osserva se questo fa una differenza nel tuo comportamento in chiesa.
  • Osservare un «angolino» di natura, forse il tuo cortile o una piccola zona del tuo parco locale. Prova a contare quanti più tipi diversi di animali e piante. Pensa a come tutti questi organismi sono interconnessi, e a come la loro esistenza dipende gli uni dagli altri.
  • Valutare, guardando un evento sportivo, tutte le diverse posizioni di ogni squadra. Quali sono i compiti di ogni posizione? Quali caratteristiche rendono ogni giocatore più portato a una particolare posizione? Immagina se alcuni dei giocatori fossero spostati in posizioni per cui non sono portati. Cosa potrebbe succedere?
  • Quando stai facendo una mansione di routine (per esempio, lavarti i denti), riflettere su quante parti del tuo corpo sono coinvolte in quel semplice compito. Immagina cosa succederebbe se una di quelle parti non funzionasse.
  • Discutere in un piccolo gruppo i modi in cui l’unità della chiesa può essere colpita negativamente. Potresti voler raccogliere l’informazione in modo anonimo su foglietti di carta. Come gruppo, pensate a idee in cui queste situazioni negative possono essere evitate.

CONSULTA

  • 1 Corinzi 12; 1 Corinzi 1:10; Efesini 4:11–13; Colossesi 3:12–17; Giovanni 17:22,23; Salmi 133; 1 Pietro 3:8, 9; Efesini 4:1–6; Romani 12:3–8; Matteo 23:8; Galati 3:27,28.
  • Ellen G. White, «Christian Unity», Review and Herald, 27 aprile 1897.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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