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SdS – CQ (College Quarterly) 1° tr. 2018 – 13

Lezione 13

24-30 marzo 2018

I risultati della gestione cristiana della vita

«Avendo una buona condotta fra i pagani, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà» (1 Pietro 2:12)

Sabato 24 marzo

INTRODUZIONE

Padre celeste, fornitore celeste

di Heather Maria Jamieson, Nashville, Tennessee, U.S.A.

Filippesi 4:19

Non sapevo quanto fosse vero finché non è successo a me. Ti chiedi mai se Dio sia davvero lì che vede le tue lacrime e ascolta le tue necessità? Mi ricordo quel giorno come se fosse ieri. Dissi a malincuore a un’amica stretta che avrei badato al suo cane. Lei disse che mi avrebbe pagato, ma non avevo accettato per quello. Era una mia amica e insieme ne avevamo passate tante. Avrei fatto qualsiasi cosa per lei.

Dopo, quando restituii la sua dolce palla di pelo, ero solo felice che la piccola Lucy fosse ancora «la piccola Lucy felice», e di non averla uccisa. Avevo delle commissioni da fare, ma non ero sicura di come avrei fatto a pagare alcune bollette anche se scadeva il rinnovo per la mia patente. Ero di corsa. Porsi Lucy alla sua padrona e lei insisté che prendessi dei soldi. Dissi, «No, va bene», ma lei insisté. Non ci volle tanto per convincermi dopo essermi ricordata del rinnovo e che dovevo trovare un modo per pagarlo. Pensai, «Ogni piccola cosa aiuterà. Non poteva essere tanto, l’avevo tenuta solo per un paio di giorni». Presi le banconote arrotolate e continuai per la mia strada. Non volevo guardare il denaro davanti a lei.

Pensai di girare e tornare a casa, invece andai dove facevano il test delle emissioni. Guardai i costi e iniziai a sudare perché non pensavo di avere abbastanza soldi nel conto. C’era una tassa di rinnovo di $79,00 e un’altra di $2,00, più i $9,00 del test delle emissioni, per un totale di $90,00. Dove avrei trovato tutti quei soldi? Decisi di contare il denaro per vedere se avrei potuto aggiungerlo a quello che mi rimaneva nel conto in banca. Per mia sorpresa non ce n’era bisogno. Avevo esattamente novanta dollari in contanti! Lode a Dio per la sua grazia incessante e per il suo tempismo perfetto! Ci darà sempre quello di cui abbiamo bisogno.

Domenica 25 marzo

LOGOS

I risultati della gestione cristiana della vita

di Dan Solís, College Place, Washington, U.S.A.

Proverbi 3:5; Matteo 5:14-16; 7:21-23; Filippesi 4:4-13; Tito 1:1; 2:7, 12

Amministrazione e pietà (Giobbe 1:1; 2:3; Salmi 4:3; Ezechiele 14:14; 2 Timoteo 3:1-9)

La parola «pietà» e la sua pratica inizia con Dio. Amiamo perché Dio ci ha amati per primo. Ci fidiamo perché Dio per primo si è mostrato affidabile. Condividiamo perché Dio per primo ha condiviso con noi. La pietà è impossibile senza l’iniziativa di Dio perché gli uomini non possono originare niente senza di lui. Come il riflettore di un flash è inutile separato dalla lampadina, i nostri sforzi di raggiungere un carattere simile a quello di Cristo sono inutili separati dalla prima azione di Dio. Tuttavia, quando accettiamo il rischio di restituire l’amore di Dio, di affidarci alle sue cure e trasmettere agli altri le sue benedizioni, egli ricompensa i nostri sforzi con un carattere che riflette più perfettamente il suo amore. Quando Dio ci sorprende con la sua affidabilità e ci avvolge nel suo amore, ci invita a ricambiare le sue iniziative: le sue azioni. A chi accetta questo invito vengono affidate opportunità e responsabilità ancora più grandi. La parte emozionante di questo accordo è la relazione crescente con il nostro Padre celeste che questo produce. Quando i padri terreni passano del tempo con i loro figli a pescare, a giocare a palla, a costruire mobili per la mamma o a riparare il primo catorcio di quel figlio, la loro relazione si rafforza. Lo stesso è vero nella nostra relazione con Dio. Attraversare insieme i momenti buoni e quelli brutti rafforza quella relazione.

Davide era certo della propria relazione con Dio, credendo che Dio avrebbe risposto alla sua chiamata perché Dio per primo l’aveva chiamato. Anche se Ezechiele era un rifugiato, era fiducioso nella provvidenza di Dio nel passato (ricordando Noè e Giobbe) e nella sua vigilanza presente (mostrata attraverso Daniele, un contemporaneo di Ezechiele). Giobbe, inizialmente, non comprendeva la propria situazione, ma si rifiutò di respingere Dio durante le sue prove e fu ricompensato con una relazione più profonda con Dio. Paolo fu altrettanto fedele nonostante le sue incredibili prove e le ostilità. La loro amministrazione fedele della propria relazione con Dio ebbe come risultato quella somiglianza a Dio che ognuno di noi dovrebbe desiderare.

Contentezza (Romani 8:28; 1 Timoteo 6:5-8; Ebrei 13:5)

Paolo scrisse che la «pietà, con animo contento del proprio stato» (1 Timoteo 6:6) era un grande guadagno. Perché questa enfasi sulla contentezza con la pietà? La contentezza mostra fiducia in Dio. Dimostra che ci fidiamo che colui che ha rivestito la terra di erba, che dà da mangiare agli uccelli e agli animali del campo, si prenderà cura anche di noi. Chi meglio di Paolo per insegnare questa lezione. Galati, 2 Corinzi, e Atti raccontano le sue prove incredibili: percosse, prigionia, fame, derisione, e altro ancora. Eppure Paolo dichiarò di trovare contentezza a prescindere dalle circostanze. Come faceva? Si fidava che Dio avrebbe badato ai suoi bisogni e avrebbe determinato quali fossero quei bisogni. Troppo spesso determiniamo quali sono i nostri bisogni e la nostra lista tipicamente include più desideri che necessità. Permettere a Dio — piuttosto che a programmi televisivi sulle case, alle pubblicità di cosmetici e di automobili — di determinare i nostri bisogni, assicura che egli ci soddisfi ed evita una delusione inutile con lui.

Fiducia (Isaia 55:9; Matteo 22:37; 1 Corinzi 4:5, 13:12)

La fiducia non è solo la base per la contentezza e un prerequisito per la pietà; è l’indicazione più chiara dell’amore autentico. I bambini che accettano con gioia un genitore che li lancia per gioco in aria e li riprende saldamente, dimostrano la sicurezza che hanno nell’amore del genitore. Sanno che i genitori che danno loro da mangiare, che li cullano per farli addormentare e li abbracciano spesso non farebbero mai niente per far loro del male di proposito. In modo simile, anche se è possibile che gli alti e bassi della vita ci sbalzino qua e là, ci fidiamo che un Dio che ha dimostrato il suo amore in così tanti modi non ci permetterà di subire una ferita permanente, alla fine «tutte le cose cooperano al bene» (Romani 8:28). Se il nostro Padre celeste era disposto a dare il proprio Figlio, e suo Figlio era disposto a dare la propria vita, come possiamo dubitare del suo amore e non fidarci di lui?

Il nostro influsso (Luca 11:33; Giovanni 8:12; 1 Pietro 2:11, 12; 1 Giovanni 1:7)

Gesù è la luce del mondo e i suoi seguaci sono i catarifrangenti. I seguaci non sono fonti di luce. Se i seguaci non sono posizionati dove possono prendere la luce, non possono rifletterla agli altri. Quindi, la prima priorità del seguace deve sempre essere di trovarsi nella posizione giusta per prendere la luce. La seconda priorità per il seguace è di essere posizionato in modo che la luce di Cristo possa essere riflessa verso il proprio prossimo, sul posto di lavoro e nella propria cerchia sociale. Anche se i catarifrangenti non possono creare la luce, ci sono cose che possono attenuare quel riflesso. Gli specchi annebbiati non possono riflettere la luce quanto gli specchi lucidi. Gli specchi coperti possono eliminare quasi del tutto il riflesso. Quanto spesso alcuni capi religiosi illustri, colti in qualche peccato pubblico, hanno quasi distrutto l’influsso positivo del cristianesimo? Anche se i seguaci di Cristo non possono mai considerare di poter creare la luce (blasfemia), dovrebbero sempre proteggere la loro capacità di riflettere l’amore di Dio consegnando il loro egoismo alla potenza purificatrice dello Spirito di Dio.

Ultime parole (Matteo 12:30; 25:21; Romani 3:21; 4:6; Ebrei 11:13, 14)

Cristo presagisce un giudizio degli ultimi tempi quando i destini eterni di tutti saranno decisi. Alcuni sentiranno le parole, «Va bene, servo buono e fedele». Altri sentiranno, «Allontanatevi da me». Purtroppo, molti di quelli a cui verrà detto di allontanarsi saranno del tutto colti di sorpresa. Annunceranno le loro opere buone e azioni sacrificali insistendo di entrare nel regno di Dio. Come sono tristi le parole, «Io non vi ho mai conosciuti» che vengono dal trono di Dio. Lasciando stare i comportamenti esteriori, conta solo la condizione del cuore. La fiducia genuina nella misericordia di Dio è ciò che salva.

Rispondi

  1. Come posso migliorare la mia fiducia in Dio?
  2. Cosa posso fare per lucidare il mio specchio e riflettere più pienamente l’amore di Dio?

Lunedì 26 marzo

TESTIMONIANZA

Donare: un dono per il cuore

di Erika Robinson, Santa Barbara, California, U.S.A.

Giobbe 1:1; 2:3; Ezechiele 14:14

«Non c’è niente di più gratificante del donare il frutto dei propri sacrifici. Essere disposti a rinunciare ci aiuta a comprendere pienamente l’opera di colui che andava da un villaggio all’altro, facendo del bene, dando sollievo a chi soffriva e provvedendo alle necessità dei bisognosi. Il Salvatore non visse per soddisfare le proprie esigenze. Nella sua esistenza non si riscontrano elementi che possano far pensare a una persona egoista».[1]

«Cristo dimorerà veramente in noi e Dio ci riconoscerà come suoi collaboratori solo quando il nostro egoismo sarà sconfitto e quando ogni nostra ambizione di supremazia sarà vinta; solo quando il nostro cuore traboccherà di riconoscenza e l’amore ispirerà la nostra vita».[2]

«Le offerte del povero come espressione della sua rinuncia per sostenere la proclamazione del messaggio della salvezza, non saranno gradite soltanto da Dio come offerte di consacrazione, ma in virtù del gesto stesso accresceranno la generosità del donatore rafforzando i suoi legami con il Redentore del mondo».[3]

«Sarebbe bene per i genitori imparare una lezione di costanza e devozione dall’uomo di Uz. Giobbe non trascurava i propri doveri verso chi non faceva parte della sua famiglia; era benevolo, gentile, attento agli interessi degli altri; e allo stesso tempo si adoperava seriamente per la salvezza della sua famiglia».[4]

«Il carattere, certo, non si può trasmettere. Nessuno può credere al posto di un altro. Nessuno può ricevere lo Spirito in rappresentanza di un altro. Nessuno può trasferire agli altri quelle caratteristiche che sono il frutto dell’azione dello Spirito Santo: “Se in mezzo a esso si trovassero Noè, Daniele, Giobbe, com’è vero che io vivo”, dice il Signore, DIO, “essi non salverebbero né figli né figlie; non salverebbero che se stessi, per la loro giustizia” (Ez 14:20)».[5]

Rispondi

  1. Hai avuto delle benedizioni dal donare? Quell’esperienza ha modellato la tua opinione e la tua comprensione dell’amministrazione? Se sì, come?
  2. Cosa si può prendere dalla vita di Noè, Daniele e Giobbe in termini di amministrazione? Cosa possiamo fare oggi per vivere secondo il loro esempio?

3. La prosperità è una dimostrazione necessaria delle benedizioni di Dio sull’amministratore?

[1] Ellen G. White, Messaggi ai giovani, pp. 209-210

[2] Ellen G. White, Le parabole, p. 301

[3] Ellen G. White, Consigli sull’economato cristiano, p. 249

[4] The Seventh-day Adventist Bible Commentary, vol. 3, p. 1140

[5] Ellen G. White, Le parabole, p. 307

Martedì 27 marzo

EVIDENZA

Io non vi ho mai conosciuti

di Kevin Murray McGill, College Place, Washington, U.S.A.

Matteo 7:21-23

Cosa vuol dire essere un cristiano? Vuol dire andare sempre alla classe della scuola del sabato? Dare regolarmente la decima? Leggere la Bibbia tutti i giorni? Essere in grado di difendere le dottrine fondamentali della chiesa? Essere un membro battezzato della chiesa?

Tutte queste cose sono buone, ma è questo che ti rende un cristiano? Qual è l’essenza del cristianesimo?

È davvero abbastanza ovvio. I cristiani sono le persone che prendono Cristo come modello. Significa essere un discepolo di Gesù, seguire i suoi passi e vivere come ha vissuto lui. Gesù l’ha detto così in Giovanni 13:35: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Essere un cristiano, allora, non si riferisce primariamente a ciò che conosci o a quanto spesso vai in chiesa. Il cristianesimo autentico viene provato dalla qualità del tuo amore. Al mondo non interessa se vai in chiesa; a loro interessa se ti curi degli altri e li ami. Se il tuo amore non è genuino, sarebbe meglio se non ti definissi un cristiano.

Questo è ciò che Cristo stesso dice in Matteo 7:21-23: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore!” entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!”».

Immagina che delle persone che si identificano come cristiani saranno identificati da Cristo come malfattori. Andare in chiesa e dire «Signore, Signore» nelle tue preghiere non è ciò che Dio vuole. Non è questo che fa di te un cristiano. Dio vuole una vita consacrata a lui. Quando mettiamo Dio al primo posto, andremo alla scuola del sabato, daremo la decima, e leggeremo la Bibbia; ma faremo queste cose spinti da un cuore d’amore. Quando siamo spinti da un cuore d’amore, il mondo se ne accorgerà. Non dovremo dire agli altri che siamo cristiani. Lo sapranno già.

Rispondi

  1. Se un tuo amico ti chiedesse cos’è l’essenza del cristianesimo, cosa gli diresti?
  2. Ci sono cose che puoi fare per aiutare il mondo a sapere che sei un cristiano? Se sì, quali?
  3. Pensi che ci siano persone che si identificano come cristiani che saranno chiamati «malfattori» da Cristo? Se sì, perché pensi che sia così?

Mercoledì 28 marzo

COME FARE

Proprietario, amministratore, talento

di David Solis, Moscow, Idaho, U.S.A.

Matteo 25:14-46

La parabola dei talenti spiega come essere i migliori amministratori per Cristo. Essere amministratori è come tutto ciò che è importante nella nostra vita. Devi avere degli obiettivi e un piano d’azione. Dio ha dato dei talenti a ognuno di noi. Pensa ai talenti con cui sei stato benedetto. Se non sei sicuro di quali siano, prenditi un momento per pregare a questo proposito.

Per prima cosa, per usare questi talenti, dobbiamo iniziare ogni giorno con una preghiera. Paolo descrive l’importanza di ciò in 1 Tessalonicesi. Dobbiamo invitare Gesù nella nostra giornata e chiedergli di riempirci con lo Spirito Santo. In questa preghiera chiediamo quello che desidera per noi come amministratori per quel giorno. Per agire secondo la sua volontà, dobbiamo chiedere che lo Spirito Santo parli al nostro cuore. Dopo la preghiera, aspetta un momento in silenzio con gli occhi chiusi. In quei momenti egli ha l’opportunità di parlare al nostro cuore. In 1 Tessalonicesi 5:17 dice, «non cessate mai di pregare». Iniziando ogni giorno con una preghiera, possiamo poi fare affidamento su di essa e continuare ad arricchire questa preghiera ininterrotta per tutta la giornata.

La seconda cosa che facciamo come amministratori è agire. Nella parabola dei talenti, le azioni hanno ottenuto favore. Matteo 25 dice che due persone hanno ricavato profitti per l’uomo che stava viaggiando. Agirono con quello che gli era stato dato entro le proprie capacità. Queste due persone non restarono a oziare riflettendo sui talenti che erano stati dati loro.

Per reiterare, inizia ogni giorno con una preghiera. Dopo aver pregato, credi che con la benedizione di Dio, agiremo secondo la sua volontà. Dovremmo prendere questi talenti e amministrarli in modo da avere profitti per Dio. Come amministratori, partecipiamo alla pianificazione responsabile. Capiamo che siamo creati dallo stesso Creatore.

Infine, mostra quello che hai fatto con quei talenti. Egli ci ha affidato tante responsabilità. Io ho avuto la benedizione di lavorare nel suo ministero come insegnante. So che egli mi sta chiedendo di edificare giovani menti che siano forti per lui oggi, non domani. So che questi giovani cuori non devono essere messi in secondo piano. Dobbiamo trovare quello che Dio ha bisogno che facciamo oggi. Non possiamo rimandare il suo appello fino a domani, la settimana prossima o l’anno prossimo.  È oggi che ha importanza quando collaboriamo con lui.

Rispondi

  1. Quando Paolo scrive, «Del resto, quel che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia trovato fedele» (1 Corinzi 4:2), cosa vuole dire?
  2. Sentirti dire «Va bene, servo fedele», cosa significherebbe per te?

Giovedì 29 marzo

OPINIONE

Strategie di passaggio o amministrazione guidata dalla comunità

di Jonathan Marcos Solís, Lodi, California, U.S.A.

1 Pietro 2:12

Negli ambienti cristiani evangelici, c’è una pratica che risale ai raduni del ventesimo secolo, di spostarsi velocemente di città in città distribuendo volantini e tenendo serie evangelistiche prima di spostarsi alla prossima città per ripetere il processo. Anche se questo ha senza dubbio portato persone a Dio, tipicamente consuma una quantità di risorse sconsiderata. La pratica sembra alimentata dal desiderio di diffondere la buona notizia di Dio più velocemente possibile con il tempo che Dio concede. A questo approccio manca però una comprensione del lavoraccio che serve a portare un cambiamento duraturo.

L’amministrazione comporta responsabilità. Un amministratore di Dio ha la responsabilità di riflettere Dio a chi è sulla terra, così che quando le persone vedono gioia, amore, umiltà e rispetto per gli altri, vorranno conoscerne la fonte. Gli amministratori devono avere una comprensione dell’ambiente in cui vivono per conoscere il tempo e il luogo per le forme di evangelizzazione appropriate.

L’idea di setacciare una comunità e cambiarla del tutto in un periodo di tre settimane è molto attraente, ma che effetto duraturo lascia? Cosa succederebbe se, invece, ci concentrassimo sul lungo viaggio che rappresenta la realtà di questa vita? Una passata immediata del vangelo sarebbe conveniente, ma a lungo termine può portare a caos e distruzione, mancando di tempo e luogo.

Un opuscolo in un quartiere di non cristiani potrebbe trovarsi velocemente in un cestino della spazzatura, ma l’impegno di un amministratore di servire quel quartiere potrebbe essere l’immagine di Dio che una persona diffidente stava cercando. La generazione del millennio ha molte associazioni negative; una di queste è il desiderio della gratificazione immediata. Anche se emergono storie così nel mondo dell’evangelizzazione, la realtà è che l’amministrazione della Parola di Dio, attraverso la diffusione del vangelo, spesso è un processo lungo dove le comunità richiedono una relazione, prima di ogni altra cosa. I buoni amministratori, gli amministratori di Dio, devono dimostrare che vale la pena conoscere meglio la Persona che riflettono.

I più grandi missionari del nostro tempo l’hanno capito, e potremmo beneficiare dal loro esempio. Alla fine, gli amministratori devono essere diligenti, sapendo che gli occhi del loro mondo sono su di loro, e alla fine capire «il tempo e il luogo».

Rispondi

  1. Identifica un gruppo nella tua città che è stato difficile da raggiungere. Quali nuove strategie potresti usare con questo approccio a lungo termine per condividere la buona notizia di Dio?
  2. Valuta i modi in cui la tua chiesa o il tuo gruppo dei giovani ha affrontato l’evangelizzazione. Funziona? Come puoi capirlo? Quali metodi potresti impiegare?

Venerdì 30 marzo

ESPLORAZIONE

«Affinché vedano le vostre buone opere…»

di Tatiana Kisakova, Denver, Colorado, U.S.A.

Matteo 5:16

CONCLUSIONE

Come la luna riflette la luce del sole, i cristiani di tutto il mondo riflettono l’amore di Dio attraverso i loro pensieri, le parole e le azioni. Il modo in cui ci interessiamo e mostriamo amore verso gli altri conta di più per le persone rispetto a sapere che andiamo in chiesa e seguiamo una serie di regole. È essenziale un collegamento a Dio. Come metti a ricaricare il tuo telefono tutti i giorni, abbiamo bisogno di ricevere quotidianamente l’amore di Dio e l’energia per servire i nostri amici che vogliamo siano salvati. È tempo di stabilire degli obiettivi e di seguire il tuo piano d’azione per salvare quante più persone possibile. La vita è una battaglia, e dobbiamo essere come Desmond Doss,[1] che diceva, «Signore, aiutami a salvarne ancora uno!».

PROVA A

  • Pensare e pregare per uno dei tuoi amici che non ha ancora accettato Gesù. Impegnati a passare più tempo con quella persona e mostrargli che ha valore agli occhi di Dio.
  • Filmare la tua classe della scuola del sabato e altre attività dei giovani e montare un breve video da postare sui social media e condividerlo con i tuoi amici non credenti.
  • Comporre una canzone sulla tua missione come amministratore e cantarla.
  • Cercare su internet delle idee su come essere un buon amministratore nella zona in cui vivi. Unisciti a organizzazioni del posto o creane una tu.
  • Fare un poster per la tua stanza per ricordarti della tua missione su questa terra.
  • Organizzare un picnic per i tuoi amici di chiesa e i tuoi amici che non credono ancora in Dio. Socializzate e giocate insieme per conoscervi meglio.
  • Cercare online un piano di lettura della Bibbia, per aiutarti a programmare il tuo momento di meditazione quotidiana.

CONSULTA

  • Genesi 39:4-6; 1 Pietro 4:10-11; 1 Timoteo 4:14-16; Proverbi 16:3.
  • Ellen G. White. La via migliore, capitolo 8, «Una crescita costante nell’amore», pp. 67-76.
  • Ellen G. White. La Speranza dell’uomo, capitolo 86, «Ammaestrate tutti i popoli», pp. 625-635.
  • Rick Warren, La vita con uno scopo. Perchè sono sulla terra?, pp. 289-348.

[1] Desmond Doss fu un medico di guerra americano, Avventista del 7° Giorno, che rifiutò di imbracciare le armi; la sua storia è stata raccontata nel film «La battaglia di Hacksaw Ridge» (2016).

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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LEZIONI E MANUALI PER ANIMATORI IN ALTRE LINGUE

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