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SdS CQ (College Quarterly) Secondo Trimestre 2018 – 13

Lezione 13

23-29 giugno 2018

Il ritorno del nostro Signore Gesù

«Infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente,
così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo»

(Matteo 24:7)

Sabato

INTRODUZIONE

Dieci decimi di vista spirituale

di Lauren Waegele, Chattanooga, Tennessee, U.S.A.

Matteo 26:64; Apocalisse 1:7

Il cammino cristiano è una cosa strana per la maggior parte dei non credenti. I cristiani camminano «per fede e non per visione», ma in un mondo che afferma l’idea «vedere per credere», la fede in Dio — che non si può vedere e, quindi, inconcepibile secondo gli standard del mondo — può sembrare, be’, ridicola. Per la maggior parte delle persone, la vista significa conferma. In tribunale, un testimone oculare o una prova fisica aiuta più del discorso di qualsiasi avvocato. Dato che la vista è così essenziale alla vita in questo mondo fisico, perché al cristiano spesso viene negato questo privilegio?

Quando il nostro Creatore ha formato la terra, ha dato ad Adamo ed Eva una vista perfetta. Sfortunatamente, il peccato ha danneggiato la nostra vista non solo in modo fisico ma anche, più significativamente, in modo spirituale. Questo danneggia la nostra abilità di avere fede in Cristo. Ma la Bibbia ci spinge a continuare il nostro viaggio nella fede, e Gesù promette che la nostra fede sarà ricompensata con una chiara vista spirituale.

Matteo 26:64 dice, «vedrete il Figlio dell’uomo . . . venire sulle nuvole del cielo» (corsivo aggiunto), e Apocalisse 1:7 sottolinea che «egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero» (corsivo aggiunto). Entrambi questi versetti presentano una prospettiva completamente nuova nel cammino cristiano. Tutto d’un tratto, il Salvatore che conosciamo come il nostro Creatore è visibile come nostro Redentore. Sia che la vista significhi salvezza o distruzione, il Signore Gesù, al suo ritorno, dà a tutte le persone la prova, la conferma finale che egli è venuto per portare il suo popolo fedele a casa. Fin dall’inizio, Gesù ci guida, e alla fine, egli sarà visibile fisicamente e guarirà la nostra cecità spirituale.

Spesso, ci scoraggiamo nel nostro cammino quotidiano con Cristo perché non lo possiamo vedere fisicamente. Ma il nostro Creatore agisce come una guida per chi è spiritualmente cieco in un mondo di tenebre. Ci vengono dati incontri divini; i mormorii leggeri; convinzioni personali ispirate dalla Bibbia; miracoli grandi e piccoli; e, cosa più importante, la Parola di Dio. Con questa guida da parte di Dio, negare alla fede il suo posto nella nostra vita sarebbe irresponsabile.

Camminare per fede potrebbe essere considerato sciocco agli occhi del mondo, ma quando i cristiani tentano di barcollare attraverso un mondo buio e peccaminoso da soli e cadono, si rendono conto che la fede è una necessità. Un giorno imminente, la nostra fedeltà sarà confermata, e la promessa di Cristo di essere visibile al mondo sarà finalmente compiuta. Ogni briciolo di dubbio sarà dissolto, e il nostro vivere per fede sarà ricompensato con il rinnovamento dei dieci decimi di vista spirituale. Fino ad allora, tieni quotidianamente la mano di Colui che promette di guidarti. Solo lui può fornire la vista necessaria per viaggiare in un mondo buio verso una terra di luce eterna.

Domenica

LOGOS

Sei pronto?

di Kathy Goddard, Chattanooga, Tennessee, U.S.A.

Daniele 2; Matteo 7:21–23; 24; 25:13; Giovanni 14:1–3; Luca 21:34–36; Romani 12:1, 2; Tito 1:16; 2:12, 13; 2 Pietro 3; Apocalisse 1:7; 14:12; 22:12

La promessa (Daniele 2:35, 44, 45; Matteo 24; Giovanni 14:13; Apocalisse 1:7; 14:12; 22:12)

I cuori dei discepoli devono aver accelerato quando Gesù disse, «Io vado», anche se aveva detto, «Il vostro cuore non sia turbato» (Giovanni 14:3, 1). Per Gesù è venuto il tempo di tornare a suo Padre, e li ha preparati a questa separazione con la sua promessa di tornare per loro successivamente. Ha dato loro una sicurezza: tornerò. Ha dato loro dei segni: guerre, carestie, terremoti, segni in cielo, persecuzione, slealtà, inganno. La promessa di Gesù di tornare diventò più preziosa per i suoi seguaci quando vissero gli sconvolgimenti che Gesù aveva preannunciato. «Ecco, ve l’ho predetto» (Matteo 24:25). Gesù fece loro sapere quello che sarebbe successo così che nel mezzo delle loro prove, avrebbero continuato a confidare in lui.

Il ritardo (Daniele 2; 2 Pietro 3)

I primi discepoli devono aver creduto di vivere nelle unghie dei piedi del tempo descritto da Daniele. Ma la misteriosa pietra doveva ancora colpire la terra, e i credenti dei due millenni successivi hanno dovuto vedersela con questo lungo ritardo nel ritorno promesso di Gesù. Pietro spiega il ritardo evidenziando il diverso calcolo del tempo di Dio e della sua profonda pazienza (2 Pietro 3:8, 9). Ellen White dice, «se il Maestro ritornasse ora troverebbe molti impreparati. La riluttanza di Dio di lasciar morire il suo popolo è la ragione del lungo ritardo».[1]

Preparazione necessaria (Matteo 7:2123; 25:13; Luca 21:34–36; Romani 12:1, 2; Tito 1:16; 2:12, 13; Apocalisse 14:12)

Gesù non ha dato i segni della sua venuta per tenere i suoi seguaci in uno stato d’ansia. Ha dato i segni per rafforzare la nostra fede in lui e per motivarci a prepararci. Alcuni avventisti pensano di prepararsi fissandosi sui segni stessi. È possibile essere così concentrati sugli eventi che precedono la venuta di Gesù — disastri naturali ed eventi politici — che trascuriamo di prepararci a incontrare il Gesù che sta venendo costruendo la nostra relazione con lui.

Altri avventisti cercano di prepararsi concentrandosi sull’ubbidienza — la caratteristica di quelli che osservano i comandamenti di Gesù — mentre trascurano l’altro descrittore in Apocalisse 14:12 — la fede in Gesù. Questa fede si sviluppa attraverso uno studio della sua Parola messa in pratica nella vita quotidiana.

Gesù ci ha dato una formula per prepararci alla sua venuta: guarda e prega. Ma cosa stiamo guardando? Mai nella storia le persone hanno avuto così tante distrazioni, così tante cose che richiedono il nostro tempo e attenzione. Con i computer nelle nostre mani e sui nostri polsi, abbiamo accesso a informazione, intrattenimento e comunicazione istantanea in un flusso continuo. Dobbiamo valutare l’impatto che questo ha sulla nostra preparazione a incontrare il nostro Signore.

È impossibile sviluppare una relazione autentica e profonda con Gesù senza un collegamento deliberato e continuo con lui attraverso la preghiera, una sottomissione quotidiana alle sue indicazioni. Questo collegamento sviluppa la nostra fede in lui piuttosto che rafforzare la fede in noi stessi o nei beni o nelle altre persone. Un collegamento del genere affina la nostra abilità di ascoltare il suo mormorio leggero, che ci guida nel vivere in modo giusto e nel servizio altruista. Sviluppa la nostra passione per Gesù e per le persone perdute. Ci aiuta non solo a conoscere Gesù ma anche a diventare più simili a lui. Ci prepara per gli eventi del tempo finale.

In Matteo 7 si trova un avvertimento terrificante. Un gruppo di persone vengono illuse di essere seguaci di Gesù. Pretendono il diritto di entrare nel regno dei cieli basandosi sulle loro «opere buone», suggerendo che è stato Dio a dare loro la capacità di fare cose soprannaturali — prove abbastanza forti. Ma Gesù rifiuta di farli entrare. Li chiama malfattori, e dice, «Io non vi ho mai conosciuti». Inoltre, scrivendo a Tito, Paolo descrive i falsi credenti che rinnegano con le loro azioni il Dio che professano di conoscere (Tito 1:16). Descrive anche il credente genuino che dice «No» a quello che il mondo ha da offrire e pratica l’autocontrollo mentre aspetta che Gesù appaia (Tito 2:12, 13).

È tempo di misurare la nostra temperatura spirituale e poi di invitare Gesù a trasformarci attraverso il rinnovamento della nostra mente (Romani 12:2). In questo modo, egli ci può preparare a incontrarlo alla realizzazione di quella promessa data così tanto tempo fa ma che arde ancora nel nostro cuore oggi.

Rispondi

  1. Rifletti su quello che guardi. Le cose a cui dai la tua attenzione e il tuo tempo ti aiutano a conoscere il Gesù che verrà presto?
  2. Cosa devi fare o smettere di fare per approfondire la tua relazione con Gesù?
  3. Conosci Gesù abbastanza bene da fidarti di lui a prescindere da quello che succede nella tua vita o negli eventi del mondo?

[1]. Ellen G. White, Testimonies for the Church, vol. 2, p. 194.

Lunedì

TESTIMONIANZA

Occhi puntati sull’obiettivo

di Brandon Beneche, Collegedale, Tennessee, U.S.A.

2 Timoteo 4:6–8

«Durante il suo lungo servizio, Paolo non aveva mai vacillato nella fedeltà al suo Salvatore. Ovunque egli fosse, sia davanti ai farisei intriganti o alle autorità romane, sia davanti alla folla inferocita di Listra o ai rei peccatori nella cella macedone, sia che stesse ragionando con gli spaventati marinai della nave naufraga, o fosse solo davanti a Nerone per difendere la sua vita, egli non si era mai vergognato della causa che sosteneva. Il solo grande scopo della sua vita cristiana era stato servire Colui il cui nome una volta egli aveva coperto di infamia. Né l’opposizione né la persecuzione erano stati capaci di distoglierlo dal suo proposito. La sua fede, resa salda dagli sforzi e dai sacrifici, lo sorresse e lo fortificò».[1]

Nonostante le prove che Paolo sopportò, mantenne la sua mente e il suo cuore fissi sul suo Salvatore. Si rese conto che valeva la pena sopportare le tribolazioni terrene per le promesse divine che aveva ricevuto da Cristo. Quelli che professano l’ubbidienza a Cristo saranno messi alla prova come lo è stato Paolo, ma avremo le stesse garanzie che guidarono Paolo attraverso la derisione, il naufragio e la prigionia.

«Nella vita religiosa di ogni anima che alla fine sarà vittoriosa, non mancheranno scene di perplessità e di prova terribili; però la conoscenza delle Scritture le consentirà di ricordare le incoraggianti promesse di Dio, che consoleranno il suo cuore e consolideranno la sua fede nella forza dell’Onnipotente. . . . “Affinché la prova della vostra fede, molto più preziosa dell’oro che perisce, eppure è provato col fuoco, risulti a vostra lode, gloria e onore alla rivelazione di Gesù Cristo . . .” La prova della fede è più preziosa dell’oro».[2]

Il diavolo ha indotto molti con l’inganno a credere che i tempi di angoscia sono un segno dell’infedeltà di Dio. Ma dobbiamo ricordare che Cristo ha avvertito i suoi seguaci che avrebbero sofferto per il suo nome, ma che quella sofferenza sarebbe stata una medaglia al valore. Quando teniamo gli occhi fissi su Cristo attraverso le nostre difficoltà, possiamo trovare conforto e pace.

«Concentrate le vostre forze per guardare in alto e non in basso, verso le vostre difficoltà. Allora non verrete mai meno lungo la via. Presto, oltre le nubi, scorgerete Gesù che tende la sua mano soccorritrice: tutto quello che dovete fare sarà di porgergli la vostra mano con fede semplice e lasciare che Egli vi guidi. . . . Dio vi accorda l’intelligenza e una mente che ragiona, mediante le quali voi potete afferrare le sue promesse. Gesù è pronto ad aiutarvi nella formazione di un carattere solido ed equilibrato».[3]

Rispondi

  1. Dovremmo vedere la mancanza di prove come una benedizione o un segno che stiamo vivendo troppo comodamente?
  2. Mentre Paolo mostra che tenere gli occhi fissi su Cristo e sul suo regno ci può aiutare attraverso le prove e guidarci nella vita, non è sempre facile tenere Gesù al primo posto della nostra mente nel nostro mondo frenetico. Come possiamo tenere gli occhi fissi su Gesù quando il terreno sotto i nostri piedi spesso sembra instabile?

[1]. Ellen G. White, Gli uomini che vinsero un impero, p. 313.

[2]. Ellen G. White, I tesori delle testimonianze 2, p. 151.

[3]. Ellen G. White, I tesori delle testimonianze 2, p. 151.

Martedì

EVIDENZA

Perché Gesù se n’è andato?

di Bryant Rodriguez, Collegedale, Tennessee, U.S.A.

Deuteronomio 29:29; Romani 1:17; 8:22; Ebrei 10:35, 36

È una delle domande più pressanti nel cuore dei seguaci di Gesù. Gli avventisti del settimo giorno hanno una buona spiegazione teologica che rende conto del perché se n’è andato e cosa ha fatto negli ultimi due millenni da quando si è fatto vedere su questo pianeta. Ma comunque, quando sono solo e stanco, sembra che le meta-narrative non siano abbastanza.

Perché è stato via così a lungo? Tornerà, o siamo tutti come Vladimiro ed Estragone che stanno aspettando Godot?[1] Certo, è stato bello esistere e ridere e piangere e amare, ma preferirei decisamente che il Signore fosse tornato mille anni fa per confortare i gemiti della creazione (Romani 8:22).

La risposta alla domanda del nostro cuore inizia con il tema principale dell’Antico Testamento del giorno del Signore che deve venire; questo giorno sarebbe stato un giorno di salvezza e distruzione,[2] e semplicemente essere un membro della comunità del patto non ti dà diritto al salvataggio. Gli israeliti hanno dovuto vivere una vita di impegno costante e attento con il patto di Dio — o come dice a volte la Bibbia: vivendo per fede.[3]

Un secondo brano è Ebrei 10 dove l’autore parla francamente ai suoi lettori, che stanno vacillando nella fede. Ricorda loro che il giorno del Signore è una furia di fuoco per quelli che disdegnano il sangue del Figlio e li incoraggia a ricordare i loro giorni precedenti quando soffrivano con gioia perché sapevano di avere un bene migliore e duraturo. Dice loro, «Non abbandonate la vostra franchezza, che ha una grande ricompensa! Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso» (vv. 35, 36). Dopo questa affermazione, cita il famoso brano di Abacuc — il giusto per la sua fede vivrà — citato anche in Romani 1:17. Solo questa volta allunga la citazione per sottolineare che Colui che viene verrà a breve e non tarderà.

Lo studente di ebraico ricorderà che il congiuntivo waw tradotto con «ma» è una congiunzione fluida — che può essere tradotta in molti modi — e in questo brano, serve come nesso logico. Quindi, il testo citato insiste che il Signore verrà senza tardare e poiché viene, i giusti vivranno per fede.

Non si tireranno indietro.

Vivranno per fede e otterranno la vita.

Quindi sì, sappiamo perché Gesù se n’è andato, ma non sappiamo perché Gesù se n’è andato per quella che sembra un’eternità. Ma siamo certi che verrà senza tardare e per questo — viviamo per fede.

Rispondi

  1. Hai mai fatto fatica a credere che Gesù stia ancora per tornare? Se sì, come è stato, e in cosa hai trovato conforto?
  2. Quando è stata l’ultima volta in cui hai sentito fervore e gioia di soffrire nel nome del Signore?
  3. Perché pensi che dei lettori in difficoltà sarebbero incoraggiati ricordando che Dio sta per tornare senza tardare?

[1]. Samuel Beckett, Waiting for Godot: A Tragicomedy in Two Acts.

[2]. Walter Brueggemann, Reverberations of Faith: A Theological Handbook of Old Testament Themes (Louisville, KY: Westminster John Knox Press, 2002), p. 46.

[3]. Ibid., p. 78.

Mercoledì

COME FARE

L’opera trasformatrice di Dio

di Hannah Jobe, Collegedale, Tennessee, U.S.A.

1 Cronache 16:8–12; Salmi 19:1; Matteo 28:16–20; Marco 10:45; Luca 6:38; Romani 6:5; 12:2; Filippesi 3:20, 21; 1 Tessalonicesi 5:17

Nel principio, Dio ci ha creati a sua immagine. Eravamo perfetti in lui perché non avevamo il peccato. Ma dopo che Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito, non potevamo più essere perfetti; il nostro corpo e la nostra mente iniziarono a deteriorarsi. Malattia e morte, una volta sconosciuti all’umanità, diventarono comuni.

Dio promise di mandare suo Figlio così che potesse un giorno tornare e trasformare tutti quelli che lo amano nelle creature che sarebbero dovute essere. Anche se il dolore del peccato non se ne andrà prima della seconda venuta, Dio sta già operando per trasformare il nostro cuore per prepararci al suo ritorno. Per prepararci alla sua venuta, dobbiamo sottometterci continuamente in modo che Dio possa compiere questa opera trasformatrice in noi.

Passo 1: Comunica con Dio. Per avere una relazione con Dio, dobbiamo comunicare con lui come comunicheremmo con una qualsiasi altra persona a cui teniamo. Un modo per farlo è di pregare costantemente, sia che stiamo andando a lavorare, a lezione o che ci stiamo preparando per andare a letto. Dio è sempre lì, e vuole sempre avere nostre notizie, anche se abbiamo solo un momento per parlare.

Un altro modo per comunicare con Dio è di studiare la Bibbia. Dio ha ispirato la Bibbia in modo che avessimo un modo per capire il suo carattere. Più studiamo, più sappiamo, e più intima diventa la nostra relazione con Dio. Come la preghiera, lo studio della Bibbia può essere fatto in molti momenti e posti. Il culto mattutino è una buona opzione perché concentrandoci su Dio all’inizio del giorno, possiamo riflettere su di lui e sul nostro studio durante le nostre attività. Un altro buon modo per comunicare con Dio è andando fuori nella natura. La creazione di Dio è uno dei migliori promemoria della sua gloria, e studiare la sua Parola mentre viviamo tutto quello che ha fatto per noi ci avvicina a lui.

Passo 2: Condividilo con gli altri. Ci è stato dato il mandato di diffondere la buona notizia della seconda venuta nel mondo. Possiamo condividere la nostra fede con amici non cristiani, servire il cibo a un rifugio per senzatetto, andare in viaggi missionari, o perfino mostrare a qualcuno un semplice sorriso. Che le nostre azioni siano grandi o piccole, la parte importante è condividere Dio con gli altri. Anche il più piccolo atto di gentilezza può avere un grande impatto sulla vita di una persona e anche sulla nostra vita. Ogni volta che condividiamo Dio con gli altri, ci stiamo avvicinando a lui così che egli ci possa trasformare nella sua immagine.

Rispondi

  1. Come puoi trovare modi per essere un testimone più efficace per gli altri nella tua vita quotidiana?
  2. A quali modi puoi pensare per mantenerti responsabile nella lettura quotidiana della Bibbia e nella preghiera?
  3. Come puoi condividere Dio con gli altri per prepararti per la sua venuta?

Giovedì

OPINIONE

Pulire le ragnatele

di Alexis Christine Hartline, Collegedale, Tennessee, U.S.A.

Matteo 24:6, 7; Giovanni 14:2; Filippesi 1:6; 2 Timoteo 4:6–8; Tito 2:13

L’ospitalità era all’ordine del giorno a casa nostra. Ogni volta che mia nonna prevedeva di avere ospiti, contribuivamo tutti ad aiutare a preparare per ricevere gli ospiti a casa nostra. Da bambina, il mio compito era di spolverare tutti i mobili. Dato che volevo fare una buona impressione sugli ospiti, svolgevo il mio lavoro con la massima attenzione. Quando gli ospiti arrivavano a casa, sorridevo con orgoglio per il lavoro che avevo fatto e speravo che anche gli ospiti l’apprezzassero. Gesù è molto più di un ospite che viene a casa nostra.

Molti di noi hanno sentito dire per tutta la vita che Gesù Cristo ritornerà presto. Con gli eventi attuali e i disordini nella società, è facile vedere che le parole di Gesù stanno per realizzarsi. «Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori» (Matteo 24:7, 8). In tempi così difficili, è importante che prepariamo il nostro cuore e la nostra mente non solo a poter sopportare le difficoltà degli ultimi giorni ma anche a scegliere di vivere con Cristo al centro della nostra vita.

Questo cosa vuol dire? Spesso sentiamo il bisogno di fare una buona impressione sugli altri con i nostri risultati, la nostra reputazione o perfino nel modo in cui ci vestiamo. I social media hanno creato una maschera ancora più grande. Se ci sono delle imperfezioni, bastano pochi filtri e correzioni veloci per farci sembrare incredibili. Passiamo il nostro tempo a contare i commenti e i «mi piace» sulle nostre foto e post, e permettiamo che queste cose determinino la nostra identità. Nel frattempo, il cuore è malato e lo spirito lo è ancora di più. Non facciamo minimamente attenzione al nostro animo o allo stato del nostro cuore. Le ragnatele ci ricoprono internamente; mentre Dio sta preparando un posto per noi, noi non stiamo spolverando il nostro io interiore.

Mentre aspettiamo la speranza del ritorno di Gesù, egli ci chiama a prepararci mettendo da parte le cose che ci ostacolano dall’avvicinarci a Dio. Dobbiamo essere onesti con noi stessi sulle cose che ci impicciano nella nostra vita. Dobbiamo preparare il nostro cuore come prepareremmo la nostra casa per un ospite: lucidando e spazzando le cose che non dovrebbero esserci. Mettiamo da parte quelle cose, per poter andare avanti nella fede. E Dio è fedele — egli promette di liberarci da quelle abitudini e peccati che ci incatenano. Se stai faticando a liberarti di alcune ragnatele nella tua vita, chiedigli di aiutarti.

Rispondi

  1. Quali difficoltà nella tua vita considereresti ragnatele spirituali?
  2. Qual è stato il tuo obiettivo principale nella vita? I tuoi obiettivi sono incentrati sulla vita quotidiana o sulla tua vita eterna?
  3. Che cambiamenti devi fare per riorientare la tua vita verso il cielo?

Venerdì

ESPLORAZIONE

Lascia che ti vedano

di Sierra Kristine Emilaire, Collegedale, Tennessee, U.S.A.

1 Tessalonicesi 1–5

CONCLUSIONE

Nella prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi, egli li loda della loro dedizione a Cristo. Gli abitanti di Tessalonica erano cristiani che facevano i conti con la sofferenza e la persecuzione dalle mani di Giudei e Gentili, insieme alla presenza dominante di falsi profeti. Nonostante molti ostacoli, si rifiutarono di compromettere il loro impegno con Cristo. Ignorarono gli insegnamenti dei falsi profeti e rimasero fedeli agli insegnamenti di Paolo come parola di Dio. Ma la loro fede superava le semplici parole. Il loro stile di vita era un chiaro esempio dell’amore di Dio, con un messaggio che si estendeva fino alla Macedonia e all’Acaia. Ma nei capitoli 4 e 5 Paolo è spinto a ricordare alle persone che devono continuare a vivere la vita nel presente mentre continuano a tenere gli occhi sul ritorno di Cristo.

Possiamo imparare tanto dalla vita dei Tessalonicesi. Anche noi viviamo in un periodo di sofferenze e falsi profeti, aspettando la persecuzione, ma come i Tessalonicesi, il nostro impegno con Cristo dovrebbe permetterci di essere esempi di amore, costanza e fede alle nazioni circostanti. La nostra fede dovrebbe superare le semplici parole; dobbiamo esercitare la fede nella nostra routine quotidiana così che il nostro stile di vita possa rappresentare ciò che Cristo ha fatto per noi e il futuro che aspettiamo con la sua seconda venuta. In preparazione alla seconda venuta, però, non dobbiamo perdere interesse nella nostra vita sulla terra.

PROVA A

  • Ascoltare il canto «Let Them See You», dall’album A Messenger di Colton Dixon. Medita sull’idea di permettere a Dio di lavorare in te così che, quando le persone ti guardano, vedano lui.
  • Esplorare vari modi per goderti la vita mentre aspetti il ritorno di Cristo. Passa del tempo all’aperto godendoti la creazione, vai a fare avventure con gli amici, viaggia per il mondo e testimonia alle persone che incontri.
  • Trovare appagamento nelle relazioni che porteranno più persone al regno di Dio. Apri un dialogo con gli altri così che possano avere l’opportunità di conoscere Cristo — anche con un gesto semplice come un sorriso. Ricorda, potresti essere l’unico Gesù a cui qualcuno è esposto.
  • Scrivere una lettera a Dio su quello che devi lasciar andare per lasciarlo entrare e fare una promessa che gli permetterai di agire in te.
  • Usare i tuoi vari talenti per entrare in contatto con le persone e aiutare nella diffusione del messaggio di Cristo al mondo.

CONSULTA

  • Matteo 5:16; Galati 2:20; Efesini 3:17; Colossesi 1:27; 1 Pietro 3:15.
  • Ellen G. White, To Be Like Jesus, pp. 9,18.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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