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SdS CQ (College Quarterly) Quarto Trimestre 2018 – 01

Lezione 1

29 settembre – 5 ottobre 2018

Creazione e caduta

«Poi [Dio] condusse [Abraamo] fuori e gli disse: “Guarda il cielo e conta le stelle, se le puoi contare”. E soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che gli contò questo come giustizia»

(Genesi 15:5-6)

Sabato

INTRODUZIONE

Unità per uno scopo

di Richla Sabuin, Hong Kong

Genesi 1:26

Alle origini di tutto, Dio fece vedere l’amministrazione della vita attraverso il sabato, portando così unità vera. La Deità era unita quando la Scrittura afferma, «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza…» (Genesi 1:26). Erano uniti da come crearono il mondo. Come risultato, iniziò la storia per Adamo ed Eva. Dio li unì in una famiglia. Anche gli animali furono creati in coppie così che potessero essere uniti come membri della stessa specie.

Queste erano tutte cose che erano unite per il bene. Ma l’unità può forse essere usata anche per il male? Dopo la caduta, gli esseri umani peccatori collaborarono per costruire una torre molto alta, la torre di Babele, per rendersi così potenti da non poter più essere spazzati via da un diluvio (dopo il grande diluvio mandato da Dio). Dio vide che quest’unità era molto forte. Disse, «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare» (Genesi 11:6). Scese sulla terra per confondere la loro lingua in modo che non continuassero la costruzione di Babele. Perciò, che sia per uno scopo buono o uno malvagio, l’unione fa la forza.

Mentre l’unità può essere usata per scopi nefandi, questa lezione è incentrata sugli esempi di unità onesta, biblica. Dopo tutto, fin dalle nostre origini vediamo che Dio ha creato gli esseri umani con uno stesso scopo. L’unità di Adamo ed Eva era un simbolo dell’unità che si può trovare in Cristo. Gesù dice, «Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei» (Efesini 5:25). E quindi «Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo» (Efesini 5:23). L’unità cristiana non è semplicemente un suggerimento; è un imperativo che è fondamentale alla vita cristiana.

La chiesa è stata creata per uno scopo. Prima Pietro 2:9 dice, «Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa». Durante la lezione di questa settimana ricordiamoci che Dio ha uno scopo divino per la chiesa in Cristo.

Domenica

LOGOS

Riuniamoci

di Giuliana Cruz e Guido Cruz, Silang Cavite, Filippine

Genesi 1:26, 28; 3; Galati 5:6, 13–16, 22; 1 Giovanni 4:7, 8, 16

Unificàti (Giovanni 17:23)

Cosa ti viene in mente quando senti la parola «chiesa»? Forse il pensiero di un edificio come quello dove vai di sabato per cantare, ascoltare un sermone o vedere gli amici. Nella nostra società, è facile vedere la chiesa come un evento o un edificio, ma la chiesa delle origini la intendeva come uno stile di vita.

Per i primi credenti, la chiesa avveniva ogni volta che si incontravano, cioè praticamente sempre. Ogni giorno si riunivano per adorare, o per mangiare, imparare, condividere e pregare. La loro vita era devota a Dio e alla sua chiesa, e per questo motivo, accadevano grandi cose: i non credenti vedevano l’amore che essi avevano gli uni per gli altri e volevano farne parte! Mentre Gesù era sulla terra, pregò che i suoi seguaci fossero unificati, così che il mondo conoscesse l’amore di Dio (Giovanni 17:23). E nella sua prima chiesa, la sua preghiera fu realizzata.

Due legami: l’amore di Dio per noi e il nostro per gli altri

Qual è il collegamento tra l’amore di Dio per noi e il nostro amore per gli altri? A volte non possiamo evitare di chiederci: perché devo amare gli altri? Anche quando non piaccio agli altri? Dio mi ama davvero? Anche quando non mi sento amato e mi sento inamabile? Anche quando faccio un grosso errore?

Ci sono due risposte nel libro dei Galati. La prima risposta è lo Spirito Santo (Galati 5:13–16, 22) e l’altra, la fede (Galati 5:6).

Quindi camminare secondo lo Spirito è il modo in cui non farci del male o divorarci a vicenda, ma di servire l’un l’altro attraverso l’amore. In Galati 5:6, la fede che ci collega a Gesù e riceve la sua giustificazione è «fede che opera per mezzo dell’amore». In altre parole, la fede dimostra che non è l’amore che merita la nostra salvezza. L’amore dimostra l’esistenza della fede che riceve la salvezza.

Poiché Dio ci ha amati, ci ha creato a sua immagine per governare su tutte le cose viventi ed era tutto molto buono (Genesi 1:26, 28, 31). Ma dal momento in cui il peccato è entrato in questo mondo, il legame tra Dio e il suo popolo è stato spezzato.

Questo collegamento come funziona? Galati 5:22

Bisogna camminare secondo lo Spirito, perché è lo Spirito che produce umiltà, purezza, appagamento, fede, buone opere, che ti rende diverso dal mondo e ti separa dal peccato. È lo Spirito che produce amore, chiarezza, saggezza e fa conoscere la verità.

La fede è il primo passo di una vita cristiana ed è l’università della vita cristiana. Lo Spirito Santo è l’insegnante e la forza. Non ci diplomiamo mai in qualcos’altro, è sempre la fede e lo Spirito; vanno insieme. La fede è il canale, il condotto che ci porta allo Spirito. L’amore è il frutto dello Spirito e della fede. Dio ci dà lo Spirito Santo. Lo fa attraverso la fede. E l’amore è il frutto dello Spirito ricevuto per fede (Galati 5:22).

L’amore di Cristo è il terreno nutriente in cui siamo piantati; lo Spirito Santo è il vaso che versa quell’amore nella nostra vita; e la fede è la fonte che mandiamo nel terreno.

Come diventare più uniti a Dio (1 Giovanni 4:7, 8, 16)

Dio vuole avere una relazione con noi e in cuor nostro, anche noi bramiamo una relazione con lui. Vuole che mostriamo al mondo cos’è il vero amore, e qual è lo scopo della vita.

Prima Giovanni 4:7, 8, 16 dice che Dio è amore, l’amore viene da Dio. Dio è la fonte dell’amore. Come l’elettricità che scorre attraverso i fili elettrici, l’amore viene a noi da Dio, poi scorre attraverso di noi agli altri che ci sono vicini. Quando Giovanni dice, «amiamoci gli uni gli altri», ci sta incoraggiando a permettere all’amore di Dio di scorrere attraverso di noi. Dato che Dio è amore, l’amore deve caratterizzare quelli che dicono di essere nati da Dio o di conoscere Dio (1 Giovanni 4:7; 3:10, 14; 4:20, 21). Quelli che dichiarano di fare la volontà di Dio e di riflettere l’attività di Dio nel mondo saranno conosciuti per l’amore che manifestano per Dio e gli uni per gli altri. Questo è ciò che Gesù disse ai suoi discepoli (Giovanni 13:35).

Come suoi seguaci, Dio desidera che restiamo fissi su Gesù e non sulle piccole cose che ci dividono. Ci vuole unificati nell’amore, usando i doni che abbiamo ricevuto da Dio per edificarci gli uni gli altri e per servire un mondo ferito attorno a noi. La cosa più importante, 1 Corinzi ci ricorda di nuovo che Gesù è il nocciolo della questione. Quando incontriamo Gesù e ci diamo a lui completamente, la nostra vita viene trasformata permanentemente (dai un’occhiata a Colossesi 3). Il passato, presente, futuro e la nostra identità, si basano sulla vita, la morte e la resurrezione di Gesù. Se abbiamo capito quello, tutto il resto va al posto giusto.

Rispondi

  1. La chiesa come ci può tenere uniti?
  2. Cosa significa camminare nello Spirito?
  3. Come possiamo darci completamente a Gesù?

Lunedì

TESTIMONIANZA

Una catena d’amore

di Angel Anne Ancaja Patalinghug, Silang, Cavite, Filippine

 

Giovanni 13:34, 35; 17:23–26; Efesini 4:15, 16

 

«Il nostro Padre celeste è un Dio di pace. Quando ha creato l’uomo l’ha messo in una dimora di pace e sicurezza. Tutto era unità e felicità nel giardino dell’Eden».[1] Ma quando l’umanità cadde dalla sua grazia, quest’unità fu rovinata e le persone rimasero intrappolate nel peccato.

Non tutte le speranze erano perdute. «Quando ricordiamo l’umiliazione del nostro Salvatore… L’animo si impegna a infrangere ogni barriera che ci divide da Dio. Vengono eliminati i cattivi pensieri e le cattive parole. I peccati sono confessati e perdonati. La grazia del Cristo penetra nell’anima e il suo amore unisce i cuori in una beata comunione».[2]

«Se l’amore viene coltivato, il finito si unirà con il finito, e tutto troverà il proprio centro nell’Infinito. L’umanità si unirà con l’umanità, e tutto sarà legato con il cuore dell’Amore Infinito… La catena d’amore, legando il cuore dei credenti in unità, in legami di comunione fraterna e amore, e in armonia con Cristo e con il Padre, rende il legame perfetto…»[3]

«L’unione fa la forza; la disunione è un segno di debolezza. Uniti l’uno con l’altro, lavorando di comune accordo per la salvezza degli uomini noi diventeremo “collaboratori di Dio”. Coloro che rifiutano di lavorare di comune accordo disonorano profondamente l’Eterno. Il nemico delle anime è compiaciuto quando vede i credenti ostacolarsi a vicenda. Perciò occorre coltivare l’amore fraterno e ispirarsi a un sentimento di tenerezza»,[4] per raggiungere nuovamente l’unità perduta.

Quest’unità «non esige che rinunciamo alla nostra identità, ma semplicemente che ci adattiamo in qualche modo ai sentimenti e ai metodi dei nostri fratelli. Può capitare che la fede unisca delle persone le cui opinioni, abitudini e gusti, relativi a questioni materiali, non siano in armonia fra loro; però, se essi hanno nel cuore un ardente amore per Gesù e guardano insieme verso il cielo nella speranza della vita eterna, raggiungeranno una perfetta comunione e costituiranno una meravigliosa unità».[5]

«Nelle nostre file si noterà unità nell’azione, solo quando il popolo di Dio pregherà con fede e metterà in pratica gli insegnamenti del Cristo nella vita di tutti i giorni. Il fratello sarà unito al fratello dagli aurei vincoli dell’amore di Gesù. Solo lo Spirito di Cristo può realizzare tale unità. Colui che ha santificato se stesso, santificherà anche i suoi discepoli. Uniti con lui, essi saranno uniti fra loro nella comune santissima fede. Quando ci adopereremo per questa unità come Dio vuole che facciamo, essa si realizzerà».[6]

Rispondi

  1. L’amore è il legame che forma unità in un gruppo di persone uniche. C’è un esempio di questo nella nostra vita quotidiana a parte l’amore e l’unità che troviamo nella chiesa?
  2. Come individuo, come cercheresti di ristabilire l’unità della chiesa se l’amore che ci unisce fosse coperto dall’egoismo e la superbia?

[1] Ellen G. White, The Spirit of Prophecy, vol. 2, p. 209

[2] Ellen G. White, La speranza dell’uomo, p.499

[3] Ellen G. White, Our High Calling, p. 173

[4] Ellen G. White, I tesori delle testimonianze 3, p.155

[5] Ellen G. White, Gospel Workers, 1892, p. 400

[6] Ellen G. White, I tesori delle testimonianze 3, p.157

Martedì

EVIDENZA

La discendenza di Abraamo

di Komal Nunfeli Swansi, Silang, Cavite, Filippine

Genesi 15:5, 6

Nel libro dei Romani, Paolo sostiene la dottrina della giustificazione mediante la fede. E lo fa citando la Scrittura. Dato che il libro della Genesi era considerato parte della legge, Paolo sviluppa la sua asserzione prendendo l’esempio di Abraamo. Come antenato di spicco del popolo ebraico, Abraamo era stimato come modello di giustizia, ospitalità e campione della fede. Molti capi ebrei e gente comune vedevano la pietà e la bontà di Abraamo come un risultato del suo merito individuale e delle sue opere esemplari. Ma la lettera di Paolo ai Romani riguardante la vera natura e origine della giustizia di Abraamo era in grande contrasto con questa convinzione popolare. Possiamo vedere questo tema ricorrente presente per tutto il Nuovo Testamento, che Abraamo servì per fede, non per le opere! Ed essendo giustificato per fede, Dio fece la promessa ad Abraamo in Genesi 15:5, 6 che i suoi discendenti sarebbero stati come le innumerevoli stelle nel cielo.

Questo cosa significa per me personalmente? Galati 3:29 afferma che, «Se siete di Cristo, siete dunque discendenza di Abraamo, eredi secondo la promessa». Tramite il nostro legame con Cristo diventiamo discendenti spirituali di Abraamo. Quindi, per restare come eredi e avere la nostra eredità [il regno di Dio e la vita eterna] dobbiamo continuare a essere parte della famiglia di Dio. È per questo che essere uniti alla «famiglia» è così importante.

Cosa significa, «discendenza [o seme] di Abraamo»? Un seme è un collegamento tra una generazione di vita e un’altra. Porta le caratteristiche del DNA (sia le buone sia le aberrazioni) da una generazione a quella dopo. Come discendenti di Abraamo, cosa ereditiamo dai nostri progenitori spirituali e cosa tramandiamo alla prossima generazione? Dobbiamo rispondere a questa domanda importante sia individualmente sia come gruppo. Un seme nel regno vegetale non solo collega una generazione alla successiva ma preserva anche la vita quando le condizioni sono dure. Sarà uno studio interessante di per sé investigare come generazioni di avventisti hanno preservato la «verità» nella sua forma pura anche in condizioni ostili. Da ultimo, lo scopo principale di un seme è la propagazione. Un singolo seme può generare e popolare una foresta intera! Gli alberi della foresta possono essere numerosi come le stelle del cielo.

La discendenza di Abraamo può essere inquinata? La contaminazione della «linea pura di Abraamo» con una «linea impura» può certamente inquinare e nuocere! Questo è l’inizio della divisione! Ogni tentativo di portare strane idee, insegnamenti e pratiche nella chiesa di Dio e unirli alla verità presente combatte con la linea pura di Abraamo e può essere visto come inquinamento della sua discendenza. Questo ha implicazioni molto serie con conseguenze generazionali.

Questa promessa sacra [Galati 3:29] fatta ad Abraamo istituì la stirpe di Gesù Cristo e della sua sposa, la Chiesa. La fede di Abraamo unisce generazioni di credenti per portare a termine il piano della salvezza. Per di più, è la nostra fede in Gesù e nel suo ritorno imminente che unisce il popolo di Dio, non solo gli uni con gli altri, ma anche con il Signore stesso. Dio opera attraverso le persone per ripristinare l’unità, l’unità che è stata recisa dalla tragedia del peccato. Il piano originale di Dio per l’umanità era che vivessimo come una famiglia. Dopo la caduta, la restaurazione del piano originale per l’unità è diventata l’obiettivo cruciale. Siamo il popolo eletto, siamo il segullah di Dio. La parola ebraica «segullah» era il termine usato per descrivere Israele, e significa «tesoro particolare». Come segullah di Dio, il nostro unico mandato nel mondo è di restare uniti gli uni con gli altri come famiglia di Dio sulla terra. Solo allora possiamo dire di essere la «discendenza di Abraamo».

Rispondi

  1. Uniti siamo forti, divisi siamo deboli. Questo vale anche per la famiglia di Dio? Discutine.
  2. I sociologi ci dicono che una famiglia è l’unità più importante della società. Comunità, società, nazioni e perfino civiltà crollano quando la struttura della famiglia è distrutta. Come preservare l’unità all’interno della famiglia di Dio [la Chiesa]?
  3. Come avventisti, se non «preserviamo» e «propaghiamo» il DNA [retaggio e insegnamenti] dei nostri antenati spirituali, possiamo dire di essere la discendenza di Abraamo? Discutine.
  4. Come «segullah» di Dio, quali sono i nostri compiti?

Mercoledì

COME FARE

Unità in Cristo

di Grace Moon, Silang, Cavite, Filippine

Giovanni 17; Filippesi 2:3; 1 Corinzi 12:27; Efesini 4:2, 3

Gesù aveva un piano per i cristiani: l’unità in Cristo. In Giovanni 17, Gesù prega prima della sua crocifissione. Il versetto undici dice: «Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi». Sì, gli «essi» menzionati qui è rivolto ai discepoli. Ma questa preghiera non riguarda solo i discepoli. Gesù continua, «Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola» (Giovanni 17:20). Gesù vuole che tutti quelli che credono in lui, a prescindere dalla generazione, etnia, sesso ed età, siano unificati nella fede.

Due dettagli importanti ci avvicinano all’unità:

Colloca Dio e la sua Parola al centro della tua vita. Un grande ostacolo che incontriamo come cristiani è la tentazione che viene dai nostri desideri peccaminosi. Accecati dalla nostra avidità, tendiamo a inseguire i nostri desideri invece di concentrarci su Dio e dipendere da lui. Alla fine, saremo trascinati lontano da Dio. Le nostre priorità si sposteranno ai nostri averi fisici e perderemo la fede in Dio. Questo come fa a unificare i nostri pensieri e la nostra mente verso Dio? Per evitarlo, dobbiamo sempre ricordarci di collocare Dio e le sue parole al nostro centro, e restare all’interno della protezione e benedizione di Dio. La Bibbia dice, «Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria» (Filippesi 2:3).

Dai la priorità a Dio come nostra linea guida. Nella Bibbia è scritto, «Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua» (1 Corinzi 12:27). Per funzionare correttamente come corpo unito in Cristo, tutte le parti individuali si devono unificare condividendo il suo modo di pensare. Quando Dio ha creato l’umanità, l’ha fatta a sua immagine e somiglianza. Quindi Dio è la nostra linea guida che dobbiamo tutti seguire; «con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace» (Efesini 4:2, 3). Quando seguiamo Dio come nostra linea guida, come credenti, possiamo agire in unità come corpo di Cristo.

Giovedì

OPINIONE

Tutti per uno e uno per tutti

di Ashley Natasha Odhiambo, Silang Cavite, Filippine

Efesini 4:2

Il valore della lezione di questa settimana è di educare la chiesa sull’importanza di incontrarsi in amore e unità. Paolo ci dice che dobbiamo pensare ai bisogni degli altri prima che ai nostri. Con modestia e umiltà di mente, dobbiamo incontrarci «con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore» (Efesini 4:2).

Nella maggior parte delle famiglie cristiane, chiese o perfino paesi, l’autorità è uno dei problemi principali che portano a caos e divisione. Non tutti sono sempre felici dei leader designati, e ciò sfocia in litigi e discussioni. I figli si ribellano all’autorità dei genitori. I responsabili di chiesa locali suscitano agitazione contro gli altri responsabili con un grado più alto di leadership. I cittadini si rivoltano contro i capi eletti della nazione.

Per quanto riguarda la leadership nazionale, le conseguenze delle elezioni in Kenya nel 2007-2008 resta come storia infelice. Il paese scoppiò nel caos dopo l’annuncio dei risultati presidenziali. Iniziò quando i due gruppi etnici principali iniziarono a distruggere i beni e uccidersi a vicenda. Le altre tribù si schierarono con il gruppo etnico preferito e il caos si diffuse per tutta la nazione. Fu una carneficina: uccisioni, mutilazioni e case in fiamme. Tutti dovettero scappare per avere salva la vita. Furono bruciate case, furono sradicate chiese, furono distrutti edifici e soprattutto furono perse delle vite. Fu una calamità nazionale. Il governo dichiarò lo stato di emergenza.

Fu dopo la battaglia che le persone si resero conto che avrebbero potuto gestire meglio la situazione. Ma il danno era già stato fatto. Non si poteva tornare indietro, ciò che era successo era già successo. Collaborare sarebbe stata la soluzione migliore. Probabilmente, i capi avrebbero dato spazio per consultazioni, e alle persone sarebbe stata data l’opportunità di condividere la loro frustrazione. Tutta la calamità e il massacro che seguirono non sarebbero esistiti. Questo motto, insieme resistiamo disuniti cadiamo, si è avverato.

In generale, quello che succede nell’arena sociale o politica influisce nella cerchia religiosa. La chiesa rischia di essere influenzata negativamente se i membri non aprono il loro cuore all’influsso dello Spirito Santo. Essere cristiani significa rinnovare la mente con la Parola di Dio, in modo da avere la mente di Cristo (Romani 12:1, 2; Efesini 4:17, 18). Quindi, l’apostolo Paolo disse ai membri della chiesa di Filippi: «rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento… Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù…» (Filippesi 2:2, 5).

Quando i membri di chiesa hanno imparato ad amarsi gli uni gli altri, allora sono in grado di ubbidire al comando successivo: «Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità» (Ebrei 13:17).

L’amore è un fondamento dell’unità. Quando due o più persone si uniscono per un obiettivo comune, ottengono la virtù completamente da un’altra fonte. L’unità di per sé è neutrale. Quindi se i farisei e i sadducei sono unificati dal loro disprezzo comune per Gesù (versetto a memoria) questa non è un’unità buona. Ma se Paolo e Sila si uniscono e lodano Dio in prigione (Atti 16:25) questa è un’unità buona.

La Bibbia sottolinea l’importanza dell’«unità». L’unità con gli altri è «buona» e «piacevole» (Salmi 133:1). L’unità è essenziale perché la chiesa è «il corpo di Cristo» (1 Corinzi 12:27) e un corpo non può essere diviso o in disaccordo con sé stesso. Se avviene la divisione, essenzialmente smette di essere un corpo e diventa un gruppo disgiunto di individui. Il piano di Gesù per la sua chiesa sono le persone unificate nella fede.

Ricorda sempre che insieme resistiamo e disuniti cadiamo. Nessun uomo è un’isola.

Rispondi

  1. Come possiamo unirci come cristiani?
  2. Quali sono altre cose che possono provocare divisione nella chiesa?
  3. Cosa puoi fare per sostenere chi ha autorità nella chiesa?

Venerdì

ESPLORAZIONE

Uno in lui

di Miguel Patino, Silang, Cavite, Filippine

Deuteronomio 7:6, 11

CONCLUSIONE

Come esseri umani, a volte è facile sentirsi soli. Potrebbe sembrarci di essere fuori posto. In momenti simili dovremmo ricordarci che non siamo mai soli. Invece, siamo parte di una famiglia, una famiglia con la missione di portare avanti il «seme» di Abraamo. Una famiglia inizia nella nostra vita personale e continua attraverso la chiesa. Gli esseri umani sono forti quando sono uniti per lo stesso scopo. Immagina, quanto saremmo più forti (spiritualmente) se permettessimo a Dio di agire nella nostra vita ogni giorno? Egli estende il suo invito di misericordia e salvezza a tutti. Sta a noi accettarlo. Permetteremo a Dio di agire nella nostra vita in modo da poter aiutare a invitare anche gli altri a conoscere Gesù? Più che mai prima, come seguaci di Gesù dobbiamo cercare l’unità, perché siamo «una gente santa, stirpe eletta e un tesoro particolare» (Deuteronomio 7:6). Scegliamo di essere uno in Gesù Cristo.

PROVA A

  • Ascoltare «Side by Side» degli Heritage Singers, che ci invita a essere uniti mentre andiamo dovunque Gesù ci possa guidare, specialmente la nostra destinazione finale che è il cielo.
  • Perdonare qualcuno che ti ha fatto un torto in passato e se possibile prega con questa persona in modo da potere essere uniti in Dio.
  • Scrivere una poesia o una canzone che parla di essere uniti in Cristo.
  • Organizzare un ritiro spirituale o una settimana di preghiera per le persone della tua chiesa che parli dell’unità in Cristo.
  • Pensare a due o tre storie della Bibbia che riguardano l’unità. Scrivile in un breve sommario che evidenzi le parti della storia che si concentrano sull’unità e il modo in cui i vari personaggi hanno imparato dell’unità e a come applicarle alla tua vita.
  • Prega per l’unità nella tua famiglia, chiesa, inclusa la chiesa mondiale, e soprattutto su come Dio potrebbe desiderare di agire nella tua vita per aiutarti a essere un influsso che porta unità cristiana.

CONSULTA

Giovanni 17:23; Efesini 4.

Ellen G. White, Our High Calling , p. 169; The Review and Herald , 27 aprile 1897.

La confessione di fede degli avventisti del 7° giorno , capitolo 14, «L’unità della chiesa».

Benjamin F. Reaves, «What Unity Means to Me», Adventist Review , 4 dicembre 1986, p. 20.

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