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SdS CQ (College Quarterly) Quarto Trimestre 2017 – 11

Lezione 11

9 – 15 dicembre

Gli eletti

«Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch’io sono Israelita, della discendenza d’Abraamo, della tribù di Beniamino» (Romani 11:1)

Sabato 9 dicembre

INTRODUZIONE

La strada della riconciliazione

di Dawnette Chambers, Austin, Texas, U.S.A.

Romani 11:28–36

Benvenuto ai Peccatori Anonimi (PA). Siamo un’organizzazione internazionale di persone che hanno avuto difficoltà con il peccato a un certo punto nella vita. Unirsi alla nostra organizzazione è completamente gratuito. Molti dei nostri incontri si tengono in spazi pubblici, come le chiese e i centri comunitari. C’è un percorso a più fasi che ogni membro deve intraprendere per far parte della famiglia di Dio.

Il percorso di dodici passi che gli alcolisti attraversano come membri degli Alcolisti Anonimi (AA) è lo stesso del nostro cammino cristiano. Siamo peccatori, ribelli come lo erano gli Ebrei. Il rifiuto di Cristo come Messia e la loro superbia fece sì che altri avessero l’opportunità di accettare pienamente il sacrificio di Gesù — il suo aver pagato il prezzo del peccato sulla croce come dono.

Ecco i passi necessari, ispirati a quelli degli AA:

  1. Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte al peccato.
  2. Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.
  3. Abbiamo preso la decisione di affidare la nostra volontà e la nostra vita alla cura di Dio, come lo comprendiamo.
  4. Abbiamo permesso allo Spirito di Dio di sondare a fondo il nostro cuore.
  5. Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e ad altri esseri umani, l’esatta natura dei nostri torti.
  6. Eravamo completamente pronti ad accettare che Dio eliminasse tutti questi difetti di carattere.
  7. Gli abbiamo chiesto con umiltà di eliminare i nostri difetti.
  8. Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone a cui abbiamo fatto del male e siamo diventati pronti a rimediare ai danni recati loro.
  9. Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile, tranne quando, così facendo, avremmo potuto arrecare danno a loro oppure ad altri.
  10. Abbiamo continuato a fare il nostro inventario personale e, quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammesso.
  11. Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepirlo, pregando solo di farci conoscere la sua volontà nei nostri riguardi e di darci la forza di eseguirla.
  12. Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio ai peccatori e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.[1]

Dobbiamo, attraverso la giustizia pratica e l’ubbidienza, seguire Cristo. Paolo avverte i suoi lettori che la sicurezza che hanno nella bontà di Dio è condizionata alla loro perseveranza — l’evidenza della fede salvifica.

Questa settimana vedremo che, anche se potremmo non capire perché Dio fa quello che fa, è attraverso la sua infinita saggezza che siamo in grado di avere una relazione con lui e di far parte delle sue promesse per il suo popolo. «Da lui» vuol dire che Dio è la causa e la fonte di tutto. «Per mezzo di lui» vuol dire che Dio è colui che sostiene e opera. «Per lui» vuol dire che Dio deve chiamare ogni creatura a rendere conto a lui. Tutta la gloria spetta infatti a lui.

[1] Adattato da Lauren Brande, «About the Alcoholics Anonymous (AA) 12-Step Recovery Program», su http://www.recovery.org/topics/alcoholics-anonymous-12-step/ al 25 agosto 2016

Domenica 10 dicembre

LOGOS

Eletti per eleggere altri

di Mark Anthony Reid, Berrien Springs, Michigan, U.S.A.

Deuteronomio 7:7–9; Romani 10, 11

Prima di tutto (Romani 11)

Romani, in particolare il capitolo 11, affronta dei temi forti. Sulla nostra comprensione della Scrittura può influire il nostro modo di vedere Dio. Egli non è atemporale secondo la concezione filosofica classica dell’atemporalità. Nel corso della storia, sul cristianesimo influirono le filosofie di Platone e Aristotele; al centro dei loro insegnamenti vi era un dio atemporale, non toccato dal tempo e incompatibile con il tempo. Quando questa idea di atemporalità fu adottata nella dottrina cristiana, Dio fu visto come incapace di intervenire nella storia umana.

Secondo questa idea, Dio sarebbe vincolato dai confini dell’atemporalità: eternamente, il Dio passato ha decretato tutto ciò che sarebbe successo; si siede, guarda che tutto sia compiuto e poi non è in grado di fare niente per intervenire, perché il cambiamento è inaccettabile per un essere atemporale. Questo falso concetto dipinge un’immagine deterministica di Dio e suggerisce che egli abbia già deciso chi sarà salvato e perduto. Se evitiamo di portare questo atteggiamento di determinismo con noi leggendo la Scrittura, allora passaggi come Romani 11 diventano un po’ più facili da capire.

Quando non sei poi così speciale (Deuteronomio 7:7–9)

Come ti sentiresti sapendo che Dio ha scelto te, la tua famiglia e tutta la tua nazione per essere il suo popolo eletto, speciale? Un senso di onore sarebbe una reazione appropriata; dopo tutto, il Santo li ha scelti. La comunità Israelita ha ricevuto un invito a emulare il Santo (Levitico 20:26). Che immenso onore! Sfortunatamente, quel senso di onore può velocemente diventare un senso di superiorità e superbia, come se ci fosse qualcosa di notevole negli Israeliti che spinse Dio a sceglierli. C’era qualcosa di speciale in Abramo? È per questo che Dio lo ha chiamato a lasciare la sua patria e viaggiare verso un nuovo paese (Genesi 12:1)? Abramo non fece niente per raccomandare se stesso a Dio. Semplicemente Dio parlò ed egli rispose. Dio iniziò la chiamata di Abramo non perché c’era qualcosa di speciale in Abramo ma perché c’è qualcosa di speciale in Dio. Dio aveva i suoi motivi per scegliere Abramo, ma avrebbe potuto facilmente scegliere qualcun altro.

Quel semplice dettaglio sarebbe dovuto bastare a rendere gli Israeliti umili; ma essi persero di vista il fatto che Dio sceglie chi vuole, quando vuole e per il motivo che desidera lui. Mentre stavano ancora vagando per il deserto, Dio aveva dovuto ricordare agli Israeliti come stavano le cose; non era il loro numero che lo aveva portato a sceglierli, infatti erano «meno numerosi di ogni altro popolo» (Deuteronomio 7:7). Israele era stato scelto sulla base dell’amore di Dio (Deuteronomio 7:8) e questa elezione non era stata conquistata, acquistata o procurata, ma era donata gratuitamente; erano stati scelti per la grazia di Dio (Romani 11:5).

Dall’esclusione all’inclusione (Romani 11:11–24)

Gli Israeliti erano stati scelti da Dio per essere esempi viventi di cosa succede quando l’umanità resta nel patto e in comunione con il Creatore. Questa strana nazione che aveva un solo Dio, considerava un giorno particolare come giorno festivo di lode, e seguiva dieci princìpi guida, era unica. Erano diversi; eppure erano stranamente benedetti. Sembravano avere successo in guerra; i cittadini erano più sani; avevano accumulato della buona terra. La vita di Israele come popolo eletto serviva ad attirare gli altri a far parte di questa comunità e ricevere le benedizioni di Dio. Dopo che Isacco fu salvato dal sacrificio, Abraamo ricevette da Dio il messaggio che attraverso la sua discendenza, tutte le nazioni della terra sarebbero state benedette (ved. Genesi 22:18). Israele fu scelto e benedetto così che altri potessero essere benedetti e poi potessero trovarsi nella comunità degli eletti di Dio, cioè di coloro che hanno scelto Dio.

Paolo usa la metafora di un ramo innestato per descrivere questo fenomeno dei Gentili che diventano parte degli Ebrei (Romani 11:1124). I Gentili possono essere innestati nella radice (cioè la famiglia di Dio). Non erano stati inclusi nella radice ma, grazie all’amore di Dio, i rami stranieri avevano l’opportunità di essere attaccati alla radice. La salvezza è estesa a tutti quelli che credono. Il bello della metafora di Paolo in Romani 11 è che nessun ramo viene rifiutato dalla radice. Finché il ramo vuole essere innestato, il processo d’innesto avverrà.

Credere è la chiave (Romani 10)

Romani 10 ci dice che credere in Gesù Cristo è essenziale. Paolo lo dice chiaramente quando cita Isaia in Romani 10:11: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso». La salvezza è una questione di credere in Gesù, ma Paolo solleva una domanda interessante nel versetto 14: E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? La domanda è la stessa per noi oggi. Quelli che non sono nati nella chiesa come crederanno se non ne sentono parlare? E chi glielo dirà? L’amore di Dio deve far sì che ognuno di noi racconti agli altri la buona notizia di Gesù così che possano essere salvati e, a loro volta, invitare altri a far parte della grande famiglia di Dio.

Rispondi

  1. Perché è necessaria l’umiltà quando usiamo parole come «scelti», «eletti» e «rimanente»?
  2. Se Dio non esclude gli altri dall’unirsi alla comunità, perché è così difficile, per chi si trova già dentro, accettare chi viene da fuori?
  3. Perché una comprensione dell’amore di Dio è fondamentale per capire l’idea di elezione?

Lunedì 11 dicembre

TESTIMONIANZA

Sei stato scelto

di Yolanda Pugh, Tallahassee, Florida, U.S.A.

Efesini 1:2–11

«Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio (…). In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà».[1]

L’intera razza umana è stata eletta. «Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna» (Giovanni 3:16).

 

«Nell’assemblea celeste è stato previsto che l’uomo, anche se trasgressore, non sarebbe morto nella sua disubbidienza, ma attraverso la fede in Cristo come suo sostituto e fideiussore potesse diventare eletto di Dio, predestinato all’adozione come figli da parte di Gesù Cristo, secondo la sua volontà. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati; e dando il suo unico Figlio come riscatto dell’uomo, egli ha provveduto ampiamente alla salvezza del mondo. Non c’è bisogno che nessuno perisca a meno che non rifiuti di essere adottato come figlio di Dio attraverso Cristo Gesù (…). Gli eletti sono coloro che hanno scelto attraverso Cristo la santificazione dello spirito e credono alla verità.

 

L’invito è dato a tutti, “Venite a me, voi tutti [nessuno è escluso] che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (…). Gesù aggiunge, “colui che viene a me, non lo caccerò fuori”(…).

 

Coloro che rispondono all’appello di Cristo, attraverso la misericordia di Dio, sono eletti a essere salvati come i figli ubbidienti di Dio. Su di loro è manifestata la grazia gratuita di Dio, il grande amore con cui egli ci ha amato. Il Padre pone il suo amore sul suo popolo eletto, che vive in mezzo agli uomini, perché essi accettino la redenzione che Cristo ha acquistato per loro con il suo stesso sangue prezioso. Tutti coloro che si faranno piccoli come bambini, che riceveranno e ubbidiranno alla Parola di Dio con la semplicità di un bambino, saranno tra gli eletti di Dio».[2]

Rispondi

  1. Cosa posso fare per rendere sicura la mia chiamata ed elezione?
  2. Come posso far sapere agli altri che sono stati scelti da Dio?

[1] Ellen G. White, The Messenger, 12 aprile 1893

[2] Ellen G. White, The Messenger, 12 aprile 1893

Martedì 12 dicembre

EVIDENZA

Com’è il rifiuto

di Caileigh Harris, Atlanta, Georgia, U.S.A.

Romani 11:1–10

Nell’Antico Testamento, vediamo Dio che fa un patto con i figli di Israele, costituendoli come il suo popolo eletto (Esodo 19:5; Deuteronomio 26:18, 19; 1 Pietro 2:9). Nonostante fossero stati separati, gli Israeliti desideravano essere come le nazioni circostanti. La loro costante mancanza di rispetto per i comandamenti di Dio li portò a essere prigionieri delle nazioni alle quali volevano assomigliare.

In un mondo dove molti dichiarano di essere cristiani, avendo l’apparenza della pietà (2 Timoteo 3:5) e dichiarando di essere il rimanente basandosi sul loro tentativo di compiere la giustizia attraverso la legge, Dio ci dice, come disse a Elia, che Dio ha un rimanente di credenti che hanno accettato il dono della salvezza per grazia attraverso la fede in Gesù Cristo.

John Piper spiega, «Il Dio glorioso la cui gloria consiste nella sua libertà di scegliere chi vuole non può essere determinato o obbligato da niente al di fuori di se stesso».[1] Come abbiamo visto in Romani 9:18, «Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole».

Secondo, l’indurimento degli Ebrei da parte di Dio era la punizione per i loro peccati. Dio lo fece come «retribuzione» verso di loro (11:9) a causa dei loro cuori disubbidienti e duri (10:21) e la loro incredulità (11:20). Israele ha ricevuto molta luce (9:4, 5), ma ostinatamente si è rifiutato di rispondere a essa.

Quale aspetto ha il rifiuto? Una risposta può essere trovata in tre caratteristiche: primo, sei spiritualmente spento e insensibile, incapace di percepire e comprendere la verità spirituale; secondo, le tue benedizioni diventeranno una maledizione. È questo il significato della citazione del Salmo 69:22 (ved. Romani 11:9): Dio dà tante benedizioni sia ai credenti sia ai non credenti. Ma se essi non onorano Dio e non gli rendono grazie, allora i loro cuori stolti saranno ottenebrati e quelle benedizioni saranno una maledizione che li tiene lontani dalla gioia suprema di conoscere Dio (Romani 1:21–32). Terzo, il giudizio finale è un momento inevitabile per tutti. «Siano gli occhi loro oscurati perché non vedano e rendi curva la loro schiena per sempre» (Romani 11:10).

Nell’ambito della fede, chi non riconosce che la sua salvezza è solo per la grazia di Dio ma si appoggia, invece, alle attività del ministero che lo coinvolge, alla decima resa, alle cose realizzate o al fatto che la sua famiglia sia nella chiesa da generazioni, non potrà essere accettato da Dio.

Rispondi

Cosa sei disposto a cambiare per non ribellarti contro Dio?

[1] John Piper, «The Argument of Romans 9:14–16», su http://www.desiringgod.org/articles/the-argument-of-romans-914-16, al 19 luglio 2016

Mercoledì 13 dicembre

COME FARE

Non è compito tuo

di Daniel Madden, Hamilton, Ontario, Canada

Romani 10:1–10

Avere un lavoro è un’esperienza gratificante. Anche un lavoro umile ma onesto ci consente di apprezzare la paga, soprattutto se è sufficiente a mantenerci. Il tuo stipendio mostra che ti sei guadagnato qualcosa, sia che tu abbia dovuto stare alla cassa, riempire gli scaffali, servire le persone prendendo i loro ordini, o portare a passeggio cani che sono più grandi di te. Il tuo lavoro, come minimo, ti ricompensa con il denaro. Questa è la nostra società; ci insegna che il duro lavoro è ricompensato o in moneta o con borse di studio o promozioni, a tal punto che spesso lavoriamo proprio motivati dalla ricompensa in vista.

Questo atteggiamento straripa anche nel cristianesimo. Ci viene detto di essere perfetti come è perfetto il nostro Padre celeste (Matteo 5:48) di adoperarci al compimento della nostra salvezza (Filippesi 2:12). Ancora una volta, la nostra mente ha trasformato la motivazione in un obiettivo. Essere perfetti dovrebbe motivarci a essere il meglio che possiamo essere, anziché lasciarci appesantire dai nostri fallimenti. Filippesi 2:13 dice, «Infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo». È chiaro che tutto viene da Dio, non da noi; egli ha promesso di aiutarci fino in fondo, quindi la salvezza non è qualcosa in vista della quale lavoriamo. La salvezza ci viene data con la nostra fede in Cristo e il suo sacrificio sulla croce.

Bene. Ma allora, come faccio ad avere fede in Gesù? Romani 10:8,9 chiarisce che deve essere fatto con la bocca e con il cuore. Colin G. Kruse dice, «La confessione di Gesù Cristo come Signore vuol dire che si appartiene a lui e ci si sottomette a lui».[1] Devi confessare con la tua bocca e credere nel tuo cuore che Cristo è risorto. Ai tempi dell’Impero Romano, si doveva giurare fedeltà all’imperatore; proclamare pubblicamente che si apparteneva a Cristo e che ci si sottometteva a lui, significava creare problemi.

Tuttavia, oggi è lo stesso: perché invitare Cristo a essere il tuo Signore vuol dire camminare sulla retta via in un mondo che va in un’altra direzione. La musica, gli amici, le persone importanti e altre cose possono facilmente diventare il tuo «signore». Molti hanno queste cose o persone come loro signore, ma la fede in quelle cose non li salverà dal peccato. La buona notizia è che Cristo ti ha già salvato, se solo accetterai questo dono vivendo una vita di fede. Non è compito tuo salvare te stesso.

Rispondi

  1. La tua vita dice agli altri a chi sei devoto?
  2. Che cosa nella tua vita ti trattiene dalla devozione totale a Cristo? Sei disposto a lasciarlo andare?

[1] Colin G. Kruse, Paul’s Letter to the Romans (Grand Rapids, MI: Wm. B. Eerdmans Publishing, 2012), p. 410.

Giovedì 14 dicembre

OPINIONE

Parte del piano

di Ailiana K. Denis, Bolingbrook, Illinois, U.S.A.

Romani 10, 11

Romani 10 inizia con Paolo che esprime il suo desiderio che Israele sia salvato. Ma salvato da che cosa? In Romani 10:2-4, vediamo che il popolo d’Israele aveva un difetto fatale: era zelante per un Dio che non conosceva veramente. Gli israeliti erano privilegiati avendo le Sacre Scritture e la legge data da Mosè e, su questa base, credevano che la loro abilità nel seguire regole e rituali speciali li avrebbe resi giusti con Dio. Non accettavano ancora Cristo come «il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono» (Romani 10:4). Citando Deuteronomio 30:12–20, Paolo ricorda ai suoi lettori che il piano originale di Deuteronomio era sempre la giustizia attraverso la relazione e non le norme. Mosè aveva insegnato loro che solo l’amore genuino per Dio permetteva loro di sentirlo e ubbidirgli (Deuteronomio 30:6,16,17) ma, non accettando questo, Israele mancò il bersaglio.

Cristo era l’incarnazione dell’amore di Dio per tutti. La sua vita giusta e il suo sacrificio erano il modo in cui l’umanità avrebbe conosciuto il cuore di Dio. Israele aveva un ruolo unico nel rivelare l’amore di Dio, ma questa era solo una parte del piano divino; in Romani 10:19,20, Paolo indica le parole profetiche pronunciate da Mosè e Isaia, che confermavano che il piano di Dio era più grande di Israele e coinvolgeva altre nazioni e tribù. In Romani 11, Paolo aiuta i suoi lettori a capire il ruolo interconnesso che gli Ebrei e i Gentili hanno nel piano della salvezza. In questo capitolo vediamo come Dio progetta di servirsi del resto del mondo per riconciliare Israele a sé, anche se ha rifiutato Gesù (Romani 11:1–10).

Come Dio ha progettato di servirsi di Israele per salvare il mondo, ha progettato di servirsi del mondo per salvare Israele. Era il piano magistrale di Dio che la sua relazione con i Gentili spingesse gli Ebrei a tornare al loro primo amore. Entrambi sarebbero stati riportati a una relazione giusta con Dio (Romani 11:28–32).

In molte questioni di importanza morale, sociale e spirituale, il mondo è stato più pronto e presente, rispetto alla chiesa, svolgendo un’opera migliore nel riflettere l’amore di Dio nell’ambito dell’oppressione dei poveri, delle minoranze, delle donne, dei bambini. Cristo ha detto, «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Giovanni 13:35; ved. Marco 12:30, 31). Fortunatamente, non tutte le speranze sono perdute. Il piano di Dio include ancora la salvezza della chiesa e del mondo.

Rispondi

In che modi specifici la chiesa di oggi può imparare dal mondo? Leggi Romani 11:15,22,23.

Venerdì 15 dicembre

ESPLORAZIONE

Scelto per grazia

di Sergio Torres, Orlando, Florida, U.S.A.

Romani 11:5, 6

CONCLUSIONE

La relazione tra Dio e l’umanità si è sempre basata sulla sua grazia e sul suo amore. Dio ha scelto Israele per realizzare il suo piano, il suo scopo, la sua volontà, i suoi sogni per il mondo. Li ha scelti per pura bontà per un compito speciale. Ha scelto di iniziare una relazione con loro che non sarebbe stata spezzata. Nonostante la risposta di Israele, egli non ha mai rinunciato al suo amore o al suo piano o ai suoi sogni. Nonostante tutto, Dio ha continuato ad amare Israele e a richiamarlo a sé.

PROVA A

  • Scrivere Ezechiele 16 a parole tue, immaginando come Dio si deve essere sentito nei confronti di Israele.
  • Andare a trovare una famiglia di rifugiati e chiedere come reagiscono al rifiuto in un nuovo Paese.
  • Iniziare un gruppo di sostegno per persone nel loro viaggio di fede.
  • Scrivere la tua missione: il «perché» di quello che fai.
  • Fare una ricerca online su persone che stanno compiendo la loro missione nella vita.
  • Intervistare infermieri del pronto soccorso e chiedere perché fanno quello che fanno e cosa li motiva. Porta loro qualcosa di buono da mangiare.

CONSULTA

  • Osea 11:1–8; Ezechiele 16; Deuteronomio 8:11–20.
  • Ellen G. White, La Speranza dell’uomo, cap. 2.
  • Don Jernigan, The Hidden Power of Relentless Stewardship: 5 Keys to Developing a World-class Organization, cap. 1.
  • Brennan Manning, The Relentless Tenderness of Jesus.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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LEZIONI E MANUALI PER ANIMATORI IN ALTRE LINGUE

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