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SdS CQ (College Quarterly) Primo Trimestre 2018 – 07

Lezione 07

10-16 febbraio 2018

Onestà con Dio

«E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono e portano frutto con perseveranza» (Luca 8:15)

Sabato 10 febbraio

INTRODUZIONE

Onestà radicale

di Jolene Sharp, Nashville, Tennessee, U.S.A.

Luca 8:15

Uno dei miei professori universitari preferiti raccontò una storia che non ho più dimenticato; la ricordo ancora ogni volta che si parla di onestà. Questo professore e sua moglie avevano deciso verso l’inizio del loro matrimonio che avrebbero avuto l’abitudine di essere totalmente onesti tra di loro. Questo ebbe come risultato un approccio coraggioso a uno scenario comune nella vita della maggior parte dei mariti. Quando sua moglie gli chiedeva, «Come mi sta questo vestito?» lui diceva la verità. Se pensava che il nuovo vestito di sua moglie non le stesse tanto bene, lo diceva (non lo precisò, ma per continuare con questo approccio deve aver usato un certo tatto).

Molti anni dopo, sua moglie ebbe un problema medico serio che richiese un intervento chirurgico. Quando si svegliò dall’anestesia con suo marito accanto a lei, affrontò nuove paure sulle lesioni. Era preoccupata che l’intervento avesse rovinato il suo aspetto fisico, e fece a suo marito la domanda terribile, «Sono brutta ora?».

Lui ci disse con emozione che, dato che era sempre stato completamente onesto con lei, quando prese il volto di sua moglie tra le mani quel giorno e le disse che per lui era più bella che mai, lei seppe che questa era la verità. L’intimo amore e la fiducia nel loro matrimonio gli permisero di confortarla come non avrebbe potuto fare nessun altro.

Cos’è l’onestà? Un dizionario potrebbe definirla come «veridicità» o «libertà dall’inganno». È un inizio, ma l’onestà va molto più a fondo; è vulnerabilità e fedeltà. Crea una base di fiducia che permette a una relazione di crescere e prosperare. L’onestà è necessaria per l’intimità. Il suo contrario — disonestà, menzogna, inganno — distrugge la fiducia e uccide le relazioni.

C’è forse da stupirsi che l’onestà sia codificata nei dieci comandamenti? E che Dio ci abbia chiesto di metterla in pratica quando gestiamo i beni tangibili che ci affida?

L’intimità che Dio desidera con noi, richiede un’onestà radicale. Ci avviciniamo a lui vulnerabili, con tutte le nostre mancanze e debolezze messe a nudo, con la fiducia di essere coperti dal suo amore imperscrutabile e dalla sua grazia. Ci affidiamo alla sua volontà per la nostra vita perché sappiamo che egli vede e si prende cura dei nostri più profondi bisogni. Quell’onestà e fiducia pervade ogni aspetto della nostra vita, rendendo la fedeltà a Dio una parte fondamentale di come viviamo. Non è una cosa che possiamo scegliere a seconda di come vogliamo, dove possiamo essere onesti con Dio in alcuni aspetti della nostra vita ma nasconderci in altri (ved. Luca 16:10).

Studiando la lezione di questa settimana, pensa alla bellissima intimità di una relazione costruita sull’onestà radicale. Considera come quell’onestà ha un impatto sulla tua gestione cristiana della vita e come rende sempre più profonda la fiducia tra te e Dio.

Domenica 11 febbraio

LOGOS

Storia di un furto

di Jeremy Vetter, Moscow, Idaho, U.S.A.

Genesi 22:1–12; 28:14–22; Levitico 27:30; Malachia 3:7,8,10; Luca 16:10; Efesini 1:3

Le piccole cose importano (Luca 16:10)

Il tratto caratteriale dell’onestà è di grande importanza, addirittura eterna. In Luca 16:10, Gesù ci ha detto che la nostra onestà determina molto della devozione nella nostra vita: «Chi è fedele nelle cose minime è fedele anche nelle grandi». Invece, un declino spirituale produce lo stesso effetto, ma nella direzione opposta: «E chi è ingiusto nelle cose minime è ingiusto anche nelle grandi». Non si potrebbe dire più chiaramente che in questo passaggio di Luca che raccogli quello che semini. La presenza dei tuoi sforzi onesti, o la mancanza di questi, prima o poi diventa visibile nella tua vita in qualche modo. Dato che il modo in cui ci relazioniamo con il denaro è strettamente collegato alla nostra condizione spirituale, gli effetti della nostra onestà la maggior parte delle volte tende a manifestarsi nell’area delle nostre finanze; le questioni monetarie, infatti, sono i fili che ci legano ai nostri coniugi, familiari e amici in modo singolarmente potente. Nella Bibbia ci sono più versetti sul denaro che su qualunque altra cosa.

L’hai derubato? (Malachia 3:7,8,10)

Tieniti forte per questa rivelazione: potresti essere un truffatore o un ladro. Resta con me. In Malachia 3:8, leggiamo parole dure: «L’uomo può forse derubare Dio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: “In che cosa ti abbiamo derubato?” Nelle decime e nelle offerte» (Malachia 3:8). La parola «decima» significa un decimo dei guadagni agricoli e monetari. Se hai mai trattenuto la tua decima parte, la porzione di Dio, in una delle due cose, la Bibbia condanna il tuo peccato (e il mio). Per condannare quello che sembra un innocente trascurare di dare la decima, Dio eleva la decima a un livello morale più alto, alla pari dei suoi comandamenti più importanti. I versetti che precedono e seguono Malachia 3:8, i vv. 7 e 9, posano una lente d’ingrandimento su questo passaggio. Il v. 7 implora i credenti di tornare a Dio, perché se lo facciamo egli tornerà a noi. Potremmo comunque chiedere come possiamo tornare a lui? Il v. 10 infonde grazia e misericordia nello scenario, se «Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa». Il resto del v. 10 è la promessa di Dio: «Vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla» (Malachia 3:7,8,10).

Restituire la decima come un atto di fede (Genesi 22:1-13)

Questa promessa è forse simile a una semplice causa ed effetto, una fila di tessere del domino che cadono, o la testa di un fiammifero che colpisce la carta vetrata, accendendo una fiamma? Non senza una vita di fede, secondo Genesi 22. I primi 12 versetti di questo capitolo raccontano la storia di Abraamo, di una grande fede in Dio anche quando egli si avvicina al monte del sacrificio con suo figlio Isacco, senza agnello in vista. «Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto», Abraamo disse a Isacco, assicurandogli che un sacrificio sarebbe apparso. La grande ricchezza di Abraamo gli forniva molti agnelli da offrire a Dio, ma esercitando una grande fede, li lasciò tutti dietro di sé mentre partì per la missione di Dio di una strana offerta, la vita di suo figlio, Isacco. Per la propria fede, Isacco, disposto a essere un sacrificio, fu legato e messo sull’altare. Abraamo alzò il coltello e, interrotto dalla voce del Signore, si fermò. Trovò un montone con le corna impigliate in un cespuglio. Era il sacrificio provveduto. Dio promette di provvedere a noi, e Abraamo ebbe fede nella promessa, affidando tutto il suo cuore a Dio, fidandosi di lui con quelle che le creature del mondo definirebbero istruzioni bizzarre. Potremmo non aver bisogno della fede di Abraamo per continuare, o iniziare, a restituire la decima al Signore, ma una buona porzione di quella fede può essere nostra, se solo chiediamo ed esercitiamo la promessa.

Attraverso la decima, legati a lui (Genesi 28:12-22)

Il nipote di Abraamo, Giacobbe, visse un’esperienza speciale a Betel, durante una notte di fuga e di angoscia, sognando una scala che collegava il cielo alla terra. Il Signore reiterò a Giacobbe la benedizione di Abraamo di una grande discendenza «come la polvere della terra». Promettendo anche di essere con lui ovunque andasse e di riportarlo nella terra di suo padre, il Signore consolidò un legame con lui; in risposta, egli eresse una pietra in onore del Signore e prese un voto: se Dio l’avesse riportato nella terra di suo padre, allora «certamente ti darò la decima» disse (Genesi 28:12-22). Dare la decima non fu la cura per tutti i problemi, e le difficoltà non cessarono di colpo nella vita di Giacobbe, ma egli continuò il suo cammino con forza e Dio gli dette un nome nuovo, Israele; egli divenne il padre delle tribù di Israele/Giuda. La sua promessa, fatta con fede, ebbe come risultato una benedizione che passò attraverso i suoi numerosi figli alle generazioni seguenti. Tra questi figli, Giuseppe diventò uno strumento di Dio per salvare il mondo di quel tempo da una carestia devastante che durò sette anni.

Le nostre benedizioni più care valgono di più (Efesini 1:3)

Non solo Dio benedisse quegli uomini onesti e fedeli dell’Antico Testamento con guadagni materiali e familiari; egli scelse di benedirli in modo ancora più profondo. L’apostolo Paolo scrisse: «Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3). Le benedizioni spirituali di Dio sono le più importanti che possiamo ricevere perché hanno gli effetti più duraturi: puntano lontano dalle cose di questa terra, come gli averi, a quelle di valore eterno. Tutte le sue benedizioni sono per il nostro bene, ed egli le promette se solo gli rendiamo onestamente la decima che ci chiede.

Rispondi

  1. Hai mai vissuto la benedizione di Dio dalle «cateratte del cielo . . . che non vi sia più dove riporla»? Ti ha sorpreso? Perché? Non hai vissuto una benedizione così? Perché credi che sia accaduto?
  2. Ti sei mai trovato a spiegare a un parente, un amico o un collega non credente, perché mai daresti volontariamente il 10% del tuo stipendio ogni mese, sulla base di qualche  per qualche testo biblico (che forse per loro è oscuro come il libro che lo contiene)? Come hai spiegato questa tua pratica, o come la spiegheresti?

Lunedì 12 febbraio

TESTIMONIANZA

Decima: piacere nel dovere

di Laura Vetter, Moscow, Idaho, U.S.A.

Genesi 14:20; Malachia 3:8, 9

«Il sistema della decima non venne istituito all’epoca del popolo d’Israele. Sin dai primi tempi il Signore si era dichiarato padrone della decima, richiesta che era stata riconosciuta e onorata. Abramo diede la decima a Melchisedec, “sacerdote dell’Iddio altissimo”. Genesi 14:20. A Bethel, Giacobbe esiliato e fuggitivo, promise al Signore: “Di tutto quello che tu darai a me, io, certamente, darò a te la decima”. Genesi 28:22. Più tardi, quando venne organizzata la nazione d’Israele, la legge della decima venne ribadita, come una legge prevista da Dio e dalla cui ubbidienza dipendeva la prosperità del popolo.

Il sistema delle decime e delle offerte aveva lo scopo di far comprendere agli uomini questa grande verità: Dio è la fonte di tutti i beni e tutte le benedizioni, e le sue creature devono riconoscere in essi la provvidenza divina.

“La decima. . . è cosa consacrata all’Eterno” è la stessa espressione utilizzata per la legge del sabato: “…Il settimo è giorno di riposo, sacro all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo”. Esodo 20:10. Dio si riservò una precisa parte del tempo e dei mezzi dell’uomo, di cui nessuno si può impunemente appropriare per i propri interessi».[1]

«Non è nella volontà di Dio che i cristiani, i cui privilegi sono di gran lunga maggiori di quelli della nazione giudaica, diano meno generosamente di quest’ultimi. “A chi molto è stato dato, — dichiarò il Salvatore — molto sarà ridomandato”. Luca 12:48 (Luzzi). La generosità richiesta agli ebrei assicurava un certo beneficio alla loro stessa nazione. Oggi l’opera di Dio si estende su tutta la terra. Cristo ha posto i tesori del Vangelo nelle mani dei suoi seguaci, e loro è la responsabilità di dare la buona notizia della salvezza al mondo. Certamente i nostri obblighi sono molto più grandi di quelli dell’antico Israele.

Colui che ha il cuore pieno dell’amore di Cristo, considererà non soltanto un dovere, ma un piacere, poter contribuire all’avanzamento della più elevata e nobile missione affidata all’uomo: presentare al mondo la ricchezza della bontà, della misericordia e della verità.

È lo spirito di avidità che conduce gli uomini a trattenere per le proprie gratificazioni ciò che giustamente appartiene a Dio. Questo spirito offende il Signore. Per questo motivo Dio rimproverò severamente il suo popolo, dicendo: “L’uomo dev’egli derubare Iddio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: In che t’abbiam noi derubato? Nelle decime e nelle offerte. Voi siete colpiti di maledizione, perché mi derubate, voi, tutta quanta la nazione!” Malachia 3:8, 9 (Luzzi)».[2]

Rispondi

  1. Cosa succederebbe nella tua vita, se trattassi le decime come una legge prevista da Dio da cui dipende la tua prosperità?
  2. Quando dai la tua decima, è un piacere? Perché Dio richiede un decimo del nostro reddito a prescindere dalle difficoltà e dalle situazioni quotidiane che potremmo trovarci davanti?

[1] Ellen G. White, Patriarchi e profeti, p. 442

[2] Ellen G. White, Gli uomini che vinsero un impero, pp. 212-213

Martedì 13 febbraio

EVIDENZA

Decima: un cerchio di fiducia

di Laura Gang, Nashville, Tennessee, U.S.A.

Esodo 20:10, 11; Levitico 25:1-7, 20-22; 27:30-33

La prima testimonianza della decima è nella storia di Abraamo che dona un decimo del suo bottino di guerra al sacerdote Melchisedec, ma fu solo al tempo di Mosè che Dio comandò al suo popolo di seguire questo esempio. Secondo la legge mosaica, gli Israeliti dovevano dare un decimo di quello che raccoglievano dalla terra e dagli animali, senza sostituzioni o esenzioni.

In Levitico, gli Israeliti agricoltori avevano istruzioni di osservare anche lo shmita, un anno sabbatico in cui i campi dovevano restare incolti e tutti i debiti dovevano essere perdonati. Dio, nel suo approvvigionamento divino, aveva promesso un sesto anno generoso così che le riserve potessero essere raccolte e immagazzinate per l’anno di riposo. Questo precedeva lo schema settimanale che aveva dettagliato nel quarto comandamento. Lavoriamo la maggior parte di quei giorni e il sesto è un giorno di preparazione così che il sabato sia un pieno giorno di riposo.

Lo shmita gradualmente diventò soggetto all’interpretazione rabbinica. Anche nell’Israele moderno, c’è ancora una controversia se seguire questo comando, e alcuni rabbini hanno escogitato l’«heter michera», o permesso di vendita, che permette agli ebrei di vendere la loro terra a non ebrei per l’anno di shmita così che la loro terra resti coltivata.[1]

In modo simile, alcuni di noi sono tentati di modificare il modo in cui osserviamo il sabato o con cui restituiamo la decima. Forse guardiamo le nostre risorse e ci preoccupiamo di essere vicini al«rosso». Ci arriva una spesa inaspettata o una bolletta. Adocchiamo qualcosa che sentiamo di dover comprare. E così, come alcuni dei rabbini hanno fatto con lo shmita, potremmo creare un cavillo. Il nostro desiderio umano di avere il controllo potrebbe portarci a chiudere i pugni stretti invece di dare con la mano aperta, fiduciosa. Pensiamo di ingannare Dio.

Ma domandiamoci: un comando di donare non è forse paradossale? Pensaci in questo modo. A noi cristiani è dato il mandato di essere amministratori: impiegati terreni di un capo celeste. Le direzioni di Dio sui cicli di shmita, sabato e decima sono coerenti. Con ognuno, egli ci chiede un sacrificio onesto, che non sembra avere senso terreno, per dimostrare la nostra convinzione che egli si prende cura e provvede a ogni aspetto della nostra vita. La nostra onestà è una misura di quanto ci fidiamo del nostro datore di lavoro perché egli incarica noi.

Gli Israeliti erano buoni amministratori della terra. Lasciare i campi riposare permetteva loro di ricaricarsi e diventare più sani per gli anni futuri. Seguendo le istruzioni di Dio, mettendo la loro fiducia in lui, Dio ricompensava quella fiducia con un raccolto abbondante. La decima è uno scambio, ma dobbiamo ricordare che Dio dà sempre la parte maggiore.

Rispondi

  1. Hai mai dato la decima anche se eri tentato di non farlo? Qual è stato il risultato?
  2. Quanta importanza dai all’osservare il sabato e restituire un pieno dieci percento in decima? Come si riflette tutto questo sul tuo modo di vedere Dio e le sue attenzioni?

[1] Steven, Erlanger, «As Farmer and Fields Rest, a Land Grows Restless», The New York Times, 8 ottobre, 2007

Mercoledì 14 febbraio

COME FARE

Decima: un modo per ringraziare Dio

di Mindi Vetter, Newman Lake, Washington, U.S.A.

Genesi 28:22; Levitico 27:30

Abbiamo tutti sentito dire che l’onestà è la politica migliore, ma ci siamo mai fermati a pensare a questa affermazione a proposito di Dio? No, sfortunatamente, tendiamo a trascurare il fatto che essere onesti con Dio sia altrettanto importante, o forse anche di più, che essere onesti gli uni con gli altri. Pensaci. Dio è la fonte di tutto quello che chiamiamo nostro: il nostro lavoro, la nostra vita e la nostra famiglia. Egli ha creato tutto; mette la nostra vita in moto; non merita forse in cambio la nostra onestà? Per essere buoni amministratori cristiani dobbiamo essere onesti in tutto quello che facciamo, incluso quello che facciamo con il nostro denaro. Contrariamente all’opinione comune, il nostro stipendio non è nostro da tenere; una parte, un decimo, appartiene a Dio (Levitico 27:30). Come disse Giacobbe dopo la notte in cui sognò una scala che raggiungeva il cielo, «di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima» (Genesi 28:22). Restituendo la decima a Dio, stiamo riconoscendo la sua presenza nella nostra vita e stiamo dicendo «grazie» perché provvede ai nostri bisogni. Detto questo, dove cominciamo a dire «grazie» in questo modo?

Pregando per la guida di Dio per quanto riguarda la decima. Se non hai mai restituito la decima, questo tipo di onestà può essere molto dura, specialmente quando si tratta di denaro. Lavoriamo così duramente per il nostro stipendio che separarci anche da quel poco sembra impossibile, ma Dio è più grande delle tue paure, quindi chiedigli di aiutarti a convincere il tuo cuore a sapere che tutto alla fine si sistemerà.

Ricordando Abraamo e la sua prova di fede. Abraamo seguì le direzioni di Dio anche se significava la possibilità di perdere Isacco per sempre, perché sapeva che in qualche modo Dio non gliel’avrebbe fatto fare. Come Abraamo disse a Isacco, «Dio stesso si provvederà» (Genesi 22:8). Potrebbe aver parlato dell’agnello per un sacrificio, ma la sua frase fiduciosa si applica anche alla decima. Infatti Dio provvide l’agnello, e può certamente sostituire il denaro che gli stai restituendo.

Facendo un passo di fede come Abraamo e vivendo una tua prova personale. Abraamo si fidava di Dio e anche tu puoi fidarti di lui. Dai con fede un decimo di tutto quello che guadagni per uno o due mesi. Lascia andare le tue paure e aggrappati alla promessa che Dio provvederà. Onora Dio con la tua decima e vedi cosa succede. Egli ti sorprenderà in modi che non avevi mai pensato possibili, e sarai benedetto — di questo non ho dubbi.

Rispondi

  1. Quando si tratta di decima, Dio ha mai provveduto per te nel modo più inaspettato? Se sì, come?
  2. A parte un decimo di tutto quello che guadagni, in quali altri modi puoi dire, «Grazie Dio», perché provvede sempre a te?

Giovedì 15 febbraio

OPINIONE

Con la fine in mente

di Cheryl Gabel, Wenatchee, Washington, U.S.A.

Luca 16:1-15

Luca 16 inizia con una delle parabole più strane della Bibbia. Un amministratore è in procinto di essere licenziato. Guardando al proprio futuro (che spera non includa una carriera come mendicante o a zappare), si rende conto che sta per aver bisogno di amici, quindi il suo ultimo giorno di lavoro, chiama quelli che sono indebitati con il suo capo. Li aiuta a cambiare i registri per mostrare che hanno un debito minore del vero bilancio. Questo gli garantisce amici e un futuro brillante. La parte strana viene nel versetto 8 quando Gesù dice che il capo ammira l’amministratore disonesto per essere stato così avveduto. Sicuramente Gesù non starà suggerendo di imbrogliare i nostri datori di lavoro per farci degli amici!

Questo passo insolito contiene per noi delle lezioni reali riguardo l’amministrazione e il cuore.

Come l’amministratore, tutti noi siamo stati in una situazione in cui ci rendiamo conto che stanno arrivando dei problemi e ci chiediamo cosa possiamo fare per migliorare le prospettive. Questo amministratore approfittò della sua situazione corrente per provvedere al futuro. I cristiani dovrebbero pianificare avendo in mente l’eternità; usando le risorse correnti per guidare le persone alla salvezza. Questo significa, tra le altre cose, donare finanziariamente. Ebrei 12:2 ci dice che Gesù ha sopportato il dolore di questo mondo perché stava guardando avanti alla gioia che lo aspettava. Noi dovremmo fare lo stesso.

Secondo Luca 16:10, «Chi è fedele nelle cose minime è fedele anche nelle grandi, e chi è ingiusto nelle cose minime è ingiusto anche nelle grandi». I tratti caratteriali sono come muscoli; più sono usati ed esercitati, più diventano forti. La decima ci permette di praticare la fedeltà nelle piccole cose, preparandoci a sfide più grandi.

Le abitudini di generosità delle persone sembrano essere state più pubbliche ai tempi della Bibbia. Oggi è raro che qualcuno sappia in che misura doniamo. La privacy presenta una tentazione unica a ignorare la responsabilità della decima, o a fare economia e dare solo quello che ci è comodo, visto che nessuno lo saprà. Questo rende la decima un modo ancora più importante per noi di dimostrare l’onestà con Dio. La decima mostra a Dio che ci stiamo davvero consacrando a lui.

Rispondi

  1. Perché pensi che Gesù abbia usato la storia di una persona disonesta per indicare tratti positivi?
  2. Il modo in cui restituisci la decima al momento, mostra che stai vivendo l’oggi tenedo a mente l’eternità?
  3. A parte la decima, quali sono alcuni modi in cui possiamo praticare l’essere fedeli nelle piccole cose così che siamo preparati a essere fedeli in aree più significative?

Venerdì 16 febbraio

ESPLORAZIONE

Onestamente ora… Dio ti ha visto!

di Lisa Poole, Elbert, Colorado, USA

Luca 16:10; Luca 12:48

CONCLUSIONE

Il proprietario di un ranch una volta era fuori a marchiare i bovini con il suo lavorante. Si trovavano vicino al confine del vicino e videro a distanza dei manzi che non avevano un marchio ma che non facevano parte dei loro. Il lavorante andò a prenderli e marchiò anche quelli. Il proprietario lo fermò, chiedendogli perché si fosse comportato a quel modo; l’uomo gli rispose, «Andrà bene così, capo». Immediatamente il proprietario disse, «Lascia quel ferro e vattene. Un uomo che ruberà per me ruberà da me».

Questa storia ci aiuta a riflettere sulle intenzioni dell’essere umano. A prescindere dalla nostra razionalizzazione per la disonestà verso Dio, il livello di fede che mettiamo in lui nella gestione delle nostre finanze, determinerà la quantità e l’assortimento delle benedizioni che egli promette di darci generosamente.

PROVA A

  • Paragonare i tuoi registri finanziari, come anche altre aree della tua vita, cercando un compimento della promessa di Dio di riversare benedizioni in cambio alle tue donazioni fedeli.
  • Chiedere a Dio di mostrarti aree della tua vita dove devi essere più onesto con lui.
  • Portare un’offerta inaspettata di cibo a Dio e condividerla con altri in classe, al lavoro o in un’altra situazione.
  • Fotografare o disegnare quante più cose belle o straordinarie riesci a vedere durante le ore del sabato. Condividere quelle immagini con qualcuno che è malato o non può lasciare la sua casa.
  • Ricercare storie di persone che hanno messo alla prova Dio sulla decima e su quali sono stati i risultati.
  • Dedicare a Dio un canto di lode per la sua abbondante generosità, ogni volta che metti da parte la decima o altre risorse per lui.
  • Individuare altre aree della tua vita che trarrebbero beneficio dall’applicazione del principio della decima; come permettere al tuo giardino di riposare per un anno, o donare una decima dei vestiti appesi nel tuo armadio.

CONSULTA

  • 1 Re 17:8-16; Deuteronomio 26.
  • E. Havresciuc, Il nocciolo della questione, lezioni 1° trimestre 2018, lezione 7.
  • Ronald Alan Knott, Over & Over Again! 150 Adventists Share Personal Faith Stories About Stewardship (North American Division of Seventh-day Adventists, 1998).

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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