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SdS CQ (College Quarterly) Primo Trimestre 2018 – 02

Lezione 02

6 – 12 gennaio 2018

Osservo, voglio, prendo

«Quello seminato tra le spine è colui che ode la parola; poi le ansiose preoccupazioni mondane e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola, che rimane infruttuosa» (Matteo 13:22)

Sabato 6 gennaio

INTRODUZIONE

Avidità e cercare benedizioni

di Hannah Eckright, Pendleton, South Carolina, U.S.A.

2 Corinzi 8:1–7

Era un sermone sull’avidità, e al pastore serviva un’immagine. Non era sicuro che avrebbe funzionato, ma valeva la pena provare. Gli servivano tre volontari al verde, che non sapevano come guadagnarsi qualcosa.

Il primo volontario era uno studente delle medie che veniva da una famiglia povera. Il secondo era uno studente delle superiori a cui servivano i soldi per i libri di testo. Il terzo era una studentessa universitaria a cui servivano i soldi per un viaggio missionario in Kenya. Tutti erano venuti in chiesa cercando una benedizione da Dio.

Quando lo studente delle medie si fece avanti, il pastore gli chiese se fosse davvero povero in canna. «Sì», ripose lo studente, «lo sono». Il pastore tirò fuori dieci monete da un euro e le contò.

«Saresti disposto a mettere una di queste nel sacchetto delle offerte prima di andartene?» chiese.

«Sì!» rispose lo studente delle medie. Il pastore gli diede i dieci euro.

Poi il pastore si rivolse allo studente delle superiori e chiese, «Ho qui dieci banconote da dieci euro; saresti disposto a metterne una nel sacchetto delle offerte prima di andartene?».

«Certo», rispose lo studente.

Il pastore gli diede il denaro e poi chiese, «Sono stato giusto con questi ragazzi? Ho dato loro quello che avevo detto?».

Poi si rivolse alla giovane studentessa universitaria. «Qui ho dieci banconote da cinquanta euro. Saresti disposta a metterne una nel sacchetto delle offerte prima di andartene?».

Lei annuì e disse, «Sì. E userò il denaro per fare un viaggio missionario in Kenya».

Il pastore rimase sorpreso al vedere che la ragazza non voleva spendere il denaro per sé. «Quanto costa il viaggio missionario?» chiese.

«3.500 euro», rispose lei.

«E quanto hai?».

«150 euro».

Dopo averci pensato un momento, il pastore disse: «La chiesa pagherà il resto del viaggio. Farai il viaggio missionario!».

La giovane era in lacrime! Che meravigliosa e inaspettata risposta alla sua preghiera!

Mentre non sappiamo per cosa i due ragazzi usarono i loro soldi, la giovane scelse la strada generosa e stava usando i suoi soldi per gli altri. Nella nostra lezione questa settimana ci concentreremo su ciò che la Parola di Dio ci dice di fare per evitare la trappola di «osservo, voglio, prendo».

Domenica 7 gennaio

EVIDENZA

Riempire cesti d’oro con frutta avvelenata

di Bethany Sheridan, Clyde, North Carolina, U.S.A.

1 Re 21

Preso dall’autocommiserazione e dall’egoismo, Acab rifiutò di mangiare come se la sua vita dipendesse dalla vigna che aveva tentato di comprare senza successo. Come un bambino senza un giocattolo desiderato, il suo orgoglio ferito portò alla violazione di un comandamento. Potremmo facilmente dare la colpa di tutto a sua moglie, l’intelligente Izebel che cercava sempre il piacere, ma in ogni caso chi sono questi esseri umani immaturi e furiosi nella Bibbia?

La storia di Israele è una linea di picchi miracolosi e valli devastanti. A questo punto nella storia, l’eternamente ricordato re Davide è assente dalla scena da circa 135 anni. Giuda è divisa in una regione meridionale governata dai discendenti di Salomone, mentre la parte settentrionale viene corrotta da governanti malvagi. Basta dare uno sguardo alla storia qui sopra per capire velocemente perché re Acab sia noto come il re più iniquo di tutti (1 Re 16:30)! Era un uomo codardo, accondiscendente e immorale. Sposando la figlia di un re Fenicio, accolse il morbo devastante dell’adorazione di Baal e della stregoneria. Fu una delle peggiori decisioni note al popolo di Dio. Presto furono eretti templi, tenute orge, sacrifici umani e altri costumi indicibili dell’adorazione pagana. Sotto la vendetta di Izebel e il marchio di Acab, i profeti furono sottoposti a un’intensa persecuzione. Perfino Elia era così sopraffatto dalla pressione che chiese al Dio della vita di dargli la morte (1 Re 19:4)!

La radice di tutti i mali è l’avidità, l’amore di ottenere di più (1 Timoteo 6:10). Non amiamo il denaro per la sua sostanza; se fosse così, ameremmo l’albero da cui è venuto. Piuttosto, amiamo il potere e il controllo che il denaro simbolizza. Guardati intorno; funziona ad autogratificazione. Che lo ammettiamo o no, lottiamo contro la battaglia dell’io. La storia della vigna di Nabot potrebbe sembrare drammatica e poco vicina a noi; non è spesso che si sentono casi di omicidio per un giardino. Invece, sentiamo di buste delle decime vuote, partecipazione scarsa della chiesa, e cristiani indifferenti. A volte, teniamo in considerazione più alta ciò che vediamo rispetto a ciò che non vediamo.

Izebel e Acab adoravano idoli di pietra e altri idoli invisibili agli occhi. E tu, hai degli idoli che ti condizionano? Forse le asserzioni di stile, i media, la reputazione, oggetti materiali, le relazioni, il tempo? Dio vede, sa tutto e ci ama ancora. In risposta alla sua grazia salvifica, ci chiede di prendere parte al suo carattere e nel suo piano:: «Così ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio» (1 Corinzi 4:1). Non perdiamoci questa verità semplice ma profonda. Abbiamo già accesso al tesoro di Dio. Serbiamo i misteri del Creatore. Che non si possa mai dire di noi, «si sono persi l’albero della vita mentre coglievano i frutti delle vigne terrene».

Rispondi

  1. Quali sono alcuni passaggi che ci offrono un «controllo» spirituale per assicurarci che non stiamo cadendo nella tragedia della chiesa di Laodicea?
  2. Come possiamo avvicinarci ai fratelli cristiani che stanno cadendo nella fossa dei tesori terreni e della ricerca dei piaceri empi? Come li aiutiamo senza far loro del male?

Lunedì 8 gennaio

LOGOS

Volere di più

di Amanda Ernst, Hickory, North Carolina, U.S.A.

Genesi 3:1-6; Matteo 6:33; 2 Corinzi 8:3; 2 Timoteo 3:1-4

Un retaggio di avidità (1 Re 21)

Racconti di avidità ed egoismo sono tragicamente intessuti nella storia della Bibbia. Re Acab, un re d’Israele notoriamente malvagio, vede una vigna che vuole, e quando il proprietario non la vende, si mette a fare dei capricci degni di un bambino di due anni. Era il re d’Israele. Immagina la ricchezza e i tesori che erano già suoi. Ma mette il broncio come un bambino viziato perché non poteva avere una vigna in particolare. Questo non è neanche il primo racconto biblico di avidità. Satana fu il primo, volendo esaltarsi al di sopra di Dio (Isaia 14:12-15). Poi abbiamo Eva nel giardino dell’Eden (Genesi 3:1-6) e Acan a Gerico (Giosuè 7:20-22). Nel Nuovo Testamento, abbiamo Giuda (Matt. 26:14-16) e Anania e Saffira (Atti 5:1-10). Ogni storia condivide un filo comune: l’avidità; ogni storia condivide una conclusione comune: la morte.

 

La storia si ripete (1 Corinzi 10:13)

Purtroppo, il tema di cadere nella trappola di Satana «dell’avidità» percorre la Bibbia e si spinge ben oltre, infatti siamo avvisati che negli ultimi giorni della storia della terra, «gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro» (2 Timoteo 3:2, 3). Oggi non siamo immuni a questa tentazione, anzi. Il contesto potrebbe essere nuovo, ma la storia è la stessa. «Nessuna tentazione vi ha colti, che non sia stata umana» (1 Corinzi 10:13). Sia lodato il Signore che fornisce sempre una via d’uscita dalle trappole del diavolo!

La via per eccellenza (2 Corinzi 8:9)

«Voi, però, desiderate ardentemente i doni maggiori! Ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza» (1 Corinzi 12:31). Mostrarci una via migliore fu esattamente ciò che Gesù fece quando venne a vivere su questa terra. Fu disposto a farsi povero (2 Corinzi 8:9) per noi. Che differenza quando si paragona alle vite degli altri personaggi biblici! Non solo Gesù era disposto a vivere in povertà, dimostrò come resistere alla tentazione. Gesù era nel deserto, affamato, quando il diavolo venne a tentarlo (Matteo 4:1-11). Le tentazioni moderne non sono poi così diverse. Il diavolo ha avuto molto tempo per studiare la natura umana caduta. Sa quando siamo più deboli. Ma Dio è molto più forte del diavolo. Gesù ci ha mostrato esattamente come rispondere: «Sta scritto». Gesù conosceva le Scritture a memoria e passava molto tempo in preghiera. Solo quando siamo connessi a Dio, attraverso il nostro studio della Bibbia e la preghiera, possiamo trovare la «via d’uscirne» (1 Corinzi 10:13) che Dio ci dà sempre.

Concentrati sull’eternità (2 Corinzi 4:18)

A volte, le tentazioni che affrontiamo non sono dirette. Nella parabola del seminatore (Matteo 13:3-7), i semi che caddero fra le spine all’inizio sembravano buoni. Non furono mangiati sulla strada. Avevano terreno buono, non roccioso. Come la maggior parte delle erbacce, i cespugli di spine senza dubbio sembravano piccoli e innocui all’inizio, ma crebbero fino a soffocare le piante buone. Quando i discepoli di Gesù chiesero il significato della storia, lui lo spiegò chiaramente: il terreno spinoso rappresenta le persone che hanno sentito il messaggio, «poi le ansiose preoccupazioni mondane e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola, che rimane infruttuosa» (Matteo 13:22). È facilissimo lasciare che le cose materiali prendano il controllo della nostra vita. Perdiamo di vista il fatto che questa vita è temporanea.

Paolo ci ricorda che le cose «che non si vedono sono eterne» (2 Corinzi 4:18). I media ci bombardano con l’idea che comprare questo ti renderà felice, che quell’esperienza eccitante ti porterà appagamento. In una cultura che guarda ovunque tranne che a Dio per colmare i propri bisogni, è facile che le cose spirituali siano soffocate e dimenticate. C. S. Lewis scrisse: «Tutta la nostra educazione tende a volgere la nostra mente a questo mondo».[1] Certo, siamo stati progettati per desiderare cose buone e creati per apprezzare la bellezza, ma dobbiamo ricordare che questo mondo non ci soddisferà mai veramente. «Se trovo in me stesso un desiderio che nessuna esperienza di questo mondo può soddisfare, la spiegazione più probabile è che io sia stato creato per un altro mondo».[2] Non siamo stati creati per essere appagati dalle cose di questo mondo. Neanche avere le cose migliori o più denaro riuscirà a soddisfarci veramente. Ricorda che ciò che Dio ha promesso è molto meglio di qualsiasi cosa questo mondo possa offrire.

Dare vs. ottenere (2 Corinzi 8:1-7)

Dio vuole più per i suoi figli che semplicemente fuggire dalle tentazioni del materialismo. Vuole che viviamo la vera gioia. Nel libro degli Atti, Luca scrive di «ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”» (Atti 20:35). L’avidità e la vera generosità non possono coesistere. In Macedonia, le chiese stavano soffrendo. Sembrava che fossero gli ultimi disposti a dare. Ma, con la grazia di Dio all’opera nella loro vita, non solo davano; davano più di quanto potessero permettersi. Erano bramosi di dare, anche se loro stessi vivevano in estrema povertà. Che esempio magnifico della potenza di Dio nel cambiare i cuori umani! Come Gesù, presentano un forte contrasto ai molti avvertimenti contro l’avidità. Solo Cristo all’opera nel loro cuore può aver fatto una tale differenza, e solo Cristo nel nostro cuore può sradicare l’avidità e sostituirla con la vera generosità.

Rispondi

  1. In che modo si manifestano avidità ed egoismo nel tuo circondario?
  2. Hai mai agito in modo simile a quello del re Acab? E alle chiese della Macedonia? Cosa c’era di diverso nelle due situazioni?
  3. In quali modi è possibile che Dio ti stia chiamando a donare più generosamente?

[1] C. S. Lewis, Mere Christianity, HarperCollins, New York, 2015, p. 135

[2] Ibid., p. 136

Martedì 9 gennaio

TESTIMONIANZA

Il peccato di frode

di Hadassah Eckright, Caldwell, Idaho, U.S.A.

2 Pietro 1:5-9

«È lo spirito di avidità che conduce gli uomini a trattenere per le proprie gratificazioni ciò che giustamente appartiene a Dio. Questo spirito offende il Signore. Per questo motivo Dio rimproverò severamente il suo popolo, dicendo: “L’uomo dev’egli derubare Iddio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: In che t’abbiam noi derubato? Nelle decime e nelle offerte. Voi siete colpiti di maledizione, perché mi derubate, voi, tutta quanta la nazione!” Malachia 3:8,9 (Luzzi)».[1]

«Nel caso di Anania e Saffira, il peccato di frode contro Dio fu rapidamente punito. Lo stesso peccato fu spesso ripetuto nella storia seguente della chiesa, ed è commesso da molti nei nostri giorni. Ma, sebbene questo peccato non sia ora punito con la visibile manifestazione dell’ira divina, esso non è meno odioso a Dio di quanto lo fosse ai tempi degli apostoli. L’avvertimento è stato dato, Dio ha chiaramente manifestato il suo disprezzo per questo peccato. E tutti coloro che cedono all’ipocrisia e all’avarizia siano certi che stanno distruggendo le proprie anime».[2]

Per contro: «Fu lo Spirito che con il suo influsso rese i credenti così generosi. I convertiti al Vangelo erano “d’un sol cuore e d’un’anima sola”. Atti 4:32 (Luzzi). Tutti avevano un comune interesse: il successo della missione a loro affidata; non c’era posto per l’avarizia nei loro cuori. L’amore per i fratelli e per la causa che avevano abbracciato era più grande dell’amore per il denaro e per la proprietà. Le loro azioni testimoniavano che davano più valore alle anime che alle ricchezze terrene».[3]

«Lo spirito di generosità è lo spirito del cielo. Questo spirito trova la sua più alta manifestazione nel sacrificio di Cristo sulla croce. Fu per amor nostro che il Padre diede il suo unigenito Figlio; e Cristo, dopo aver rinunciato a tutto quello che aveva, diede se stesso, affinché l’uomo potesse essere salvato. La croce del Calvario dovrebbe suscitare la benevolenza di ogni seguace del Salvatore. Il principio illustrato dalla croce è quello del dono. “Chi dice di dimorare in lui, deve, nel modo ch’egli camminò, camminare anch’esso”. 1 Giovanni 2:6 (Luzzi)».[4]

Rispondi

  1. Cosa faceva la chiesa, ai tempi della Bibbia, per impedire che l’avidità entrasse nella chiesa? Cosa possiamo fare oggi?
  2. Descrivi la generosità che è il risultato dell’influsso dello Spirito del cielo.
  3. Discuti i passi che servono per andare da un cuore avido a un cuore pieno della generosità dello Spirito del cielo.

[1] Ellen G. White, Gli uomini che vinsero un impero, p. 213

[2] Ibid., p. 48

[3] Ibid., p. 45

[4] Ibid., p. 213

Mercoledì 10 gennaio

COME FARE

Gesù cosa farebbe?

di Karen Pires, Pendleton, South Carolina, U.S.A.

Isaia 56:11; 2 Corinzi 8:9

Il modo in cui ci comportiamo può dire un po’ di quello che abbiamo nel cuore. Secondo John Whitmore, «…potete vivere in uno stato di bisogno, uno stato di avidità o uno stato di libertà. Questi tre livelli sono anche chiamati dipendenza, indipendenza e interdipendenza».[1]

Il bisogno (dipendenza) è non prendersi la responsabilità delle nostre azioni. Un bambino piccolo è un esempio di bisogno. Hanno bisogno di cibo e riparo e dipendono dai loro genitori per quei bisogni. Giuda Iscariota non si prese la responsabilità delle sue azioni quando tradì Gesù (Matteo 26:14-16). Il bisogno negli adulti potrebbe essere visto quando una persona supera il limite di velocità e poi litiga con il vigile per la multa, o quando una persona non pianifica le spese, ma spende troppo.

L’avidità (indipendenza) è voler fare a modo proprio, fare attenzione ai propri interessi o avere come unico compito il prendersi cura di sé stessi e della propria famiglia. L’avidità è volere l’ultima moda, l’ultimo dispositivo elettronico o il maggior numero di oggetti ai saldi. È comprare cose per colpire gli altri. È cercare sempre di ricavare profitto (Isaia 56:11). È essere attaccati alle cose invece che essere attaccati a Dio.

La libertà (interdipendenza) è fare attenzione agli interessi personali e anche a quelli degli altri. È mettere gli altri prima di sé stessi. È vivere lo stile di vita di un amministratore fedele che è incentrato attorno al servizio di Dio. Gesù ci ha dato un esempio di questa libertà. Anche se possedeva tutto, «si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi» (2 Corinzi 8:9).

La libertà è prendere tutte le nostre decisioni basandoci sulla domanda: «Gesù cosa farebbe?» Quando pensiamo a dove andare il nostro giorno libero, o a quante attività extracurricolari iscrivere i nostri figli, o il costo di ristrutturare il salotto, dovremmo chiederci se questi piani fanno parte della volontà di Dio per la nostra vita.

«Gesù vuole che facciamo di lui il Signore della nostra vita perché è l’unico modo in cui saremo salvati dall’incubo permanente della nostra avidità. Senza un Dio amorevole da servire, abbiamo due scelte: combattere per i trofei del mondo o essere schiacciati dalla folla di persone che li vogliono. Se ci diamo a Gesù e rinunciamo alla disperata battaglia dell’avidità, potremmo essere maltrattati dall’avidità degli altri, ma non sarà ciò che ci distingue. Invece saremo in grado di dare un nome alla sofferenza che affrontiamo come qualcosa che abbiamo sofferto con Cristo, che era l’opposto dell’avidità a tal punto che si lasciò crocifiggere così che potessimo formare un corpo di persone la cui fiducia in lui ci ha salvati dall’inutile corsa dell’avidità». [2]

Rispondi

  1. Come posso cambiare la direzione della mia vita dall’essere egocentrico a essere incentrato su Dio?
  2. Un cristiano dovrebbe lasciare che una persona avida e ostinata «lo calpesti»? Descrivi come un cristiano dovrebbe reagire a una persona avida.

[1] David Ducheyne, «Greedom or Freed (about Greed and Freedom)», al 17 ottobre 2016, su http://www.hrchitects.net/freedom-greed/

[2] Morgan Guyton, «Greed: Where do you draw the line?» al 17 ottobre 2016, su http://www.patheos.com/blogs/mercynotsacrifice/2011/05/16/greed-where-do-you-draw-the-line/

Giovedì 11 gennaio

OPINIONE

Usare i nostri frutti individuali

di Ron Reese, Clyde, North Carolina, U.S.A.

Galati 5:22-25

Fin da quando la maggior parte di noi eravamo abbastanza giovani, abbiamo imparato che i frutti dello Spirito sono amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo. Alcuni di noi possono anche elencarli senza guardare. Detto questo, cosa sono questi attributi? Come li otteniamo? E come possiamo usarli?

Primo, per ricevere queste caratteristiche, faremmo bene a chiedere a Dio di darci il suo Spirito Santo. Questa non è una singola petizione. Ogni mattina dobbiamo chiedergli di riempirci con il suo Spirito. Inizialmente, potremmo notare che alcuni o tutti i nostri frutti sono piccoli e acerbi. Non sono maturi. Piuttosto che scoraggiarci, dobbiamo continuare a pregare che Dio venga in noi.

Usiamo questi frutti per fare la volontà di Dio o veniamo usati perché abbiamo quelle qualità? Come il frutto che è dolce, ti sei mai accorto che ci sono persone che naturalmente colano dolcezza? Non sono necessariamente le parole che usano. È il modo in cui usano le loro parole, insieme con il modo di fare e le azioni.

Hai mai paragonato il tuo frutto con quello di altri e ti sei scoraggiato? Non c’è bisogno di demoralizzarsi. Stai crescendo un frutteto. Con il tempo e la preghiera, il tuo frutto diventerà più dolce e maturerà. Ma per farlo, deve essere usato.

Usa il tuo amore per Dio, la gioia di Gesù, la tua pace con le persone, e la tua pazienza che stai sviluppando come dovrebbe fare un buon curatore. Con l’aiuto di Dio, sii gentile e buono con gli altri. Con la forza dello Spirito Santo, sii fedele a Dio e mosso da uno spirito mansueto di autocontrollo.

Pensiamo ai frutti commestibili per un momento. Ci sono più di 7.500 varietà di mele conosciute oggi. Ognuna ha le sue qualità particolari. Le deliziose mele rosse sono buone mangiate fresche, ma non sono le migliori per fare le torte. D’altra parte, una Granny Smith, anche se è un po’ aspra, fa una buonissima torta di mele. Per fare il succo di mela, una mela Fuji, che è ottima da mangiare cruda, non è la prima scelta. Una Gala sarebbe molto meglio.

Potremmo non essere la scelta migliore in ogni situazione, ma Dio ci ha dato i doni e i frutti che stanno crescendo con la potenza del suo Spirito e ci sta aiutando a diventare amministratori spirituali dove ne ha bisogno e dove ci conduce.

Rispondi

  1. In che modo i frutti e i talenti si assomigliano?
  2. In che modo i frutti e i talenti sono diversi?
  3. Quali frutti ti sembrano difficili?
  4. Quali sono dei modi in cui potresti affrontare questo dilemma?

Venerdì 12 gennaio

ESPLORAZIONE

Gratificazione limitata vs. appagamento duraturo

di Sharon Pallat, Bangalore, Karnataka, India

1 Giovanni 2:15-17

CONCLUSIONE

Il mondo ha nutrito la nostra mente con il pensiero ingannevole che ciò che abbiamo e il nostro aspetto non siano abbastanza buoni e che ci sia sempre qualcosa o qualcuno di meglio, facendoci sentire insoddisfatti (Giovanni 6:35). Tutte le cose di questo mondo sono temporanee, e seguire questi desideri può solo darci una felicità transitoria, che velocemente finisce. Quindi fissiamo la nostra mente sulle cose che sono permanenti e che non possono mai farci sentire insoddisfatti. «Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra» (Colossesi 3:1-2).

PROVA A

  • Fare una ricerca sul tema dell’avidità e riassumila in punti; pensa se questa tocca anche la tua vita.
  • Visitare realtà disagiate per vedere come alcuni si vivono con poco o con meno del  necessario.
  • Elencare i desideri del tuo cuore: quali sono temporanei e quali sono permanenti?
  • Parlare con qualche senzatetto e scoprire come sopravvive.
  • Osservare il tuo vicinato; c’è qualcuno che fatica ad arrivare a fine mese? Potresti compiere un gesto d’incoraggiamento in suo favore?
  • Imparare a memoria Luca 12:15.
  • Pregare e chiedere a Dio la convinzione in quest’area e aiuto nell’essere uno strumento di cui si possa servire per vincere le persone per il suo regno.

CONSULTA

  • 1 Timoteo 6:7-10; Luca 12:13–21
  • Ellen G. White, Le parabole, capitolo 2: «Il seminatore uscì a seminare».
  • Ellen G. White, Testimonies for the church, vol. 1, p. 172.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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